Sangalli funerali a Monza del re del cassonetto

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Nella chiesa di San Giuseppe per l’ultimo saluto a Giancarlo Sangalli

Sangalli funerali a Monza tra amici, dipendenti e le assenze della politica. Pagato il personale tributo al motore di ricerca di Google, iniziamo l’articolo. Giancarlo Sangalli, 84 anni, non è morto. Uno così non può morire. Che più di un politico abbia tirato un sospiro di sollievo alla notizia della sua scomparsa, questo sì. magari pensando che dopo il rito doveroso. La messa che non si nega e nessuno. I saluti “scontati” alla famiglia, anche i ricordi scomparissero con i resti mortali. Ma uno che da un trattore tedesco usato e sgangherato, ha costruito un impero mondiale non conoscendo nemmeno una parola d’inglese. No. Uno così non muore. Sfuma solamente. Uno con la sua personalità, ereditata dalla figlia Patrizia, non può non riuscire simpatico. Il Padreterno ne deve tenere conto. Per forza.

Sangalli funerali: la cerimonia

Devo subito dire che l’omelia dei due sacerdoti non mi è piaciuta. Troppo aulica. Asettica per rendere veramente il personaggio di Giancarlo Sangalli. Sì, hanno detto che ha pagato di tasca sua le campane della chiesa. Vero. Che era generoso. Verissimo. Che voleva bene ai dipendenti. Ancor più vero delle prime affermazioni. Hanno citato Sant’Agostino, Giobbe e una sfilza di santi impressionante. Mi aspettavo da un momento all’altro di vedere “il Giancarlo” comparire dal fondo della chiesa. Salire sull’altare. Dire al prete di non esagerare coi paroloni. C’era da aspettarselo. Tanti anni fa si presentò a me giovane cronista. Le parole e la battuta non avevano lasciato spazio a molti salamelecchi. “Piacere, sono Sangalli Giancarlo, quello della ganga”. Geniale. Che volete aggiungere. Terminologia dialettale a cui “il Giancarlo” attingeva spesso. Ma non perché fosse offeso da qualcosa o qualcuno. Perché era così. Ruspante. Dissacrante. Ricco sfondato già allora, ma disarmante. Che volete dire e fare dopo una presentazione così? Una risata? Fatto.

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Sangalli funerali: la folla

Ieri pomeriggio ho assistito a qualcosa di raro a Monza. Una congiunzione astrale che solo lui poteva mettere in atto. La Monza bene, quella che conta i soldi e ti guarda con la puzza sotto il naso. Quella che non c’è mai, ma appare sempre. Accanto l’altra Monza. Quella popolare e popolana. I dipendenti della ditta su tutti. Gli “spazzini” per un paio d’ore assurti a pretoriani del feretro. Quelli stessi vestiti come dei rapper americani, ma che “al Giancarlo ci volevano bene”. Quelli che in chiesa l’ultima volta ci sono stati al battesimo loro, ma che “se non fosse per lui ora sarei a rubare”. Tutte e due le facce di Monza avevano un denominatore comune: le lacrime. Così il silenzioso notaio Mascheroni custode dei segreti di Monza per decenni, seduto in religioso silenzio. L’avvocato Raffaele Della Valle un po’ invecchiato, ma signore come sempre. La famiglia Sassoli al completo. La riga di mascara sciolto sul viso di Martina Sassoli, sono sicuro faccia parte della commozione vera.

Sangalli i funerali: la politica

C’era. La politica c’era. Il silenzio fragoroso di alcune assenze si è però fatto notare. Ma sì sa. La gratitudine non è di questa terra. E Giancarlone ben lo sapeva. Politica anni Ottanta (pre Tangentopoli) e quella di adesso anni Novanta e Duemila. Roberto Scanagatti su tutti. Il sindaco febbricitante, non sarebbe mancato per nulla al mondo. Qualcuno gli aveva consigliato che non era cosa. Vista la carica ricoperta e le vicende processuali del “de cuius”. Ma Scanagatti prima che politico e sindaco, è un uomo. Giancarlo e il primo cittadino si rispettavano. Pur appartenendo a due mondi diversi. Il lavoro, l’impegno, la solidarietà come comune denominatore. L’accompagnava Claudio Colombo, l’assessore all’Urbanistica. C’erano l’ex borgomastro leghista Marco Mariani e la moglie. Il missino Andrea Arbizzoni, il “senatore” della curva del Monza venuto a portare il saluto dei tifosi monzesi. Come del resto era in chiesa l’ultras biancorosso Michele Erba nelle vesti di architetto. Ed anche il socialista di Forza Italia Franco Giordano materializzatosi in fondo alla chiesa. Il ciellino Piefranco Maffè che è stato molto vicino a Giancarlo negli ultimi giorni. Ed ancora un altro socialista dei vecchi tempi come Tiziano Mariani, consigliere a Seregno.

