Le tangenti rosse che imbarazzano il Pd: chiesti quattro anni per Filippo Penati

Le richieste del pm al processo di Monza

BONI QUARTO INDAGATO UFFICIO PRESIDENZA CONSIGLIO / SPECIALE

Tutti i tangentari sono uguali, ma per Franca Macchia, il pubblico ministero di Monza che sostiene l’accusa, ce ne era uno più uguale degli altri. Filippo Penati, ex re di Sesto San Giovanni, esponente di spicco del Pd. Un processo per tangenti che mette in imbarazzo un’intera classe dirigente del Partito Democratico.

LE RICHIESTE AL PROCESSO PER TANGENTI – Quattro anni per Penati. Due anni e sei mesi per Renato Sarno, l’architetto considerato il gestore delle tangenti e dei fondi elettorali raccolti per il politico comunista. Due anni e sei mesi per Bruno Binasco, ex manager del gruppo di Marcellino Gavio. Due anni ad Antonino Princiotta, ex segretario generale della Provincia di Milano, due anni per Piero Di Caterina e un anno e sei mesi per il costruttore di Sesto Giuseppe Pasini. Sono le richieste del pm Franca Macchia per i principali imputati del Sistema Sesto. Chiesta l’assoluzione per l’ex capo di gabinetto di Penati in Provincia, Giordano Vimercati. Chiesta anche la confisca di 14 milioni a Codelfa, società del gruppo Gavio, per gli extracosti ottenuti sui lavori per la terza corsia della A7. Il processo riprenderà a settembre con le arringhe delle difese

IL PENTITO – La mail di Piero Di Caterina, il grande accusatore del “Sistema Sesto”, inviata a Filippo Penati e Bruno Binasco, manager del gruppo Gavio, per chiedere la restituzione dei soldi che negli anni avrebbe “prestato alla politica”. La finta compravendita tra Di Caterina e Bianasco per far incassare due milioni all’imprenditore. Il conto “Pinocchio” in Lussemburgo, su cui  l’imprenditore Giuseppe Pasini si auto bonifica 1,5 miliardi di lire, come ha accertato la rogatoria della Procura, per ottenere le varianti sulla riqualificazione delle aree Falck di Sesto San Giovanni. Le telefonate intercettate tra gli indagati che si preoccupano dell’evoluzione dell’inchiesta. I 18 milioni incassati da Marcellino Gavio grazie alle varianti all’appello sulla Terza corsia della A7, mentre Binasco paga la caparra da due milioni a Di Caterina.

L’ACCUSA A PENATI –  L’ex presidente della Provincia di Milano avrebbe incassato tangenti per almeno “3,5 milioni di euro” all’interno di un “vasto e diffuso sistema di tangenti” che prevedeva “un fiume di denaro” per soddisfare “le sue esigenze elettorali e quelle dei Ds milanesi”. Lui, serafico, come sempre si difende sostenendo la sua innocenza. Vedremo se i giudici di Monza saranno dello stesso parere.

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