Renzi in autodromo per il Gran Premio e la proposta indecente per salvare Monza

Lombardy governor Roberto Maroni (L) talks to Italian Premier Matteo Renzi (R) during the Italian-Latin American and Caribbean Conference in Milan, Italy, 12 June 2015. ANSA/FLAVIO LO SCALZO

Presentata ad Expo la 86sima edizione del Gran Premio di Monza

L'altra conferenza. Roberto Maroni mischia il mazzo per la partita finale del Gran premio di Monza
L’altra conferenza. Roberto Maroni mischia il mazzo per la partita finale del Gran premio di Monza

Autodromo di Monza domenica si gioca a carte. In attesa del rosso Ferrari in pista, Renzi cala l’asso: la briscola fiori (che alle orecchie di Ecclestone si pronuncia dollari…) in cambio dell’ alternanza con Imola. Maroni risponde: picche. Matteo Renzi e Roberto Maroni, cane e gatto nella vita politica. Ora più che strani “alleati” per salvare Monza, sono due giocatori di scopa d’assi. Anche se il fiorentino, facendo onore ai suoi antenati, ha tirato fuori dal mazzo una “soluzione personale” che lo fa somigliare ad una volpe più che ad chihuahua come lo vorrebbero far passare gli avversari. I soldi per Monza? Il governo li può mettere. E non stiamo parlando di defiscalizzazione degli investimenti già approvata dal Parlamento. Ma di quelli veri. Quelli che vuole Ecclestone. Dollari. L’unico linguaggio che capisce Ecclestone. Dollari, l’asso di Renzi che calerà domenica. Il presidente del Consiglio mette sul tavolo di Monza il carico di briscola. In cambio l’alternanza del Gran Premio d’Italia a partire dal 2017 con Imola. Monza potrebbe festeggiare i 100 anni di fondazione dell’autodromo nel 2022, dire al mondo di avere tenuto il Gp di Formula 1 e Imola, la rossa, torna in pista come negli anni Ottanta quando Enzo Ferrari aveva deciso che, nonostante la tradizione, Monza dovesse passare la mano. Prendere o lasciare. Cinque, due fa sette, settebello, tre di mazzo e scopa. Tutto in una mano per Renzi. A Monza solo l’onore della “primiera” per via della tradizione. Una vittoria mutilata però perché Monza morirebbe lo stesso.

Tra politica e sport. Fabrizio Sala, Demetrio Albertini e Roberto Scanagatti sindaco di Monza. Milanisti per Monza...
Tra politica e sport. Fabrizio Sala, Demetrio Albertini e Roberto Scanagatti sindaco di Monza. Milanisti per Monza…

IL PASSATO Circuito del Mugello fuorigioco perché Marchionne lo vede come un costo troppo oneroso per la Ferrari e soprattutto è un’eredità di Montezemolo. Imola già pronta da mesi con la sua parte di soldi e soprattutto con una dirigenza all’altezza della situazione. A differenza di Monza. Quest’ultima arranca spinta dal governatore Roberto Maroni “ingolosito” da questa sfida con Renzi. Il socio di Maroni nella partita è  e l’assessore della Brianza, Fabrizio Sala che proviene dal territorio e che all’autodromo ci è cresciuto. Il resto dei personaggi sono solo comparse e noia come canterebbe Franco Califano.

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IL PRESENTE – Lo si è visto ieri più che alla presentazione ufficiale della 86sima edizione del Gran Premio di Formula 1, durante la tavolata informale allo stand della Regione ad Expo. Tra un risottino, una fetta di bitto e un goccio accennato di Sassella. Il tavolo dove era seduto Maroni era una sorta di partitella di riscaldamento in vista della sfida vera di domenica e dei prossimi giorni. Maroni parlava con cognizione di causa del mix politica e denaro per chiudere la partita. Fabrizio Sala traduceva e Andrea Dell’Orto (presidente della Sias, la società che in gestione la pista di Monza) e Francesco Ferri (il direttore), ingessati e imbarazzati, prendevano appunti mentali su come comportarsi in questi giorni. Perché la partita vera se la giocherà Maroni direttamente con Renzi delegando alle comparse monzesi la firma con Ecclestone. Ed ecco che Maroni attacca, come sa fare, pesantemente, l’inglese durante la conferenza. Ecco la raccolta firme di questi mesi che è andata bene, ma non benissimo, ma è servita a Maroni per far capire che lui è della partita. Quella del governatore però è una corsa in salita perché le scelte che ha compiuto la dirigenza dell’autodromo di Monza in questo primo anno, non lo agevolano in termini di immagine. Contratti di consulenza agli amici e agli amici degli amici, una quarantina. Cambi in velocità, malumore diffuso in città, il buco di bilancio, una programmazione che non ha avuto risposta di pubblico e incassi. Insomma due compagni della scopa d’assi non proprio all’altezza della partita finale. Ed ecco che Maroni allora preferisce giocare da solo. O meglio in coppia con Sala con cui ha feeling.

L'unica rossa che piace a Maroni e Sala: la Ferrari
L’unica rossa che piace a Maroni e Sala: la Ferrari

IL FUTURO – Da una parte i 25milioni di dollari che chiede Bernie Ecclestone per rinnovare il contratto con Monza. “Ho la penna in mano, portate il denaro io sono pronto a firmare” ripete da mesi, in perfetto italiano senza accenti, la stessa litania senza cedere di un euro. Tutte le volte che lo hanno incontrato ha messo sul tavolo la stessa frase. Dall’altra la “solita” soluzione all’italiana: la politica. L’ultima spiaggia di Monza è proprio questa. L’attuale gestione dell’autodromo più famoso al mondo, con la sua storia e le favole che ci raccontiamo da anni, ha alzato bandiera bianca davanti al flop di questi mesi nonostante il cambio di direzione e inversione di marcia rispetto al passato recente. I numeri, nel senso di soldi, non sono dalle parte di Monza. Il piatto piange e pizza, mandolino e tradizione non servono a saziare gli appetiti dell’inglese. Domenica a Monza sarà non sarà una semplice corsa di Fomula 1, ma una partita a carte. Il rosso con la proposta Renzi parte in pole, ma è il colore della politica. Oltre che quello dei conti. Il “verde” Maroni ci prova. Del resto, dal semaforo di pista al colore del britannico Ecclestone, il verde di Monza ultimamente è un po’ sbiadito…

Marco Pirola

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