Monza morto Cartolari, politico gentiluomo

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Monza morto Cartolari, il “Lino” per gli amici se ne è andato in una mattina grigia e cupa. Una vita all’ombra della basilica millenaria cui per decenni ha tenuto i conti. Quelli veri. Con monsignor Leopoldino Gariboldi il Lino faceva coppia fissa. Nel senso che il primo si occupava di cose spirituali e di anime (si fa per dire…). Il secondo di quelle venali. Terrene. Lui sapeva dove bussare e quando il portone non si apriva era lui che copriva di tasca propria. Non ha mai voluto si sapesse mentre era in vita. I conti del Duomo erano sempre in rosso quando arrivavano sulla sua scrivania. E lui da buon cattolico fervente li faceva sempre uscire in nero. Come la tonaca di monsignore. Democristiano fino al midollo. Andreottiano d’acciaio. Un’allergia al rosso dei conti lo abbiamo già detto, ma anche alla parte politica che di quel colore è il simbolo. Questo non gli impediva di guardare il derby sul divano dell’ex limonaia di San Gerardo dei Tintori trasformata in residenza “stupenda” con Roberto Scanagatti esponente del Pd dopo e del Pci prima. Con loro inseparabile compagno (si fa per dire) Marco Mariani della Lega. E qualche volta pure il salto a San Siro. Gli dicevo che lui l’Inter non doveva vederlo più perchè portava sfiga. Infatti a quell’epoca perdeva sempre.

Monza morto Cartolari il “gentilhomme” della politica

Vederlo incazzato era impossibile. Anche nei momenti più bui. Sempre la battuta pronta, il sorriso fendente e quell’andatura da abate che lo caratterizzava. In gioventù politica era stato seguace di Andreotti incrociando il fioretto con Luigi Baruffi. Il maestro di scuola elementare di Vedano al Lambro diventato sottosegretario all’Istruzione in uno degli innumerevoli governi dell’immarcescibile numero uno della politica di allora. Poi dopo Tangentopoli che aveva distrutto il suo sogno di una Dc bianca e linda come era lui, si era buttato nell’Udc. Poi dopo questa parentesi solo affari (era titolare di alcuni brevetti farmaceutici) e sempre il Duomo bisognoso di soldi. Aveva anche la passione per la pesca. Ogni tanto spariva per andare in Scozia a cercar salmoni. Era la sua valvola di sfogo.

L’aneddoto

Una volta, 25 anni fa, mi chiese di aiutarlo a stendere un comunicato stampa. Poche righe che non ricordo nemmeno più. Pochi minuti e il pezzo di carta era nelle sue mani. “Quanto ti devo per il disturbo?” Chiese serafico dando per scontata la domanda. Al mio rifiuto ci rimase male. “Non farai carriera se lavori gratis”. Aveva ragione. Salvo poi recapitarmi tramite un corriere un paio di bottiglie di olio di Brisighella. Lino era così. Generoso e silente. Monza perde uno della vecchia guardia. Quella che si schiera a quadrato attorno all’imperatore obbedendo ad un codice cavalleresco sparito da tempo nell’agone politico.

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