Monza il camerata Piffer e il buco nella stanza, Pilotto il pretino mancato sindaco degli oratori

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Monza il camerata Piffer e il buco nella stanza. O meglio nell’acqua. Il pretino mancato che si è scoperto sindaco. Guardare la partita elettorale di Monza appena conclusa è come osservare un prisma. Ciascuno ci vede quello che vuole. Il sacco rosso (inteso non come politico). I “badogliani del voto” traditori delle urne. L’arroganza del vincitore reo di cantare “Bella Ciao”. La mancata presa di coscienza degli sconfitti che combattono ancora nella Berlino ridotta in macerie dal voto. Il mutismo, la rassegnazione, i veleni, la squadra che non c’è stata. Il sistema elettorale “refugium pecatorum” degli sconfitti. Berlusconi che fa battute da caserma sulle donne monzesi ed irrita. E tante altre cose. Convenienti o meno a seconda del lato del prima che si guarda o a seconda del tavolino del bar scelto per l’aperitivo d’ordinanza.

All’ombra dei cipressi e dentro l’urne

Se volete potete cambiare il titolo con: all’ombra dei cipressi e dentro l’urne. Così tanto per citare il Foscolo e dare un tocco di classe ad un articolo che non lo potrebbe sembrare a prima vista. Ma così è troppo elitario come certe partite a padel a Monza. Risultati e numeri, cui sono allergico da sempre, leggeteli altrove. Non mi appassionano. Anche se rappresentano la realtà. Dario Allevi ha perso perchè 3.500 elettori (quasi) che lo avevano scelto al primo turno sono andati al mare. E Paolo Pilotto ne ha convinti 500 a votare per lui in due settimane. Che è successo dalle parti della città che è di Teodolinda, di Gaetano Bresci, la mia, ma non di Sant’Ambrogio che anzi ci ha regalato la sua maledizione?

Pilotto, il sindaco degli oratori

Premessa. Paolo Pilotto, il pretino mancato, insegnante di religione al pregiatissimo Liceo Classico Bartolemeo Zucchi (dove ho studiato), è stato bravo. Ma non avevo dubbi. Persino nella compilazione del curriculum. Mai sottolineando se non costretto, la sua materia di docenza. A sinistra non si sa mai come si va a finire quando si parla di acqua santa. Ma la sua fede cattolica non è mai stata in discussione. È degno rappresentante di quel mondo monzese che molti davano per morto e sepolto, ma che domenica è resuscitato e che vive negli oratori e nelle parrocchie di frontiera della terza città della Lombardia. Mai una parola fuoriposto nella sua militanza politica. Solo durante l’accesa discussione sull’approvazione del Centro commerciale lo vidi alterato. Si fa per dire. Sembrava allora (22 anni fa) Maurizio Crozza che imitava Montezemolo incazzato. Ha fatto una campagna negli oratori monzesi trasformati in estate in “parcheggio” a poco prezzo dopo la fine della scuola. Ha scelto come colore lo stesso arancione che la Diocesi aveva scelto quest’anno per le magliette dei ragazzi. Insomma una furbata e ha preso i voti.

Monza il camerata Piffer, l’altra faccia di Monza

Paolo Piffer, civicamente parlando, non è un cattivo ragazzo. E se vogliamo vedere nemmeno un opportunista come è stato dipinto dalla sinistra nostrana. Dagli ultras della tastiera arancione. Però tra i difetti che gli riconosco c’è quello di giocare a padel. E pure male. Su questi campi e sui banchi del Consiglio è nato l’accordo che ha portato più polemiche che voti al centrodestra. Costringendo molti a difendere l’indifendibile se rapportato al sindaco degli oratori Pilotto. In molti sono caduti nel buco della stanza. Il centrodestra è stato costretto a scendere in campo in una battaglia di retroguardia non sua. Affidata ad esponenti che per cinque anni hanno considerato Piffer come il titolo del miglior romanzo di Fëdor Dostoevskij che non è “il giocatore”… E si vedeva. Il tentativo estremo di difendere l’indifendibile dalla veemenza degli insulti che al povero Piffer arrivavano da più parti non era convincente. E te credo, direbbero a Roma. Lui è stato tenuto nascosto nelle due ultime settimane come se si vergognassero. Un figlio illegittimo “bastardo” di quella destra che voleva vincere a tutti i costi, ma non si doveva sapere.

Il Pifferaio magico

Sempre civicamente parlando, cioè con garbo, il suo era uno scatolone vuoto che nel corso degli anni il ragazzo pieno di tante cose (capacità indubbio), ma soprattutto di sé stesso, ha riempito di volta in volta con tutto quello che poteva metterci dentro. Il centrodestra lo ha rincorso e si è comportato come quelli “furbi” che acquistano dai napoletani la telecamera a prezzi stracciati nel parcheggio dell’Autogrill. Pensano di avere fatto l’affare e dentro la scatola ci trovano un mattone. Questo giro Piffer è stato impeccabile. Almeno sino al primo turno. Dentro la sua scatola ci ha messo tanto e di tutto. I voti dei Cinque Stelle orfani del simbolo (nel 2017 avevano preso più dell’8 %), i radicali, Europa+, alcuni pezzi di sinistra estrema che considerano il Pd troppo a destra. Un’accozzaglia arcobaleno (absit iniuria verbis) attratta dalle sue proposte come la stanza del buco, che poi altro non si è rivelato che l’ennesimo buco nell’acqua. Le battaglie sacrosante sulla comunità Lgtb o come si scrive, il gay pride, un po’ di dirette video dove sempre lui era protagonista affabulatore. Che dovevano fare i cattolici alla Pierfranco Maffè, alla Stefano Carugo, ai semplici militanti della messa della domenica se non andare al mare? Rischiare la scomunica?

Monza il camerata Piffer dalla stanza del buco a quello nell’acqua

Piffer al secondo turno dopo la scelta di apparentarsi con un mondo che non è il suo cosa ha portato a destra (si può ancora usare questa parola o qualcuno si offende)? Poco più che se stesso. Perchè nemmeno lui sapeva esattamente cosa sarebbe finito nello scatolone “Civicamente”. Si è seduto al tavolo delle trattative proponendosi come un abile giocatore di poker. I cattivi dicono per lo stipendio. Non credo solo per quello. Quelli meno feroci come me, sostengono perchè si era “rotto i coglioni” di parlare altri cinque anni nel nulla. Un po’ come San Giovanni nel deserto senza essere ascoltato. Il padel di cui è appassionato ha fatto il resto. Puntando su un “All In” (tutto in una mano) ha perso la partita. Oltre che la faccia. Ma il ragazzo è bravo. Lo volle conoscere persino Berlusconi qualche anno fa invitandolo ad Arcore per un pranzo o cena non elegante…non ricordo. L’opposizione è il suo ruolo e quelli di Forza Italia se li mangia tutti. E poi ha anche amici sinceri. Non quelli che lo paragonavano al romanzo di Fëdor Dostoevskij cerchi vicino a se stesso e non nelle stanze del potere che sono peggio di quelle del buco… Li ascolti

marco pirola

P.S.

Monza il camerata Piffer non sarà il primo articolo sul voto di Monza ne ho in canna altri. Se avrete voglia di leggerli seguitemi. Altrimenti me ne farò una ragione e finiranno da qualche parte nel web o nel cesso. Nel qual caso ricordatevi di tirare la corda… grazie

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