Nuove generazioni e le elites italiane

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Poche idee e pure confuse

Nuove generazioni. Quanti ministri ci sono in Italia? Una ventina. Circa uno ogni tre milioni di abitanti. Quanti vescovi ci sono in Italia? Un po’ più di duecento. Circa uno ogni trecentomila abitanti. Quanti avvocati ci sono in Italia? Ben oltre duecentomila. Circa uno ogni trecento abitanti. Se qualcuno si chiede cosa sia l’élite, forse questi numeri rendono l’idea.

Nuove generazioni: cosa è l’elite

L’élite è quella categoria di un popolo che, essendo formata da pochi individui “apicali” rispetto alla massa, ne costituisce la cosiddetta “classe dirigente”. Io, avvocato con un certo livello di studi e di fatiche di lavoro, per fortuna coronate da qualche esito positivo, non faccio parte dell’élite. Ne fanno parte invece i signori Giuliano Poletti ed Angelo Spina. Il primo è più famoso. E’ il nostro ministro del Lavoro. Di recente assurto agli onori della cronaca. Per una frase non proprio felice sui giovani italiani che emigrano.

Le nuove generazioni e il vescovo di Sulmona

Il secondo è meno famoso. Di recente ha attraversato la cronaca per un intervento che avrebbe meritato ben altra attenzione. Sia per il contesto in cui è stato pronunciato. Sia perché portatore di un messaggio assai più grave di quello attribuito al Ministro. E’ il vescovo di Sulmona. Il prelato ha pronunciato l’omelia alla messa funebre per la povera Fabrizia Di Lorenzo. Il Ministro ha detto che, se è vero che centomila giovani Italiani all’anno emigrano all’estero, è anche vero che rispetto a “qualcuno di loro che lui conosce”, che se ne vada è un bene. Il vescovo ha detto che la povera Fabrizia è un esempio dei tanti giovani che devono lasciare il nostro Paese. Tanto arido di opportunità. Ebbene entrambi hanno in sostanza insultato tanto i giovani Italiani che vanno all’estero. Quanto i loro genitori.

Le nuove generazioni e il ministro

Il Ministro, ancorché ciò che ha detto sia stato in parte dolosamente distorto, ha offeso tutti coloro che si sforzano di fare qualcosa qui e non ci riescono. Perché l’Italia è una pastoia burocratica anche grazie a gente come lui. E quindi decidono di provare ad andare a darsi da fare fuori dall’Italia. Sperando che in sistemi meno incrostati i loro meriti siano almeno riconosciuti.

Nuove generazioni, le elites e la compensazione

Il vescovo ha invece offeso tutti i giovani che decidono di dedicare la loro vita a studiare e lanciarsi in imprese e mondi più ampli dei suoi. Soprattutto più ampli di quelli dei loro genitori. Ha offeso quei genitori, che hanno consacrato la loro vita e i loro redditi a consentire che i loro figli seguano il loro destino, andando là dove li porta il loro spirito. Chi ha assistito ad un matrimonio civile, avrà sentito recitare l’articolo 147 del nostro codice civile, che impone ai genitori “… l’obbligo di mantenere, istruire, educare ed assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni…”. Sarebbe bello che anche i sacerdoti che officiano i matrimoni religiosi, si abituassero a leggere quell’articolo. Quando svolgono la parte di “pubblici ufficiali” della Repubblica rendendo valido quel matrimonio anche ai fini pubblici.

Nuove generazioni e la globalizzazione

In un mondo che si globalizza é normale che gli spazi per essere persone di successo e per mantenere o superare il livello di prosperità dei propri genitori si debbano cercare lontano da casa. E’ normale che lo sforzo di un giovane, che studia e si prepara, possa essere rivolto proprio a quel risultato che il vescovo di Sulmona tanto depreca: lavorare nel mondo. Il profilo di Fabrizia Di Lorenzo non era affatto quello di una persona, che se ne era dovuta andare per cercare di sfuggire ad una realtà opprimente.

Nuove generazioni: Fabrizia

Era invece questo: “Laureata all’Università La Sapienza di Roma in mediazione linguistico-culturale, dal 2009 al 2012 ha preso una laurea specialistica in Relazioni internazionali e diplomatiche a Bologna. Poi l’esperienza dell’Erasmus in Germania dove ha imparato il tedesco (come l’inglese) in maniera perfetta, e nel 2007 un periodo di lavoro a Vienna. Dopo le lauree lavorò per 6 mesi, fino al settembre 2012, in Italia; poi il trasferimento a Berlino, dove si trovava bene ed aveva trovato un lavoro. Proprio grazie a questa tranquillità poteva dedicarsi alle sue grandi passioni: i diritti umani, le relazioni internazionali, l’ambiente” (fonte: http://www.unita.tv/focus).

Nuove generazioni e la famiglia

Una ragazza forte e coscienziosa. Sorretta da una famiglia seria e motivata, come ce ne sono centinaia di migliaia in Italia in questo momento. Di ragazzi e di famiglie, intendo. Gente che vive nel mondo e con coraggio mette in conto di vivere la “Società aperta”, come la chiamava Karl Popper. Non si tratta dell’ “emigrante con la valigia di cartone”. Che ha costituito un potente mito dell’Italia del novecento, negativo nelle sue cause ma positivo nella sua immagine di forza e sacrificio. Si tratta di splendidi interpreti del nuovo ruolo che la cultura e l’economia Italiane possono avere nel mondo nel prossimo futuro. Ce ne sono che lottano restando in Italia. Altri che lottano partendo per compiere quel meraviglioso viaggio che si chiama vita anche all’ “estero”. Che poi solo certa gente con gli occhi piantati dietro, nella nuca, invece che davanti, sul viso, può ancora considerare “estero” l’Unione Europea.

Nuove generazioni e la speranza per il futuro

Sarebbe bello che tutto questo Popolo affamato di positività e di vita non si ritrovasse costantemente zavorrato da una presunta “élite de maîtres à penser”, che conoscono solo l’orticello dietro casa dove hanno saputo diventare importanti. Quando parliamo della crisi strutturale che attraversa l’Italia, occorre tener ben presente una cosa. Una delle ragioni è la stagnazione delle categorie che occupano i posti di guida più prominenti. Per sostituirle occorrono dosi massicce di libertà. Ed il coraggio di milioni di famiglie, assai più che qualche slogan politico.

Luigi Paganelli, avvocato in Monza

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