Referendum: Monza, nel Pd volano parolacce sul no

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Manifesto Anpi sul no in sezione Pd e la reazione del membro dell’esecutivo cittadino

Referendum costituzionale. Monza, l’inizio della campagna elettorale sul referendum per il Pd assomiglia un po’ alla campagna di Russia di mussoliniana memoria. Iniziata male rischia di finire peggio. Un manifesto dei partigiani a favore del no appeso nella storica sezione di San Rocco. Quartiere importante per la sinistra monzese. E visto che c’è di mezzo l’Anpi il gesto sarebbe pure considerata una cortesia. Accanto però spunta un volantino “galeotto” che pubblicizza un evento di “Possibile” la formazione di Pippo Civati. Che pure parteggia per il no. Il tutto sulla bacheca ufficiale del Partito democratico. Ed è subito putiferio. Una cortesia elettorale molto “liberal” del segretario di sezione. Schieratissimo per il sì, che però gli si ritorce contro. Una settimana di lettere, insulti, polemiche interne. Direzione cittadina convocata, minacce di di autosospensione dall’esecutivo. Una polemica sul nulla. Montata ad arte da chi l’ha sollevata all’interno del Pd. Forse perché per l’ennesima volta in crisi di identità (lui, non il Pd). E pensare che bastava stare in silenzio e il Comitato per il no avrebbe pure ringraziato per la cortesia. Invece ora quest’ultimo ringrazia due volte. Per la pubblicità gratuita.

Referendum: i fatti

Una settimana fa. Nel giorno dedicato al partito per Pietro Zonca e Michele Erba. Il primo, pensionato, ex Telecom, ex consigliere comunale è l’anima del circolo territoriale. Il secondo, architetto stimatissimo, già assessore, è il segretario del circolo 3 del Pd Antonio Gramsci. In bacheca appare un manifestino Anpi che pubblicizza il no al referendum del 4 dicembre. Bacheca, spazio sacro per i militanti Pd ora e Pci prima. Un piccolo tazebao che può essere considerato un prototipo del moderno Facebook. Pietro Zonca, prima che uomo di partito è uomo. Figuriamoci poi davanti all’Anpi. Acconsente l’affissione. Erba, anche se è più giovane di Zonca, è sulla stessa lunghezza d’onda. Democratica. Il manifestino finisce sulla bacheca ufficiale. Così come un volantino di Possibile che pubblicizza una manifestazione pubblica per il no. Possibile è la formazione politica fondata di Pippo Civati. Monzese, stimatissimo a sinistra come a destra. Già collega in consiglio comunale del “governativo” Zonca. Amico personale di Erba. Quest’ultimo e Zonca non vedono nulla di male nell’iniziativa. Anzi. E’ un modo per far vedere che il dibattito all’interno ferve ed è vivo. Come deve essere in un partito che si definisce democratico. Non solo nella sigla.

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Referendum: la polemica

E sin qui nulla di male. Tutto sarebbe finito nel dimenticatoio democratico se non fosse per il solito Alessandro Panigada. Questo evidentemente pensa di essere l’unico a detenere il patentino democratico e che fa? Scrive indignato, una mail al segretario cittadino Alberto Pilotto. Una lettera “urbi et orbi” di fuoco. In cui si chiede (per la verità si intima c’è scritto) di rimuovere le pietre dello scandalo. E per mettere il carico di briscola in copia conoscenza c’è mezzo partito. Nell’elenco mancavano solo il presidente Mattarella e Renzi. Quest’ultimo, conoscendo benissimo Civati, forse da “paraculo” politico com’è gli avrebbe pure telefonato sanando una vecchia lite tra i due. Ma Panigada che si è iscritto al Pd (vista la sua volubilità politica almeno sino a stamattina non ha ancora cambiato idea…) non si accontenta della rimozione. Vuole le scuse. La messa all’indice dei colpevoli (Erba e Zonca). La fustigazione in piazza. Il trasferimento in Siberia. Insomma soddisfazione.

Referendum: l’intervento del partito

Interviene il segretario cittadino Alberto Pilotto che fa una cosa semplicissima. Chiama Erba e chiede con cortesia di rimuovere il tutto vista la piega che sta prendendo la vicenda. Un colpo al cerchio (la gentilezza) e uno alla botte. Erba però deve chiedere scusa a Panigada per averlo definito fascista. A dire la verità Erba, nella risposta (dicono), abbia usato il termine “nero, nerissimo”. Come dare torto al segretario di sezione visto il passato di Panigada? Un tempo per lui la definizione di “fascista” sarebbe stata motivo d’orgoglio.  A Zonca invece devono essersi drizzati i capelli. Lui che ha vissuto una vita per il partito. Possibile che abbia fatto qualcosa di poco ortodosso? La telefonata la riceve di notte e vorrebbe andare in pigiama a “liberare” la bacheca dal manifesto Anpi e da quello di Civati. Poi ci ripensa in buona fede. Lo fa la mattina successiva alle 8 in punto. Non in pigiama. Ma poche ore di affissione sono bastate a chi in sezione non si fa vedere da mesi. Panigada ha l’occhio lungo. Quando vuole e quando sente il vento che cambia.

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Referendum: la mail di Panigada

Avendo una quindicina e passa di destinatari la mail finisce nelle mani sbagliate. Le mie. Scrive Panigada membro del comitato cittadino Pd. “Io mi chiedo come ci si possa permettere di utilizzare in questo modo il partito, una sua sede e la figura di segretario di circolo (???) per fare campagna contro il partito stesso, tra l’altro pubblicizzando iniziative di altri partiti (o partitiNI?). Come se non bastasse il circolo 3 è ancora aperto (per fare cosa non si sa) grazie ad un grosso aiuto economico concesso dall’Esecutivo cittadino, che forse era meglio destinare ad altro. Oltre al danno, la beffa. Chiedo – anzi esigo – che l’Esecutivo cittadino prenda le dovute ed urgenti misure contro chi ha esposto quelle locandine a dir poco VERGOGNOSE. Non mi basta che vengano strappate, sia chiaro!!!”. L’articolo potrebbe finire qui. Zonca, Erba e pure a Pilotto però non debbono preoccuparsi. Parafrasando Lucio Battisti: prendetelo così, non dovete farne un dramma. Se per il referendum alle volte basta un sì, nel caso di Panigada neanche quello. E’ sufficiente il silenzio…
Marco Pirola

 

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