Sangalli funerali: ancora politica

Poi, improvvisamente, a cerimonia iniziata, si apre il portone. Sulla soglia appare Giovanni Antonicelli. Un’entrata alla “Notre Dame di Lourdes”. Entra saluta l’amico Maffè e ascolta in silenzio quel che resta della predica. Ma Antonicelli non era l’unico della politica “old”. Non è ancora arrivato il feretro che sul marciapiede si materializza lui. Claudio Teruzzi, “Bombolotto” come lo chiamano gli amici di una vita scherzando sulla sua costituzione fisica non certo filiforme. L’ex vicesindaco socialista monzese dei tempi d’oro della politica, ci teneva ad esserci. Imprenditore di successo, re del mattone, sarebbe pure tornato dalle ferie per salutare Giancarlo. L’amico di sempre. Per lui, laico, socialista craxiano, refrattario all’incenso e ai preti, deve essere stato un sacrificio andare a messa. L’ha fatto. Una firma sul registro delle presenze e poi via dritto in chiesa con i Rayban scuri d’ordinanza. A poca distanza, ma lontano anni luce, il suo (di Teruzzi) ex socio Gabriele Sabatini meglio conosciuto come l’ex signor Cascinazza con l’imprenditore Angelo Narducci.

Sangalli funerali: la politica parte seconda

L’immancabile Rosella Panzeri, una dei massimi esperti di cresime, battesimi e funerali a Monza. Gigi Caregnato un tempo architetto democristiano ora nonno a tempo pieno. Maurizio Beghin pure lui ex consigliere comunale “democristianone” degli anni Ottanta. Alfonso Di Lio acciaccato, ma presente. Insomma per dirla in breve, mezzo condominio di Oga sopra Bormio. La casa dei democristiani monzesi per eccellenza dove la famiglia Sangalli ha conservato un appartamento. Infine un non politico. L’immarcescibile Angelo Scotti, il numero uno dei tifosi del Monza. Pensionato. Uno dei pochi per cui il Giancarlo interrompeva qualunque riunione avesse in corso per parlare di calcio.

Sangalli funerali: l’aneddoto

E qui entriamo nell’enciclopedia Treccani. Un po’ li ho ricordati nell’articolo di ieri. Ho ravanato nella memoria quale, delle centinaia di gag personali vissute da me e “il Giancarlo”, dovessi ricordare a chiusura di questo modesto, ma sincero articolo. Due. Il primo sul suo piatto preferito (la peperonata della mamma), ma la conversazione si era svolta quasi tutta in dialetto ed è difficile estrarne l’intensità verbale e ridanciana che solo lui sapeva dare. E un altro. Questo sì. Si può scrivere. Anche se ha un dissacrante e blasfemo finale.

Sangalli funerali: il compleanno

Una decina di anni fa. Cena di compleanno a cui eravamo stati invitati tutti e due. Luogo: Milano. Posto non da ricchi, ma di più. Da “sciuri”. Pochi commensali griffati quasi tutti Caraceni. Giacche di sartoria e cravatte Marinella che facevano a pugni con le mie scarpe da tennis. Gli invitati sono tutti seduti. Composti e attendono Sangalli come “special guest”. Il Giancarlo arriva con la figlia Patrizia. “Sciccosissima” in abito da sera che neanche alla prima della Scala. Giancarlo con un doppiopetto gessato. Elegantissimo. Scende lentamente i gradini in pietra del locale. In silenzio. Ha le mani in tasca. Brutto segno per chi lo conosce. Sguardo indagatore. Labbra sospettose a culo di gallina. Scuote la testa a destra e sinistra cercando qualcosa. O qualcuno. La scenetta muta dura un minuto. I commensali si zittiscono improvvisamente temendo il peggio. Che arriva. Il festeggiato con il sorriso speranzoso, cercando un’approvazione sua e tra il silenzio generale chiede: “Allora Giancarlo che ne dici, ti piace?”. Lui impassibile allunga la mano sinistra verso una tovaglia di pizzo tenendo l’altra in tasca. Con le dita sfrega il tessuto. Alza lentamente gli occhi verso il padrone di casa e serafico sentenzia:” Ostia che lusso”…

Marco Pirola

Sangalli funerali: considerazioni finali

Mi perdonino i lettori e la figlia Patrizia per l’imprecazione finale. Ma è forse l’aneddoto che meglio descrive le tante contraddizioni di Giancarlo. Di come l’ho conosciuto. Di come era. Di come la gente se lo aspettava. Di come lo ricorderò. Sempre sorridente, dissacrante e con la testa in ditta e tra i suoi operai. Come dimenticarlo. A cominciare da quel: “piacere son Sangalli Giancarlo, quello della ganga” con cui si era presentato a me…

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