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Omicidio Ramelli, morire a 17 anni per un tema

Ramelli e la scuola che uccide. Oggi 29 aprile, ricorre l’anniversario della morte di Sergio Ramelli, 17 anni, ucciso a sprangate sotto casa per avere fatto un tema “controcorrente” appeso in bacheca dalla sua insegnante che voleva metterlo alla gogna. Alla notizia della sua morte (il 29 aprile 1975) il Consiglio comunale di Milano applaudì per scherno. Sin qui la cronaca. Qui di seguito il mio ricordo personale del 16 maggio 1987, quando Antonino Cusumano, giudice conosciuto anche a Monza e dintorni per la sua serietà, lesse la sentenza che condannava gli assassini (tutti diventati nel frattempo stimati professionisti e dottori).

RICORDI PERSONALI: SERGIO RAMELLI (8 luglio 1956 – 29 aprile 1975) – Dodici anni dopo, 16 maggio 1987, ore 22,20. Più di 12 ore di camera di consiglio dei giudici e di attesa nei corridoi del Tribunale di Milano, arriva la sentenza sull’omicidio Ramelli. Il giovane militante del Fronte della gioventù era stato ucciso, 12 anni prima, a colpi di chiave inglese in testa da studenti di medicina che facevano parte del servizio d’ordine di Avanguardia Operaia. Antonino Cusumano, il presidente della Corte d’Assise, un signor giudice e un giudice signore, entra in aula con il foglio della sentenza in mano. Fatica a prendere la parola per il caos indescrivibile, ma soprattutto per l’emozione di una vicenda (anni dopo me lo confessò) che lo aveva toccato molto. Riesce solo a dire poche parole. Poi si interrompe scuro in volto come non lo avevo mai visto né mai più lo vedrò. La tensione di ore di attesa nel corridoio si concretizza in urla, spintoni ed ancora urla. Ignazio La Russa, avvocato della mamma di Sergio, fatica ad indossare la toga non trovando la manica. E’ tarantolato. Entra in aula facendosi largo a manate. Non c’è posto per tutti dentro, ma io non mi sarei perso quel momento per nessuna cosa al mondo. Nella gabbia, gli assassini. Le parole di Antonino scorrono lente in un silenzio irreale ed improvviso. Otto condannati. Sono sicuro però ne mancasse uno. L’insegnante della scuola di Sergio. Lo stesso che appese in bacheca il tema “controcorrente” del suo alunno per metterlo alla gogna e denunciarlo ai collettivi comunisti che poi provvidero ad eseguire materialmente la sentenza di morte. Gli assassini erano, all’epoca della condanna, tutti stimati professionisti e uno, che incontrai per caso un decennio dopo, era primario a Niguarda.
Marco Pirola
P.S.

Giorni prima della sentenza un altro aneddoto. Gli assassini quasi tutti rei confessi, si giustificarono (erano all’epoca studenti di medicina) piangenti sostenendo che non potevano immaginare che i colpi di chiave inglese in testa potessero provocare la morte di una persona. In quel momento fu scattata una foto che è diventata simbolo degli anni di piombo. Antonino Cusumano, il giudice, con tutta calma tirò fuori dalla borsa una chiave inglese Hazet 36. Brandendola più volte davanti a loro con fare minaccioso disse: “voi volete convincermi che con questa non pensavate di far male? Poi la sua signorilità gli impedì di andare oltre nelle parole e nei fatti. Sono sicuro però che con il pensiero in quel momento era andato bel oltre che un tono di voce alterato…

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