urbanistica monza ciminiera

Feltrificio Scotti: La commissione paesaggistica fa un bel “regalo” all’ex sindaco Faglia

Urbanistica Monza, la marcia in più dell’architetto radical chic Michele Faglia? La retro. Ci ha abituato, anche in un recente passato, ai cambi di passo improvvisi. Come quella volta che fece sparire il suo nome dal simbolo presente in Consiglio. Per carità. Coincidenza che la mutazione avvenne proprio alla vigilia della discussione di un progetto importante. Che lo interessava molto. Questione di ore… ma si sa lui è radical chic. Gli è consentito farlo visto che l’opposizione dorme sugli allori. Radical chic e in questo caso direi pure choc. Ed ora Faglia si rimangia la parola. La ciminiera di viale Battisti a Monza cadrà. Dà fastidio. Al progettista sicuramente. Ai proprietari. Peccato che proprio che il già sindaco con il pallino del verde urbano, l’avesse contrabbandata come esempio di “archeologia industriale” da conservare.

Urbanistica Monza: Il feltrificio Scotti

Sull’argomento “Feltrificio Scotti” potremmo chiedere un parere a Collodi. Non sappiamo se di mattoni se ne intendesse l’inventore di Pinocchio, ma di bugie sì. Poche righe che gridano vendetta:”La Commissione per il Paesaggio, invita i progettisti ad una audizione illustrativa dell’ipotesi di modifica al Programma Integrato d’Intervento in oggetto”. Nella seduta del 30 gennaio si è consumato il “delitto”. Parere favorevole all’abbattimento. Via libera alle richieste del privato. La vecchia ciminiera era considerata recuperabile (piano integrato d’intervento numero 19 elaborato A8). Come testimonianza storica al momento della presentazione del progetto edilizio. Ora è diventata un peso. Quindi meglio abbatterla con un conseguente risparmio di costi. Per il privato.

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Urbanistica Monza: la ciminiera

Lo studio paesaggistico presentato in Comune, a corredo del piano di intervento, parlava chiaro. Gli architetti Michele e il figlio Bernardo Faglia nell’operazione “feltrificio Scotti” operavano per il bene della città. “Regalando” a Monza pure un auditorium. Peccato che questa scatola di cemento non fosse completa. Visto che gli arredi erano a carico della collettività. Ora però hanno voluto aggiungere il carico di briscola con la ciminiera. Rimangiandosi la parola data e trovando sponda nella Commissione paesaggistica. Si leggeva. “Attualmente rimangono in condizioni di recuperabilità la ex casa d’Aste, la palazzina “Villa Azzurra” già Villa Redaelli (tre piani fuori terra) e la ciminiera di 40 metri di altezza con capannoni annessi”. Questo l’allegato del progetto in cui si leggeva “mantenimento e recupero”. Non altro. E si legge pure ora. Solo che si devono essere accorti che mettere in sicurezza una ciminiera di 40 metri non è tanto un gioco da ragazzi. Ma soprattutto che costa. Tanto. Troppo.

Urbanistica Monza: la memoria corta di Faglia

E’ lo stesso Faglia che scriveva non più tardi di un paio di anni fa. “La proposta si propone di raggiungere l’obiettivo di una integrazione con il contesto esistente mantenendo la “memoria” di luogo del lavoro che la contraddistingueva storicamente”. Ma come ora dopo tre anni hanno cambiato idea? Sì ha cambiato idea. Come del resto hanno fatto i monzesi nel 2007 mandandolo a casa…

Marco Pirola

 

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