Pdl, far finta di essere sani…

forza italia monza brianza

forza italia monza brianzadi Marco Pirola

Binario 7, ma non è un film. Tutti insieme appassionatamente da quelle parti in una serata revival per autoconvincersi che non sia successo nulla. Impresa difficile, ma strada obbligata. Quel che resta del Pdl cerca di leccarsi le ferite facendo finta che in queste settimane non sia successo nulla. O il meno possibile vicino al nulla. Forza Italia 2.0 ferma al palo in attesa di ordini da Berlino. Il Pdl allo sbando. Ed ecco che i “capibastone” cercano di tenere assieme le truppe per far finta di essere sani come cantava Giorgio Gaber. I colonnelli voluti dall’alto nel direttivo provinciale come Dario Allevi, presidente della provincia, uomo di Paolo Romani, temono i mal di pancia della base.

E proprio dalla base che arrivano le critiche a chi è stato imposto e mai eletto con un congresso. Lo stesso più volte promesso e mai arrivato. Un partito, secondo i malumori, vittima di una sorta di “cerchio magico” che cristallizza ogni cosa per continuare a sopravvivere. Un partito che si appresta ad affrontare le elezioni comunali di primavera in 33 comuni brianzoli con pochi uomini da spendere (Pietro Zanantoni, Serenella Corbetta) e ancor meno idee. E poi c’è chi sgomita non tanto per un posto al sole, ma perché vuole vedere riconosciuto il lavoro “oscuro” all’interno del partito e mai gratificato.
Rosario Adamo, avrà anche difficoltà con i congiuntivi, ma le cose non le ha mandate a dire certamente quella sera. “Dobbiamo cambiare soggetto – sottolinea il ferroviere d’assalto – io sono per e con il partito che cambia. C’è gente che non è stata eletta nel direttivo provinciale ed ha contribuito al disastro delle ultime elezioni eppure rimane al suo posto. Il mio gruppo non riconosce chi non arriva dalla base. Figuriamoci poi uno come Allevi che arriva da An, non che sia incazzato con gli ex aennini, ma come dimenticare il passato di noi militanti della prima ora che abbiamo dato il sangue per la prima Forza Italia. Siamo per il partito unico se ci sono le regole ben precise anche per le rappresentanze, altrimenti non ci stiamo. Chi oggi occupa posizioni di potere all’interno del partito deve sapere che la musica è finita. La politica non è un posto di lavoro”.

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