Tangenti Sanità: l’inchiesta di Monza porta in galera consigliere regionale Lega

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Tangenti Sanità: l’inchiesta della Procura di Monza porta in galera 21 persone tra imprenditori e politici

Tangenti Sanità, consulenze e l’assunzione di amici e parenti per pilotare gli appalti pubblici nelle aziende ospedaliere della Lombardia. Addirittura “la banda” dilatava i tempi di attesa e “taroccava” i ticket per convincere i pazienti del fatto che era più conveniente rivolgersi al privato. La Sanità lombarda torna nella bufera dopo l’arresto di Mario Mantovani (assessore alla Sanità Forza Italia). Associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio. Un gruppo di imprenditori che lavorava nel sottobosco degli appalti pubblici delle aziende ospedaliere lombarde e con i vertici per la gestione dei servizi odontoiatrici affidati all’esterno. Costoro non si facevano scrupolo di corrompere i funzionari incaricati di gestire le gare per indirizzarle a loro piacimento. Non solo. Ma avevano pure la copertura politica. Tra gli arrestati dell’operazione che gli inquirenti hanno battezzato Smile (in tutto 21 persone) anche un nome eccellente. Si tratta del consigliere regionale della Lega Nord Fabio Rizzi, presidente della commissione Sanità, estensore della recente riforma sulla Sanità lombarda, considerato il braccio destro del governatore Roberto Maroni.

GLI INDAGATI – Sette le persone finite agli arresti domiciliari 5 con l’obbligo di dimora per lo scandalo degli appalti sull’odonotoiatria alla Regione Lombardia. Le conviventi del presidente della Commissione Sanità della Regione Lombardia Fabio Rizzi e del suo braccio destro Mario Valentino Longo, Lorena Pagani e Silvia Bonfiglio. Giancarlo Marchetti, socio dell’imprenditrice Maria Paola Canegrati. Patrizia Pedrotti, direttore amministrativo dell’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate. La responsabile per la gestione dei contratti di appalto Anna Maria Gorini. Il consulente dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano quale responsabile dei contratti Piercarlo Marchetti e Stefano Garatti, dipendente dell’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate con funzioni di supervisore del servizio di odontoiatria. Hanno invece ricevuto la misura dell‘obbligo di dimora il direttore generale e il direttore amministrativo dell’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate Pietro Caltagirone e Isabella Galluzzo. Il responsabile unico del procedimento di gara di appalto del 2015 Gennaro Rizzo. Il coordinatore infermieristico per i centri odontoiatrici dell’Azienda ospedaliera di Desio e Vimercate Antonietta Roselli e la compagna del dirigente di odontoiatria presso l’ospedale Irccs Policlinico di Milano Giorgio Alessandrì, Elisa Baldisserri.

TANGENTI SANITA’ L’INCHIESTA – Al vertice della piramide Maria Paola Canegrati. L’imprenditrice ritenuta dai magistrati la mente del sistema di corruzione connesso all’esternalizzazione dei servizi odontoiatrici negli ospedali lombardi tra cui quello di Vimercate. Indagati per aver favorito l’imprenditrice nell’aggiudicazione delle gare di appalto e in carcere a Monza, anche il consigliere regionale della Lega Nord Fabio Rizzi e il suo braccio destro Mario Valentino Longo. Pure le rispettive mogli, Lorena Pagani e Silvia Bonfiglio (quest’ultima ai domiciliari), sono accusate di aver favorito l’interesse illecito dei consorti cointestandosi con Maria Paola Canegrati quote delle sue società, ai fini di permettere il passaggio delle tangenti (50% alle due donne e il resto all’imprenditrice). Secondo quanto ricostruito dai magistrati di Monza, le aziende riconducibili all’imprenditrice, tra cui la “Elledent” e la “Service Dent” (facenti parte del gruppo Odontoquality con sede ad Arcore e Monza), in dieci anni hanno preso il monopolio dei servizi odontoiatrici appaltati in esterno dagli ospedali lombardi. Riuscendo ad aggiudicarsi (insieme ad altre tre persone) illecitamente le gare. Il tutto è partito, secondo Luisa Zanetti, procuratore aggiunto di Monza e al sostituto Manuela Massenz, da una denuncia fatta nel 2013 da un revisore dei conti dell’azienda ospedaliera di Vimercate. Da quello spunto è nata l’inchiesta fatta di uno studio approfondito sulle gare d’appalto, intercettazioni telefoniche, ambientali e lavoro informatico. “Le gare erano puramente formali – commenta il magistrato – vi partecipavano soggetti che sapevano già di non vincere dato che i bandi erano cuciti addosso alle società della principale indagata. L’imprenditrice stessa, dal 2013, si è adoperata per procurarsi aderenze nella politica regionale, per poi costruire la sua rete di azione a livello amministrativo con funzionari pubblici corrotti, i quali erano a libro paga del suo gruppo imprenditoriale”. Il giro di affari è stato di 400 milioni di euro.

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TANGENTI SANITA’ LE INDAGINI – Dalle indagini è emerso che Rizzi e Longo hanno favorito le aziende riconducibili a Maria Paola Canegrati nello svolgimento di gare d’appalto bandite dalle Aziende Ospedaliere “Istituti Clinici di Perfezionamento” (gara del 2015, da 45 milioni di euro) e “Ospedale di Circolo di Busto Arsizio” (del 2014, da 10 milioni di euro). Non solo, ma anche nei rapporti economici intrattenuti con importanti strutture sanitarie private accreditate con il Sistema Sanitario Regionale al fine di ottenere nuove commesse o di evitare la rescissione di contratti già in essere con le aziende dell’imprenditrice. C’era anche un progetto di espansione sia verso altre Regioni d’Italia come la Toscana e un progetto di collaborazione Lombardia-Brasile che prevedeva la costruzione di un ospedale pediatrico nella regione del Goias.  Le consorti dei due politici si sarebbero prestate nel favorire le loro attività illecite intestandosi quote societarie con Maria Paola Canegrati in qualità di prestanome e prestando false consulenze.

TANGENTI SANITA’ IL TRUCCO – Questo sistema ha lavorato per spingere i cittadini a ricorrere ai servizi a pagamento anziché in convenzione, dilungando fittiziamente i tempi di attese per la prenotazione degli esami e aumentando il costo dei ticket rendendoli di fatto poco convenienti rispetto alle visite private. Sempre secondo quanto emerso durante le indagini, svolte dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Milano, Longo e Rizzi avrebbero ottenuto dal gruppo imprenditoriale favorito nelle gare, il finanziamento della campagna elettorale di Rizzi per le regionali del 2013, una tangente da 50.000 euro pagata attraverso l’intermediazione di un altro soggetto indagato per riciclaggio e fittizie consulenze pagate a Paganini (moglie di Longo), per 5000 euro al mese.

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