Referendum Lombardia, le ragioni per votare sì

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Si vota domenica 22 ottobre dalle 7 alle 23

Referendum Lombardia un voto per l’autonomia. Dal latino “cum pagnis”, compagno é colui che si ti si siede accanto e mangia il suo pane con te. Proprio in virtù di questa idea dell’esser “compagni” al referendum per l’autonomia regionale della prossima domenica, 22 ottobre, si può ed é giusto andare a votare tutti insieme un bel Sì, compatto ed entusiasta.

Referendum Lombardia: l’idem sentire

Mi spiego. “Stato”, “Nazione”, “Popolo” sono tutte espressioni ormai senza senso, se usate col mero senso giuridico. In un’accezione moderna, la sostanza di quelle parole non sono più né una lingua comune né l’unità di un territorio insediato. Conta l’ “idem sentire”. Il comune sentimento di appartenenza e solidarietà civile tra i cittadini. È l’idea, appunto, per cui, ogni giorno ciascuno di noi condivide un po’ del suo pane col vicino, per mangiare tutti e mangiare insieme. Ciò non significa mettere in comune “tutto” ma quanto occorre per stare tutti meglio: solidarietà, non assistenza. Lo stesso principio dovrebbe valere tra Regioni di un unico Stato. Altrimenti poi succede il pastrocchio “catalano”: alcuni vogliono cambiare il tavolo dove mangiano, perché dicono che gli si porta via troppo pane e sentono la comunione come iniqua, e gli altri non accettano che i primi smettano di condividere il loro pane e pretendono di tenerli seduti al tavolo comune.

Referendum Lombardia: cosa serve

Il Referendum del prossimo 22 ottobre, invece, serve soprattutto a questo. A dire in chiaro al Governo di Roma che la forte minoranza che produce tanto pane non sente più come equo l’attuale modo di dividere quel pane a tavola. Anzi, forse serve a gridare con voce limpida che forse quel modo di dividere il pane non conviene più nemmeno a chi, di pane, ne produce meno e si nutre anche con quello di chi sa produrlo. Perché é proprio il meccanismo di “raccolta centralizzata”, che determina sperperi evitabili decentrando molte questioni alle Regioni, come previsto dagli articoli 116 e 117 della Costituzione.

Referendum Lombardia: il convegno di Omilia

É questa l’idea emersa al convegno dedicato mercoledì scorso, 4 ottobre, da Omilia a quel referendum. Oltre a soci e simpatizzanti dell’associazione briantea, c’erano Fabrizio Sala, vicepresidente della Regione Lombardia, Dario Allevi, sindaco di Monza, e i consiglieri regionali Enrico Brambilla (PD), Gianmarco Corbetta (M5S) e Lino Fossati (Lista Maroni). In sostanza, tanto i fautori del Referendum quanto l’unico effettivo oppositore, Enrico Brambilla, sia pure con accenti diversi hanno sottolineato la necessità di aprire il percorso di una più efficiente distribuzione e condivisione del “pane” che le Regioni Italiane producono ma che, in misura sentita come davvero eccessiva, si “ferma” a Roma.
Sbaglia, però, chi banalizza il tutto con l’idea che si tratti di esigere di ridurre o tenete direttamente in Lombardia il cosiddetto “residuo fiscale”. Ossia il differenziale tra le tasse che la Lombardia “versa” a Roma e quel che Roma restituisce. Oggi quel differenziale é stimato all’incirca in 54 miliardi (!). Sbaglia anche chi definisce quel fiume di denaro come “nostro”, come fa ad esempio Vittorio Feltri su Libero, rispondendo a slogan alla signora Giorgia Meloni, con ragionamento incoerente col quesito referendario, peraltro ripreso entusiasticamente da tanta gente sui “social”.

Referendum Lombardia: i soldi di Roma

Nemmeno gli ultras del referendum affermano che esso serva a far tornare direttamente più soldi da Roma: soldi che comunque non sono “denaro nostro”, inteso come “lombardo”, ma ricchezza italiana la quale – e qui sta la chiave di volta del referendum – renderebbe di più e a beneficio di tutti e con meno sprechi, se venisse spesa direttamente in Lombardia – dove viene generata – anziché perdersi a Roma e tornarne assai “scremata”. Il cuore del ragionamento é che, se si mettono le Regioni “motore” d’Italia in condizione di strutturarsi da sé su molte questioni attualmente accentrate e si lasciano loro le risorse per farlo, queste Regioni, Lombardia in testa, produrranno ancora di più e meglio ricchezza per tutti, fungendo ancor meglio da traino per l’economia italiana in Europa e nel Mondo globalizzato.
A parere di molti, in verità, meglio sarebbe che tanto denaro nemmeno venisse prelevato dalle tasche dei cittadini e si abbassassero le imposte, invece che prelevarle anche lasciandole alle Regioni… ma questa é un’altra storia.

Referendum Lombardia: il peso specifico

Il referendum, quindi, serve solo a fornire più legittimità e peso specifico ai governi regionali di Lombardia e Veneto che, dopo, andranno a Roma a cercare di aumentare le competenze regionali in certe materie (elencate nell’articolo 117 della Costituzione) per renderne più efficace la gestione, in quanto più vicina ai “mondi” che devono usarle, cioé a noi cittadini e quindi richiedere che Roma lasci alle Regioni, ovvero vi ritrasferisca, anche le risorse economiche per attuare tali nuove competenze. É l’inizio di un percorso probabilmente utile a varie Regioni italiane oltre a Lombadia e Veneto, tant’é che l’Emilia Romagna si é già mossa nella stessa direzione ma senza referendum e la Toscana ci aveva già provato analogo nel 2003. Ma é proprio con questa consapevolezza e non per gli slogan di cui abusa qualche grande retore, che si deve andare a votare tra dieci giorni: è votare serenamente Sì.

Luigi Paganelli, avvocato, presidente onorario Omilia

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