Morto Pezzano, il signore dei dobermann

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Scomparso Pietrogino Pezzano, signore indiscusso di politica e dobermann

Morto Pezzano, signore dei dobermann. Forse. 10 giorni fa eravamo andati al suo capezzale nella stanza del Policlinico di Monza. Dopo aver superato un muro di parenti e non poche insistenze, aveva voluto vederci. Malato lo era da tempo. Lo sapevamo. Nonostante il fisico indebolito, si era alzato dal letto “perché gli ospiti si ricevono sempre in piedi”. Poi, l’abbraccio e l’occhio lucido.

Morto Pezzano: il personaggio

Quel giorno aveva capito, ma soprattutto, aveva apprezzato il gesto. Una visita fuori ordinanza di quelle che si fanno agli amici quando la situazione è ormai irrecuperabile. Poche parole come sempre, ancora l’occhio lucido poi, al momento del commiato, quando l’abbiamo salutato con un “ti verrò a trovare settimana prossima”, lui aveva risposto: forse. Pietrogino Pezzano non era un personaggio comune. Dotato di un intelligenza fuori dalla normalità, amante dei cani, soprattutto doberman di cui vantava essere il possessore di “Ginetto”. Un campione del mondo di razza dotato di un’intelligenza straordinaria “molto più di tanti uomini” come diceva lui.

Morto Pezzano: la politica

Per un decennio e oltre è stato protagonista anche nella vita politica brianzola. Non appariva mai, ma c’era sempre. La sua intelligenza sopraffina lo portava sempre a vedere dietro l’angolo, quando gli altri riuscivano a stento a guardare le carte sulla scrivania. Salito ai vertici della Asl, era caduto altrettanto in fretta. Pezzano è un prisma. Anche in questo campo. La luce brillava a seconda dell’angolo di visuale. Qualche magistrato lo ha inseguito per anni ritenendolo chi sa che cosa, chi sa chi. Coinvolto nell’inchiesta sulle Asl 5 anni fa, ne era uscito non pulito, ma di più. Indagato per un appalto da 40.000 euro della Asl di Monza di cui è stato l’indiscusso re per anni, era stato prosciolto in fase istruttoria. Lo stesso magistrato che aveva sostenuto l’accusa, aveva chiesto l’archiviazione. Ma lui aveva preferito non divulgare la notizia, sostenendo che i magistrati fanno sempre il loro dovere. E poi “io sono calabrese, fiero di esserlo, non ci crederà nessuno”. Anche nella recente inchiesta sulla sanità lombarda era stato solo sfiorato dall’ombra, senza essere in alcun modo coinvolto.

Morto Pezzano: i dobermann

Pietrgino aveva un hobby. I dobermann. Era diventato presidente italiano dei “cani di razza”, come lo canzonavamo noi. Giudice internazionale, allevatore di campioni del mondo, ma sempre con “Ginetto” nel cuore. Lo avevamo conosciuto professionalmente anche per questo, poi eravamo diventati amici. Quando parlava di cani e a volte di politica, era in grado di sfornare citazioni in latino e in spagnolo perfetto. Le sue lunghe conversazioni seduti sulla panchina del laghetto dei cigni del Policlinico di Monza, hanno segnato più di una volta il metro per capire cosa stava succedendo esattamente a Monza e in Brianza prima degli altri. Parafrasando una canzone del tempo di guerra che a lui piaceva tanto :”ci rivedremo un dì ancora”.

Marco Pirola

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