Monza: Vita nuova…e cuore anche

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Monza, una vita nuova e un cuore anche. Un cuore come non ci si aspetterebbe. Sì, perché in realtà è racchiuso in una piccola borsa da viaggio con tanto di batterie. Quattro in tutto che coprono le 24 ore, con allarme in caso di energia mancante e con la possibilità di essere collegate anche all’auto come un qualsiasi cellulare. Sembra incredibile, invece è proprio da questa “macchinetta” che è cominciata una nuova vita per Giuliano Losi, 50enne di Vidigulfo, in provincia di Pavia, salvato dall’equipe di Cardiochirurgia dell’ospedale San Gerardo guidata dal professor Giovanni Paolini. Losi era stato colpito da infarto miocardico e choc cardiogeno nel dicembre 2013 mentre si trovava a pesca nella bergamasca. Corsa all’ospedale di Treviglio, ma condizioni tanto gravi da far disperare nella salvezza. È stata proprio l’eccellenza monzese a correre in soccorso del 50enne, anzitutto con l’utilizzo di Ecmo, praticamente un “generatore di vita” che il San Gerardo utilizza da tempo. Ecmo (che sta per ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) è una macchina in grado di tenere in vita pazienti con gravi condizioni cardiache e/o respitorie, praticamente pompando sangue e ossigeno al posto degli organi vitali. La macchina era già balzata agli onori delle cronache alcuni anni fa quando fu utilizzata, anche lì con successo, per il trattamente di un giovane colpito dal virus H1N1.

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Nello stesso modo Losi è stato letteralmente tenuto in vita da Ecmo fino a quando le sue condizioni non hanno reso possibile intervenire con l’inserimento di una pompa che è andata a sostituire completamente il ventricolo sinistro. Si tratta di una sorta di valvola posizionata all’interno del cuore e collega ad una vera e propria centralina esterna che comunica tramite diplay le condizioni del paziente. “Quello seguito dal paziente – ha spiegato il professor Paolini – è un percorso che richieste la collaborazione di un team di specialisti, che va dai cardiochirurghi ai cardiologi, agli psicologi fino agli ingegneri, perché la macchina necessita anche di queste professionalità”. Insomma, un lavoro di squadra che, come ha spiegato lo stesso protagonista, “oggi mi ha regalato due compleanni, uno quello tradizionale e l’altro quando ho ricominciato a vivere”. La qualità di vita, a parte 15 giorni per iniziare a capire come funziona la macchina è rimasta alta: “Posso fare tutto quello che facevo prima” ha precisato il 50enne pavese. Naturalmente, come ha precisato l’equipe medica, l’utilizzo di quest’assistenza esterna, può rappresentare anche un periodo – ponte prima di ricorrere al trapianto vero e proprio, ma l’importanza di quest’ausilio risiede nel fatto che può funzionare anche là dove il trapianto non è possibile, come ad esempio in età avanzata. Nota dolente, il costo. Infatti soltanto la macchina arriva a 100mila euro. Un esborso che tuttavia – ha precisato il dottor Francesco Formica – potrebbe essere assorbito in mancati costi per medicinali e terapie. La macchina, infatti, sta dando ottimi risultati e soprattutto costituisce un valido sostituto in caso di assenza di donatori. Per la precisione a mancare sono infatti i donatori, la gran parte – purtroppo – provenienti da incidenti stradali gravi. Secondo le statistiche, dei pazienti in lista d’attesa per un nuovo cuore, solo il 40% ha accesso nel tempo ad un vero trapianto. L’Italia, su scala europea, è il quarto Paese per numero di interventi con questa nuova tecnica.

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