Per fuggire via da te Brianza velenosa

Marco Pirola

Prima gli abbiamo pagato il film ora pure la pubblicità. Paolo Virzì deve avere dei buoni consulenti d’immagine. E’ riuscito, a poche ore dal debutto della sua opera (pagata anche dai contribuenti brianzoli), a farsi anche propaganda gratuita alimentando una polemica che fa bene solo a lui. Dai giornali al Tg1 non si parla che de “Il capitale umano” e della polemica sul territorio. Ma tutti ci hanno guadagnato. La politica ha avuto il suo ritorno d’immagine con il padano Monti che ha impugnato la spada del brianzolo offeso. Magari dimenticando per un attimo che Sangalli e Brambilla, coinvolti nell’inchiesta sulla spazzatura, proprio terroni non sono. I giornali e tv che hanno dissertato per giorni sui confini della Brianza per discutere se uno di Caponago può essere considerato brianzolo o no e alla fine hanno concluso che trattasi di entità astratta. Quasi fossero gli alieni di Fabio Meroni. Con gli industriali a farsi auto-spottoni gratuiti della serie la mia ditta è più brianzola della tua, dimenticando di avere disintegrato le fabbriche per portare tutto quanto in Cina o giù di lì. E il più bravo di tutti, Virzì che è passato direttamente alla cassa.

Ma se il suo film parla della Brianza, la Divina Commedia è un libro sulla Toscana. Non vorrei chiudere citando il milanese Gadda e la considerazione che aveva del territorio. O Battisti e Mogol sulla Brianza velenosa. E nemmeno vorrei dimenticare il magistrato (siciliano) che in questi giorni si sta occupando di tanti brianzoli veraci e voraci, tutti casa e mazzette.

Carissimi politici, industriali, semplici brianzoli, vi confesso che incomincio ad avere dei dubbi. Dimostratemi che la Brianza esiste ancora e non solo nei film, nei fascicoli giudiziari o nelle parole dei politici.

Marco Pirola

 

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