Monza colpo di grazia e i furbetti del filmino

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Monza colpo di grazia, ma anche graziella e grazie al cazzo. Nel palazzo popolare dove sono cresciuto alla periferia di Lissone l’intercalare andava molto di moda negli anni Settanta quando si voleva sottolineare una fine scontata partita da un presupposto pure scontato. Banale. Se vi ha disturbato la frase volgare fermatevi qui. Me ne farò una ragione. Andate altrove. Staremo più larghi. In questo caso colpo di grazia è il film. Graziella la bicicletta un po’ datata rigida e raffazzonata a cui assomiglia il cortometraggio. E grazie al cazzo è la querela arrivata per cui si lamentano i cinematografari di via Boccaccio e dintorni.

Monza colpo di grazia… ricevuta

L’idea mi era parsa “interessante”. Quasi intrigante. Il trailer immesso abbondantemente nella rete, lasciava presagire non solo ad una storia con contenuti, ma anche un nuovo modo di far politica. Satira. Un superamento dei network tradizionali. Un taglio professionale insomma che si è perso nel resto del racconto. Vedo, non vedo. Dico, non dico, faccio capire. Come certi pettegolezzi di portineria sussurrati all’orecchio mentre la vicina di casa entra dal palazzo signorile. Che nel caso del filmino era quello comunale. Inglese usato a piene mani con i sottotitoli per dare un tocco di internazionalità. Curiosità certo, ma anche voglia di andare a vedere le carte. Una serie di puntate “inframuscolo” che nelle intenzioni degli autori avrebbero dovutoiniettare adrenalina nella città che fu di Teodolinda, ma anche di Gaetano Bresci.

Monza colpo di grazia in tutti i sensi

Poi, arrivato all’ottava puntata, sono arrivato a rimpiangere Sanremo e le gaffe di Orietta Berti su Ermal Metal e il duetto con i naziskin vincitori della manifestazione canora. Ed allora mi è venuto in mente il commento del ragionier Fantozzi alla corazzata Potemkin: “una cagata pazzesca”. La regista spacciata per svedese, più che ad Ingmar Bergam assomiglia a Barbara D’Urso che intervista Zingaretti. Se questo era l’intento, ci sono riusciti. Per il resto poco o nulla. A cominciare dagli errori commessi. Anzi l’errore per eccellenza.

Ogni riferimento a persone è puramente casuale e casualmente voluto

Chiunque mastica di cinema (e non è il mio caso) o semplicemente guarda un film o ancora ha avuto a che fare con l’ambiente per lavoro, sa una cosa. E nemmeno bisogna essere dei legulei esperti di codici e codicilli. Che la formuletta messa all’inizio di ogni puntata sul riferimento a personaggi o cose contenute nel cortometraggio è puramente casuale non salva dalle querele. E questo può essere opinabile davanti ad un giudice. Non lo è in questo caso perchè gli autori della “bravata” per pubblicizzare l’evento hanno pubblicato un manifesto dove espressamente sono contenuti i nomi e cognomi di sindaco e assessore. Salvo poi a ritirarlo da Facebook resisi conto della cazzata. Alla faccia del riferimento “puramente casuale”. Più che un corso di cinema dovrebbero farne uno di diritto. Su internet se ne trovano di decenti.

La puntata finale tra satira e farsa

Questa la girerà il magistrato. Le indagini della Polizia Postale hanno portato all’identificazione di due persone coinvolte con il blocco del dominio sul web. Dominio acquistato sul mercato libero il 20 dicembre dello scorso anno. Ora l’intera “soap opera” della regista svedese è visibile solo su Facebook. L’ultima puntata la scriverà sicuramente il magistrato. E magari cambierà il titolo in “Anche gli antagonisti piangono…”. Pop corn, patatine e coca cola all’ingresso. Stavolta si ride…

marco pirola

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