Terremoto: solidarietà e cameratismo del BranCo

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Prime consegne ai terremotati degli aiuti raccolti a Monza dai volontari del BranCo onlus

Terremoto visto da Monza. Il quadro può assomigliare a tante cose. Come ad un viaggio all’inferno andata e ritorno. Fatto di sudore, lacrime, ma anche tanta solidarietà. Solidarietà e cameratismo. Un viaggio della speranza come quello della scorsa settimana (29 agosto) partito da Monza. Quando sono stati consegnati i primi aiuti raccolti nella sede di via Dante di BranCo comunitaria onlus. Questo articolo potrebbe chiudersi tra due righe con l’elenco dei materiali consegnati (400 scatoloni), dei monzesi coinvolti (oltre un centinaio). Delle buone intenzioni (tante). Ma non renderei il giusto omaggio a chi in questo slancio di solidarietà ci ha messo tempo, soldi, ma soprattutto l’anima. Non è giusto nei confronti dei tanti monzesi che hanno contribuito. Come quell’anziano vecchietto che si è presentato al centro di raccolta con una scatola di pannoloni. “Sa – ha detto commosso ai volontari – l’ho sottratta alla mia dotazione perché ora c’è chi ha più bisogno”. Poi ha abbracciato il ragazzo lasciando la roba sul tavolo.

Terremoto: la solidarietà

Generi alimentari, coperte, giochi per bambini. E pure quelle scatolette di tonno che una pensionata ha tolto direttamente dalla magra borsa della spesa. Una solidarietà senza età, confini e soldi. C’è pure il ristoratore monzese, camerata di vecchia data, che ha donato una fornitura d’acqua per dieci giorni. In tutto le bottiglie recapitate dal BranCo onlus grazie a lui sono state oltre 20mila. Più o meno quelle fornite dalla Protezione del Comune di Monza. Una solidarietà talmente forte emotivamente e abbondante quantitativamente che la “piccola” sede di Monza è letteralmente invasa da materiale. I ragazzi di Fausto Marchetti han dovuto per ora sospendere la raccolta. A tutti coloro che donavano (tanti) veniva fornita una ricevuta e l’impegno di inviare una mail dove si specifica la destinazione e l’uso che verrà fatto del materiale. Ragazzi e ragazze mobilitate per giorni che hanno sottratto tempo e denaro ai loro affetti per essere in sede a raccogliere e catalogare il materiale. Lo scatolone deve indicare esattamente contenuto e peso di quanto all’interno. Oltre naturalmente la quantità. Questo per agevolare le operazioni di distribuzione sul posto.

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Terremoto: il volontario Lorenzo

Monza-Ascoli e poi giù sino ad Amatrice. Quel piccolo campetto spelacchiato trasformato nell’Alcazar degli abitanti che vogliono resistere al fato e alle scosse è stato raggiunto da Lorenzo Di Tommaso. Monzese da anni, Lorenzo, molto sensibile al dramma dei profughi viste le sue origini triestine, rappresenta la vecchia guardia della destra monzese. Ma Lorenzo ha un vantaggio in più rispetto a molti. Ha avuto un padre (Bruno) che ha lasciato una traccia indelebile nel cuore dei monzesi per la sua generosità ed impegno. Non solo per le sue battaglie ambientaliste. Buon sangue non mente. Sentirlo parlare del viaggio di consegna e vederlo mi è sembrato di essere tornato indietro nel tempo. All’impegno in piazza quando Lorenzo era anima ed entusiasmo. Nell’avventura di Amatrice si è gettato a capofitto. Una seconda giovinezza per lui.

Terremoto: il passato, la consegna

Il camion prestato da un amico di Lodi. Le operazioni di carico e prima di catalogazione. la fatica del viaggio. L’arrivo al centro di raccolta di Ascoli e la notte al campo di Sant’Angelo di Amatrice tra le tende con i terremotati (circa 300). Gli abbracci con loro. I contatti con la “Confederazione delle Misericordie“, organizzazione che esiste dal 1300. L’impegno di tornare ad ottobre con altri carichi, ma soprattutto per la gestione del campo che da quella data passerà nelle loro mani. emozioni a ruota libera che non possono essere compresse in poche righe e parole.

Terremoto: il presente, il campo di Sant’Angelo

Nel campo sportivo della frazione (l’unico spazio di una certa entità presente in loco) è stato allestita la tendopoli. la club house è diventata la piazza del paese dove tutti si ritrovano. Medici, pompieri, carabinieri, ma soprattutto tanti volontari come lui. Lorenzo guarda oltre. Al superamento della prima fase dell’emergenza. Sta già lavorando con i volontari monzesi per il dopo. Un’idea che sta prendendo piede e forma. Quella di adottare un progetto per la ricostruzione. Vuoi che sia un museo da ristrutturare una chiesa da rimettere in piedi (serviranno volontari che spostano i sassi di fiume di cui sono fatte le maggior parte delle case, catalogano e sistemano). Ma anche che facciano da custodi agli edifici distrutti.

Terremoto: il futuro, le iniziative

Manodopera, manovalanza chiamatela come volete, ma è quella che servirà di più per la ricostruzione. E Monza anche in questo caso ci sarà. Così come l’idea di BranCo onlus di continuare a raccogliere e acquistare in proprio aiuti in base alle esigenze che arrivano dal territorio di Amatrice. Evitando in questo modo inutili doppioni. E pure l’acquisto di una cucina da campo trainabile. Un sogno su cui i ragazzi di via Dante stanno lavorando autotassandosi e sperando nella generosità dei monzesi. E poi da ottobre presenza fissa laggiù. Con umiltà e spirito di servizio. la politica davanti alle tragedia non c’entra nulla, occorrono braccia e quello slancio di solidarietà che non è patrimonio di nessuno se non degli uomini di buona volontà.

Marco Pirola

 

 

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