Ricordi di Monza, il signore dei dobermann

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Tre anni dalla scomparsa di Pietrogino Pezzano, il signore indiscusso di dobermann e politica

Ricordi di Monza sulle ali del tempo. E forse anche qualcosa di più. O forse nulla. Solamente nostalgia per un passato prossimo che sembra un’era giurassica fa, ma è solamente ieri se ci pensi. Anche senza troppa fatica. Tre anni da quella visita improvvisa al suo capezzale di uomo malato, ma fiero. Pietrogino Pezzano. Lo stesso che morente si alza dal letto di ospedale a stento. “Gli ospiti graditi vanno ricevuti sempre in piedi e da soli. Fuori tutti tranne lui”. Ti abbraccia e ti sussurra all’orecchio qualcosa di indefinito che non avresti mai voluto sentire. “Tra qualche giorno, tra molto poco, riceverai una telefonata. qualcuno chiamerà per conto mio. Rispondi. Sarà il mio ultimo desiderio. Ti dovrai occupare di me per l’ultima volta”.

Ricordi di Monza, l’addio

Tu non capisci, cerchi uno sguardo di circostanza, una parola adatta. Del resto è il tuo mestiere usare le parole. Già mestiere. Con lui, con Pietrogino, non l’ho mai usato da quando lo conosco. Nelle interminabili chiacchierate sulla panchina del laghetto a dar da mangiare ai cigni. Dalle immarcescibili riunioni politiche dove lui non parlava mai. Figurati ora. Non ti viene e nulla se non un suono gutturale. Un sorriso e le ultime parole: “ora vai che qui con me perdi solo tempo”. L’abbraccio. L’uscita dalla camera di ospedale dove lui aveva fatto allontanare tutti perché certi momenti vanno vissuti guardandosi negli occhi senza testimoni.

Ricordi di Monza, Pietrogino e l’imperatore del Giappone

Trentasei mesi o se volete mille e passa giorni da quel 12 agosto 2016. E i ricordi che negli anni passati erano rimasti confinati nella memoria riaffiorano come naufraghi nel mare periglioso spazzato dai venti. I cani. I dobermann. Giudice internazionale, allevatore di campioni del mondo. “Ginetto”, il suo cane. Un campione del mondo di razza dotato di un’intelligenza straordinaria “molto più di tanti uomini” come diceva lui. Lui che una volta l’anno senza che nessuno o pochi sapessero, vola in Giappone dall’imperatore che è un cultore della razza a lui cara. Consigli tra pari tra il “sovrano celeste” del sol levante e l’uomo venuto da un paesino della Calabria che ama i dobermann che non tradiscono mai, più degli uomini. Visite discrete tra due persone che si contendevano il titolo di esperti mondiali in materia senza darsi arie.

 

Ricordi di Monza, lui e la Calabria

Non appariva mai, ma c’era sempre. Per questo era circondato da un’aureola “malvagia”. Qualche magistrato lo ha inseguito per anni ritenendolo chi sa che cosa, chi sa chi. Indagato per un appalto da 40.000 euro della Asl di Monza di cui è stato l’indiscusso re per anni, era stato prosciolto in fase istruttoria. Lo stesso magistrato che aveva sostenuto l’accusa, aveva chiesto subito l’archiviazione. Ma lui aveva preferito non divulgare la notizia, sostenendo che i magistrati fanno sempre il loro dovere. E poi “io sono calabrese, fiero di esserlo, non ci crederà nessuno che non ho fatto nulla”.  Quando stava all’Asl e qualcuno aveva qualche problema. Dai sindacati agli avversari politici, lui non faceva altro che ascoltare per ore. Poi sentenziava: “si poteva fare anche senza perdere tutto questo tempo in chiacchiere. Si può fare anche ora”. E l’interlocutore se ne andava disarmato. Ecco Pietrogino era tutto qui. La mano lanciata a mezz’aria e la frase buttata oltre l’interlocutore.  “Ho capito tutto”. Sorrideva dietro gli occhiali fuori moda. Una carezza al cane accompagnata da una frase in latino di cui era cultore. Lo sguardo triste.

Marco Pirola

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