Rossa e vincente: l’altra faccia del Gran premio di Monza è la Croce Rossa

I milioni di dollari di Ecclestone e i volontari della Croce Rossa di Monza

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La rossa Ferrari è salita sul podio di Monza e ha fatto il pieno di pubblico. La politica rossa con Renzi ha avuto il suo momento di gloria. Ma c’è un’altra rossa che ha vinto domenica: la Croce Rossa di Monza. A vegliare sui piloti miliardari e sui 150mila tifosi, c’erano le divise dei ragazzi di Orazio Nelson De Lutio, il commissario Cri. Silenziosi, disponibili, uniti dietro al loro capocampo Andrea Paleari hanno fatto quello che meglio sanno fare: assistenza medica a chi ne aveva bisogno. Certo i nomi e numeri potrebbero essere infiniti e parlare da soli, ma a volte una piccola gratificazione può essere di incoraggiamento per far capire loro che non sono soli.

IL CAMPO DELLA CROCE ROSSA DI MONZA – La Gerascia non è un prato qualunque. Icona per gli ecologisti di tutti i tempi anche recenti che attorno a quel fazzoletto di verde ci han costruito battaglie che nel bene o nel male (a seconda dei punti di vista) han segnato la storia di Monza, del parco e dell’autodromo. Suolo “sacro” per i melomani (nel senso più generale del termine visto che di rock si tratta…) su cui hanno suonato nel 1989 i Pink Floyd e in tempi più recenti il Brianza Rock festival di Roberto Masi e di Manu Chao. Ma anche sede del campo di Croce Rossa con le tende bianche e i suoi ragazzi svelti e preparati.

I NUMERI DI CROCE ROSSA – In tutto a questa edizione sono stati circa 30 gli interventi più importanti effettuati oltre ad una serie di interventi minori. I più rilevanti riguardano, come accade ogni anno, le punture di insetti. Quest’anno tuttavia è stato segnalato uno sciame di calabroni che è riuscito a pungere ben 51 persone. I volontari del campo in tutto erano 30 che si sono alternati coprendo ciascuno 72 ore di servizio. L’assistenza sanitaria è stata garantita da 2 lifepack in grado di effettuare elettrocardiogrammi sul posto, oltre a 4 defibrillatori (DAE) e sei posti letto presenti all’interno del Posto Medico Avanzato (PMA) dotato di tutto il necessario per la rianimazione (defibrillatore, farmaci e un kit per l’intubazione). A questi numeri va aggiunta la presenza di 2 ambulanze, 3 mezzi “4×4”, 2 camion, 1 autotreno cucina, 1 rimorchio, 1 pulmino per il trasporto e 2 auto.

LA CUCINA DI CROCE ROSSA – Può sembrare una battuta, ma i fornelli del campo della Gerascia da qualche anno sono particolarmente ambiti non solo dai volontari, ma anche dalle Forze dell’Ordine che non disdegnano la cucina di Alessandro Calzaretti e Paolo Sinigaglia. Il primo, cuoco professionista, il secondo giardiniere con l’hobby del barbecue e volontario sulle ambulanze. Chef Rubio può essere orgoglioso di loro che devono far quadrare i conti della spesa con le bocche da sfamare in aumento esponenziale ogni anno dati i risultati eccellenti. Ultimo, ma solo per questione di scelta mia, lui. Giuseppe Barca, per gli amici solo Beppe. Il tranviere, quello che si alza alle quattro del mattino per i turni a Milano e finito il lavoro si precipita in Croce Rossa senza mai lamentarsi. E’ una colonna di simpatia e di bravura. Finito nella “menzione cucina” non per la sua fama di amante della buona tavola (come dargli torto), ma per questioni di organizzazione dell’articolo. E’ il punto di riferimento per i ragazzi giovani, una sorta di papà esperto cui tutti si rivolgono quando hanno qualche problema. Ecco se dovessi indicare ad un marziano come è fatto un volontario della Croce Rossa di Monza sceglierei Beppe. Piccolo grande uomo soprattutto nei momenti difficili. Ora potete leggere altro. Dei milioni di dollari di Ecclestone, della lotta per il controllo dell’autodromo, della politica. I volontari della Croce Rossa di Monza il loro podio lo hanno già portato a casa dormendo alla Gerascia e facendo servizio 24 ore su 24. In cambio della pastasciutta di Calzaretti-Sinigallia. Ma va bene così. Entro l’anno avranno una nuova sede che poi è quella vecchia. E il bello è che se la sono pagata loro…

Marco Pirola

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