Operazione Ulisse: Condanne definitive per gli uomini delle “locali” brianzole

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Condanne definitive per gli uomini delle “locali” di Seregno e Giussano

Operazione Ulisse: Condanne definitive per gli uomini delle “locali” brianzole. La seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Piercamillo Davigo, ha confermato le sentenze d’Appello (emesse nel 2016) a carico di Salvatore Corigliano, Michele Silvano Mazzeo, Antonio Staropoli e Fortunato Galati.

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Operazione Ulisse – La sentenza

Le sentenze riguardano l’inchiesta antimafia “Ulisse”, proseguo dell’operazione del 2010 “Infinito”, sulle infiltrazioni della malavita calabrese al Nord. Le condanne sono state confermate così come emesse in Appello a 6 anni d 8 mesi per Corigliano, 54 anni, 5 anni e 4 mesi per Mazzeo, 46 anni, 6 anni e 8 mesi per Staropoli, 50 anni, e 8 anni per Galati, 46 anni, tutti originari di Mileto, ma inseriti nel territorio brianzolo.

Operazione Ulisse – Le connessioni in Brianza

Tre dei quattro condannati operavano sul territorio brianzolo. In particolare Seregno (di cui Staropoli sarebbe stato uno “sgarrista”) e Giussano dove Corigliano e Mazzeo si sarebbero occupati il primo di rimpiazzare il collaboratore di giustizia Antonino Belnome, e il secondo di gestire gli importi delle tangenti ai danni degli imprenditori di origine calabrese sul territorio. Tra questi ultimi anche i titolari di una concessionaria d’auto di Giussano.

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Operazione Ulisse – L’inchiesta

Era l’11 settembre 2012 quando i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Milano fecero scattare le manette per 37 persone nell’ambito dell’operazione denominata “Ulisse” coordinata dalla Procura distrettuale antimafia. I reati erano a vario titolo di associazione di stampo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura, estorsione con l’aggravante di finalità mafiose.

Operazione Ulisse – Il bunker segreto

A gettare luce sulle attività condotte al Nord dai calabresi erano stati soprattutto i pentiti Belnome e Michael Panaja, i killer di Carmelo Novella, il boss secessionista stroncato a colpi di pistola in un bar di San Vittore Olona nel 2008. L’operazione aveva permesso agli inquirenti di scoprire un vero e proprio sistema che aveva il cuore in Brianza. Proprio a Giussano, in via Boito, i carabinieri avevano scoperto il “bunker” di Antonio Stagno, già nel carcere di Opera all’epoca dell’operazione, dotato di pareti mobili azionate da telecomandi.

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