Monza vigili in ritardo e clandestini subito liberati

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L’assessore alla Sicurezza rincorre i like, ma gli “scappa” l’appuntamento in Questura

Monza vigili arrivano in “ritardo” in Questura a Milano e salta l’espulsione di otto magrebini fermati qualche ora prima nell’ex casa d’Aste di viale Battisti. Certo non è colpa dell’assessore Federico Arena che è giovane e si vede. Di buona volontà ne ha sin troppa. Almeno stando a vedere i social dove vive. Ma ogni tanto la realtà virtuale contrabbandata dal giovane leghista, non coincide con la realtà vera. Quella che vivono i monzesi tutti i giorni. Del resto non è la prima volta che i vigili urbani di Monza lavorano per niente come nel caso della ex Diefenbach.

Monza vigili: il fatto

Venerdì 20 ottobre. Le pattuglie dei vigili urbani di Monza “irrompono”, almeno stando all’agiografia contrabbandata, nell’ex edificio della Casa d’aste. La stessa zona dove un noto architetto di sinistra sta realizzando un grosso intervento edilizio. Dentro, da settimane, vengono segnalati “strani” movimenti. Che poi così strani non sono. L’edificio viene abitualmente utilizzato come casa “temporanea” da un gruppo di spacciatori. Casa e bottega visto che il loro luogo abituale di lavoro sono i giardini della Villa Reale.

Monza vigili: la propaganda dell’assessore

“Questa mattina, nel corso di un’operazione di controllo all’interno dell’ex casa delle aste, i nostri agenti hanno fermato 8 magrebini sprovvisti di documenti e già noti per spaccio di droga nei giardini della villa reale. Grazie all’intervento di diverse pattuglie della nostra Polizia Locale sono stati portati in questura per l’identificazione e l’avvio delle pratiche per l’ESPULSIONE. #TolleranzaZero, non solo a parole… e siamo solo all’inizio!”. E per dare manforte all’iniziativa propagandistica, in tempo reale posta tutto quanto ricevendo commenti “adoranti” dei seguaci. Non contento pure si fa taggare dal sito istituzionale del Comune. Così tanto per moltiplicare il consenso.

Monza vigili: La fine della storia

Quello che l’assessore non dice nel post, forse preso nella condivisione di un’altra iniziativa virtuale, è quello che è accaduto dopo. I vigili urbani di Monza, come vuole la legge, hanno provveduto ad identificare gli otto magrebini trovati nella Casa d’Aste. Poi una volta eseguite le procedure di rito, posato per le fotografie del sito personale dell’assessore, provveduto ad attendere i primi like sempre per l’assessore, hanno caricato i “malcapitati” sul furgone per portarli a Milano. Nell’Inferno dell’Ufficio Stranieri della Questura di via Montebello. Lì avrebbero dovuto espletare le pratiche per l’espulsione. Ma gli Uffici milanesi il venerdì chiudono presto. Risultato? In serata gli otto erano già ritornati a Monza. A festeggiare in un bar vicino alla Villa Reale. Questo però l’assessore non lo dice su Facebook. Lo capiamo. Arena è iperattivo e non poteva rimanere fermo aspettando  l’ennesimo post sui social. C’era il referendum su cui discutere. Dai negri di oggi pensando alla lotta contro terroni, cavallo di battaglia di un tempo. La differenza a volte è solo questione di like…

Marco Pirola

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