Tangenti Lega sulla Sanità lombarda: i silenzi del capogruppo Romeo

Tangenti Lega sulla Sanità lombarda: i silenzi del capogruppo Massimiliano Romeo da Monza

Tangenti Lega e silenzi. Quattro righe “vuote” per liquidare lo scandalo che ha portato in galera Fabio Rizzi. Non uno qualunque, ma il leghista, padre della riforma sanitaria lombarda nonché consigliere regionale. Massimiliano Romeo, il capogruppo, deve aver perso la verve che lo aveva contraddistinto a Monza e dintorni in questi anni. Battagliero contro Monza ladrona. Sempre pronto a sbraitare ed issare cartelli contro le “pantegane” rosse o azzurre (quando Forza Italia era al governo e lui all’opposizione). Il primo a prendere il megafono in mano urlando contro gli avversari. Da martedì mattina ha perso la favella.

IL COMUNICATO SULLE TANGENTI LEGA – “Gli arresti di oggi non siano utilizzati per gettare fango sulla Sanità lombarda, che resta senza dubbio la migliore d’Italia. Aggiungo poi che la nostra riforma sanitaria, che ha ottenuto anche l’apprezzamento del governo, prevede un forte inasprimento dei controlli a garanzia della trasparenza delle procedure e quindi dei cittadini”. Non una parola su Rizzi che la riforma l’ha fatta e che pur deve aver previsto anche i controlli. Per gli altri. Evidentemente. Romeo sull’inchiesta va liscio come solo certi difensori dell’Inter sanno fare. Sulle mazzette che il suo “parrocchiano” aveva custodito nel congelatore e sull’ospedale per bambini in Brasile pagato da noi che serviva a mascherare tangenti, dribbla come il Messi del pallone d’oro.

ROMEO IERI ED OGGI – E’ cambiato Romeo negli anni. Come amministratore di Monza non ha lasciato un gran ricordo. Onesto centrocampista alla Lele Oriali. Ha tirato a campare in attesa del posto Pirellone. Però ora che ci penso, qualcosa è rimasto di quando faceva l’assessore. Una risata. Il ridicolo delle squadre speciali dei vigili anti-contraffazione finite in barzelletta e nelle condanne della magistratura dopo gli abusi dei “Rambo di periferia” voluti dall’allora “rampantino” leghista. Dagli scranni del Consiglio comunale è approdato a Milano, ma il suo smalto deve essersi perso nei ristoranti della zona. Sempre pronto a sbraitare contro i ladri romeni si è dimenticato ieri di dire una sola parola sui ladri di casa propria. E lui non si è dimostrato diverso dagli altri che un tempo combatteva con ardore. Una domanda sorge spontanea: ma dove è stato sino ad ora quando Rizzi riscuoteva mazzette a tutto spiano per pagare il mutuo? Non si è accorto di nulla? Lui sempre attento ai rom accattoni non ha notato quello seduto al suo fianco? Si sa, la poltrona rende i riflessi corti. Le bistecche poi li azzerano. Le stesse bistecche “indigeste” che la Corte dei Conti gli contesta perché pagate con i soldi di noi contribuenti. Chissà se stavolta il giudice gli farà passare l’appetito e tornare la memoria…

Marco Pirola

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