Monza elezioni regionali: colpo di scena

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Monza elezioni regionali inizio con il botto. Da “io sono Giorgia” a “io sono…Rosario”, insomma un tiro…Mancino. Non è un libro, nemmeno un film. infatti più che un rosario è un Calvario per il protagonista tra i più quotati in Brianza per l’elezione al Pirellone. E’ quanto accaduto ieri pomeriggio a Monza. A poche ore dalla scadenza del deposito delle liste per il voto di domenica 12 e lunedì 13 febbraio previsto per le 12 di sabato, il primo verdetto. Escluso dalla lista di Fratelli d’Italia Rosario Mancino, pezzo da 90 del partito di Giorgia Meloni e tra i favoriti per l’elezione. Motivi di incandidabilità. Una condanna passata in giudicato nel 2018 che è motivo di esclusione per una legge regionale della Lombardia. Ecco. Se volete accontentarvi finite di leggere qui l’articolo. Quando ieri (sabato) alle 19 mi hanno chiamato, devo confessare, che mi è venuto da ridere. Sbagliavo. C’è da piangere per la superficialità con cui è stata gestita la vicenda. E questo voleva andare al Pirellone. Nelle sue intenzioni sue e dei suoi sponsor pure era quotato per fare l’assessore.

Monza elezioni regionali il tiro al…Mancino

Rosario Mancino è un bravo ragazzo, ma ogni tanto ne combina qualcuna delle sue. Vicenda dei tamponi compresa… Pensa di essere Superman che tutto può in un partito come Fdi con il vento in poppa, nella realtà è ben altro. Una sorta di Charlie Brown che dalla collinetta del campo da baseball delle vignette di inventate da Schulz, guarda ogni volta sconsolato la palla senza mai segnare un punto. Tutto risale al giugno del 2016, alle elezioni comunali di Vimercate. La Commissione circondariale preposta per la verifica dei requisiti esclude la lista di Fratelli d’Italia perchè riscontra gravi irregolarità nella compilazione della lista di Giorgia Meloni. Doppie firme in comune con un’altra Civica in cui era candidato un vecchio camerata doc come Firmo Moreno. C’è anche altro dettato probabilmente dalla fretta e dalla superficialità. Ma la denuncia scatta lo stesso e nel 2018 la condanna ad un anno diventa definitiva. Sembra una “cazzata” anche perchè c’è la non menzione e Mancino tiene il profilo basso sull’argomento temendo cattiva pubblcità anche se va rivestire cariche di partito importanti come responsabile provinciale di Fdi.

Mancino un autentico Rosario

Però Mancino, da sempre uomo di partito, nell’ultimo anno preme. Sempre alla ricerca di una collocazione che gli consentisse di fare politica senza lavorare più di tanto, a settembre viene candidato alle politiche. La legge nazionale sull’incandidabilità ha “maglie larghe”. Prevede l’esclusione dalle liste per una condanna di minimo due anni. Quella regionale lombarda è più restrittiva, un anno solo. Tombola. Mancino fa Mancino. Ossia finta di niente e per questo giro delle regionali prova. Con quell’aria da compagno del banco di mezzo alle elementari che incontri dopo anni e non ti ricordi mai il nome. Si presenta. Firma l’accettazione della candidatura con un’autocertificazione in cui si sostiene che non sussistono motivi di incandidabilità. Ma l’incandidabilità c’è. Eccome. La legge l’hanno approvata i suoi sodali in Regione anni fa. Pure stavolta la Commissione preposta al controllo lo pizzica di nuovo. Risultato? Fuori dalla lista e a casa. Lui è costretto “per cause indipendenti dalla sua volontà” scrive in un post, ad annullare un evento previsto per oggi (domenica) senza specificare il vero motivo. A nostra precisa domanda non risponde. Ci sarebbe da ridere se con ci fossero di mezzo le Istituzioni. Titoli di coda. Applausi per la cazzata. Sipario. Anzi comperate i popcorn che comincia il film…

Marco Pirola

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