Suicidio Gargantini: Monza è passato un anno

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Suicidio Gargantini, un anno dalla scomparsa di Paolo. Più o meno era l’ora in cui sto scrivendo queste quattro righe di ricordo. Così, senza un fine preciso come mi capita spesso. Un colpo di pistola alla tempia e se ne era andato per sempre. Allontanandosi dalla città che amava. Pensavo di avere dimenticato i momenti terribili di quel 18 maggio 2015, ma non è stato così. Credevo di poter diluire nel ricordo e nella nostalgia il ricordo di un “pasticcione” simpatico come lui che si sforzava di rimanere nel giro della Monza bene. No, non è stato così. Poi capita che ci si metta anche Facebook a costringerti di ricordare ed allora la patina di insensibilità che ti sei costruito sfuma e affiorano le emozioni. Un anno è passato.

Suicidio Gargantini: Monza dimentica

La città a cui fino all’ultimo ha voluto appartenere, ha metabolizzato la tragedia della sua scomparsa come capita alle metropoli moderne e pettegole. Monza, la sua città non ha mai fatto eccezione per nessuno in passato e conferma questa “terribile” regola anche per il presente. Il mondo a cui Paolo era legato tanto da volere i funerali in Duomo all’ombra della corona ferrea di Teodolinda. Con tanto di passerella finale tra gli ipocriti (molti) dei presenti, ricorda ora con fastidio quei momenti di commozione. Marco Mariani, l’ex borgomastro di Monza che pure ha tanti difetti, ma non quello della smemoratezza, è uno dei pochi che in questo periodo è stato vicino alla famiglia e può parlare di lui “cara al sol”, faccia al sole  come cantavano i legionari spagnoli sfidando gli sguardi degli avversari e la morte. Paolo Gargantini è finito nel limbo dei pensieri con le sue contraddizioni (tante) i sui dubbi (ancora di più) e la sua figura mite sempre in perenne ricerca di qualche cosa. Un limbo che vogliamo rompere anche solo per qualche secondo grazie a tutti coloro che si soffermeranno un istante a leggere queste quattro righe per nulla dovute, ma sincere.

marco pirola

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