Terremoto politico: chi vince e chi perde

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Le urne hanno riservato non poche sorprese ad Arcore, Desio e Vimercate

Terremoto politico in Brianza. Dalle cinque stelle, alla stella cometa di Francesco Sartini, il perfetto sconosciuto ai più che ha sbancato la Vimercate rossa. Gli altri tutti perdenti, tutti vincitori. La massima funziona sempre quando qualcuno non ha più niente da dire o non sa che cosa dire o non può dire. Il Partito democratico si trincera dietro la riconferma di alcuni sindaci e glissa sul terremoto politico a Vimercate. Forza Italia, fatti i conti, si consola sul numero dei comuni che aveva prima del voto e quelli su cuoi può contare ora (due al posto di uno come il mottarello della pubblicità). La Lega Nord questo giro non ne ha azzeccata una se non Biassono vinta dopo una notte ai lunghi coltelli. Fratelli d’Italia ridotta al ruolo di “colf” anche da queste parti costretta a mendicare per dire di esistere.

Terremoto politico: Desio

Un aneddoto personale. Giovedì mentre in città imperversa la “porcata” (questo è il suo vero nome) fatta dalla Lega sulla vicenda della “mansarda abusiva” che poi non è tale, della senatrice Ricchiuti, ricevo una telefonata. Dall’altro capo del telefono nientemeno che lui: il cardinale nero al secolo Rosario Perri, il geometra. Non sarà più come una volta, i suoi occhi vedono sempre meno, i tubi sono finiti in soffitta o nei fascicoli del Tribunale, ma la testa sulla politica non l’ha persa. A differenza di altri. Anzi. Del resto i cardinali sono preti: sacerdos in aeterno. Due parole di rito dopo anni di silenzio per dire ancor meno concetti: “Ora parto, in questi giorni vado al mare a Laigueglia da mia figlia”. Alla vigilia del ballottaggio? Lui? Cinque parole che un tempo avrei colto al volo. Le ho capite domenica quando è arrivata la percentuale dei votanti. Sempre meno. Il candidato del centrosinistra era battibile, ma Forza Italia e Lega sono riusciti a perdere. Non ho capito se questi ultimi volessero vincere o meno. A cominciare dalla scelta di un candidato sindaco raccattato (Massimo Zanello) uno nemmeno di Desio. Del resto una collocazione dovevano pur trovargliela visto che l’ex assessore regionale era a spasso (politicamente parlando). Non contenti hanno raddoppiato. Gli accordi delle segreterie prevedevano in caso di vittoria che il vicesindaco fosse Paola Bencini da Inverigo (42 preferenze). Ma siccome volevano essere sicuri di perdere sette giorni prima Zanello rende pubblica la lista degli assessori “bambini” tenuti a bada dal generale dei carabinieri (Sergio Di Giovanni) nel ruolo della baby sitter. Giovani, volenterosi, ma soprattutto inesperti e che non fanno la differenza al secondo turno. Già avevano programmato il rimpasto di giunta dopo sei mesi. Poi il capolavoro tattico di lasciare fuori Michele Vitale con la promessa di fare il presidente del Consiglio. Ruolo di ripiego che non ha soddisfatto l’interessato che al primo turno aveva fatto il pieno di consensi. Le preferenze (tante) di Vitale puzzano o no? Questa la domanda a cui Zanello non ha saputo o voluto rispondere e cui doveva rispondere. Non è bastata l’ombra del generale dei carabinieri per tenere lontani i fantasmi della sconfitta. Del resto è” l’impazienza della vittoria che garantisce la sconfitta” (Luigi XIV detto re sole…)

 

Terremoto politico: Arcore

Pure qui un aneddoto. Domenica, interno notte, sede elettorale del candidato sindaco del centrodestra Cristiano Puglisi. La sconfitta non solo è ormai certa, ma le facce da funerale si contano ovunque nella stanza. Capita. Eppure c’è qualcuno che ride. Certo lo avrà fatto per scaramanzia. Certo Claudio Bertani è un simpaticone notorio. Il neo consigliere comunale di Forza Italia, resuscitato direttamente dal periodo giurassico della politica, sembra contento a qualcuno dei presenti che non gradisce. Non ci crediamo. Del resto dopo aver cambiato più partiti che camice, dopo essere stato scartato come sindaco nonostante l’appoggio del geometra (ogni paese ha il suo ndr) della “real casa berlusconiana”, si è rifatto riuscendo nel mirabolante intento di entrare in Consiglio comunale per Forza Italia. Nonostante la barba invisa a Berlusconi. Sul resto Puglisi paga la sua inesperienza e pure un errore tattico. Quello di avere snobbato Alessandro Ambrosini, ex di Forza Italia che lo scorso giro aveva raggranellato 8% di voti giovani. Nemmeno una telefonata che di solito quando uno ha bisogno di voti fa anche ai morti. “Ingestibile” lo hanno liquidato. Ambrosini, l’ingegnere, che mastica di politica sicuramente più del candidato sindaco “trombato”, è stato zitto e al secondo turno ha restituito il favore. Qui per la citazione se a Desio “bastava” il re sole, occorrerebbe sentire Tafazzi, il personaggio di Aldo, Giovanni e Giacomo.

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Mariasole Mascia, candidata Pd

Terremoto politico: Vimercate

Un suicidio collettivo di massa. Sul modello di certe sette mediorientali. Prima è toccato al centrodestra gettarsi dalla rupe litigando furiosamente con quello che poteva portare al ballottaggio. Quel “farabutto” di Alessandro Cagliani reo di essere inviso all’architetto di Berlusconi che però fa affari (leciti) con la sinistra. Oserei dire a questo punto vista la vittoria di Grillo: faceva. Poi Il Pd che per mesi ha portato in giro per la Brianza l’altra Madonna di Pompei della sinistra. Quella Mariasole Mascia, avvocato di bella presenza, ma dal poco appeal elettorale se è stata battuta da uno “sconosciuto”. La Madonna rossa della sinistra veniva portata dai notabili di partito in tutte le manifestazioni della Brianza e presentata ai sindaci. La vittoria già in tasca se la sentivano. Il feudo rosso è però caduto. Enrico Brambilla non è uno qualunque nel Pd. Avrà tanti difetti, antipatia compresa, ma conta. Da domenica sera conta i voti che gli sono mancati a vantaggio del rivale:30. Venti punti di distacco al primo turno e perdere per una manciata di preferenze qui la citazione di Emilio Fede è d’obbligo, ma non è pubblicabile. Siamo in silenzio post elettorale…

Marco Pirola

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