Monza vecchie glorie al ristorante Villa Reale

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Adriano Galliani serata amarcord con i giocatori che hanno fatto la storia del Monza calcio

Monza vecchie glorie attorno ad un tavolo. Metti una sera a cena giù dal Mario Galbiati, ristoratore, pardon oste e “templare” della Monza culinaria. Carne alla brace, costine e calcio dei tempi gloriosi che furono. Dopo anni era la prima volta che si ritrovano tutti attorno a qualcosa. I ricordi. Tra un piatto di risotto e il gelato al gelso della Valeria (la moglie di Mario Galbiati) e quel filo degli aneddoti che lega gli uomini. Tra nuove speranze di rilancio come Adriano Galliani e bandiere indimenticabili per i tifosi. Come il Mario del resto che conosce a memoria formazioni e giocatori. Tanto passato con le vecchie glorie che ai tempi facevano accorrere a migliaia i tifosi verso il “pollaio”. Il vecchio Sada, lo stadio dietro la stazione rimasto nel cuore dei più anziani come me. Stadio “scalcagnato” costante comune a tutti quanti (Galliani compreso che è di queste parti) e agli aneddoti. Amarcord, sì. Senza scomodare Federico Fellini. Un tuffo nel passato tra nostalgia canaglia. Citando Al Bano.

monza vecchie glorie tosettoMonza vecchie glorie, i portieroni

Vecchie glorie, certamente, vista l’età. Come lo possono essere Giuliano Terraneo, il portierone del ’53 originario di Seregno. approdato al Monza e finito al Torino a metà degli anni Settanta. Dall’alto delle sue sette serie A sedeva accanto ad Antonio Rigamonti che da Carate Brianza ha fatto sognare pure lui. Ed ancora il più “recente”, Christian Abbiati che da una panetteria della Brianza era passato al Monza prima e al Milan poi.

monza vecchie glorie tavolataMonza vecchie glorie, il Keegan della Brianza

Sì. Lo conoscevo. Era la metà degli anni Settanta e per un 16enne come il sottoscritto la domenica si andava al “pollaio” per vedere uno dei giovani fenomeni del calcio di allora. Ugo Tosetto. In Inghilterra il giocatore più forte dell’epoca era Keevin Keegan, il baronetto del calcio, scoperto da una suora e finito a giocare nei Reds. Un metro e sessanta di altezza, un tocco di palla incredibile per l’epoca. Come lui. Ugo Tosetto. Stessa altezza, stesse caratteristiche. Identici gol fantasiosi che facevano sognare i ragazzini come me e Mario Galbiati sulle gradinate. Tosetto. Un fenomeno comperato, alla metà del ’77, dal Milan dopo due stagioni strepitose al Monza. Non avrà fortuna. Vederlo accanto agli altri stringeva il cuore.

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Mario Galbiati e Ugo Tosetto, il Keegan della Brianza

Monza vecchie glorie, i gemelli del gol

Paolo Monelli e Lele Massaro. Vivevano in simbiosi sul campo tanto che furono venduti assieme alla Fiorentina di Tito Corsi che li acquistò dal Monza pensando di fare l’affare del secolo su Monelli. In realtà il “future” era l’altro. Tal Daniele Massaro fenomeno poi del Milan e della nazionale. Così va la vita. Monelli esordisce in prima squadra, allora in serie B, a sedici anni, il 25 febbraio 1979. Segna subito di testa e rapisce il cuore dei tifosi biancorossi. I monzesi facevano la coda per andare a vedere lui e quel “mingherlino” di centrocampista (Massaro) dialogare con il pallone. Veniva gente un po’ da tutta Italia a gustarli. Quando il Monza giocò una partita di campionato a San Siro contro il Bari ( 0 a 0 se non ricordo male) sugli spalti c’erano osservatori del Genoa, Inter, Milan, della Roma, Bologna e Fiorentina appunto.

monza vecchie glorie massaro monelliMonza vecchie glorie, Jimmy Fontana e il dottor Mimmo

Paolo Beruatto, Franco Fasoli, Guido Vivarelli, Chicco Prato. Ho preferito far andare indietro negli anni la memoria mia. Così, come esercizio di stile. per non far contaminare delle pagine di vita che ho vissuto. Il mitico Jimmy Fontana che con il talent scout Meregalli sono la memoria storica. Il dottor Mimmo che ha curato i giocatori del Monza per anni. Non solo nel fisico. Gente che non appariva, ma che ha contribuito a fare gli squadroni che hanno sfiorato la serie A.

monza vecchie glorie nuovaMonza vecchie glorie, Adriano e il futuro appartiene a noi

Vincere, vinceremo. Serie A. Non potevano mancare le promesse. Galliani deve tutte le sue fortune o quasi, proprio alla città dove ha vissuto i suoi primi anni di successo. Monza. Da geometra (“geometro” si dice da queste parti) ai citofoni dell’Elettronica Industriale di Lissone. Passando per i giocatori del San Colombano acquistati per scherzo e venduti sul serio ad un tal Berlusconi Silvio allora a astro nascente dell’imprenditoria nostrana e nazionale. Ed allora l’Adriano è tornato. Con una squadra di calcio che vuole essere come il Milan delle coppe e degli scudetti. Un debito di riconoscenza per il neo senatore che ha deciso di investire la sua credibilità proprio in una squadra di calcio come il Monza. L’impegno anche economico c’è. L’entusiasmo in città sta tornando.

monza vecchie glorie brocchiMonza vecchie glorie, le lacrime del Mario

Luigi Sanseverino, il Monza della stagione 1976/77, chi se la dimentica. L’attaccante napoletano era l’idolo dei cori della curva. Ieri sera (lunedì 25 marzo ndr) quando il Mario se l’è trovato davanti a momenti ha un colpo. L’oste per antonomasia di Monza, ha i modi bruschi mitigati dall’ abilità della professione. Si è commosso. Del resto per vedere la riuscita della serata basta guardalo in faccia il Mario. Un bambino riportato improvvisamente indietro negli anni da un’invisibile macchina del tempo. Ecco forse il segreto del successo suo in cucina come della serata sta tutto qui. Nel cuore e nell’anima. Come nella canzone di Lucio Battisti, non a caso un idolo senza tempo degli anni Settanta. L’epoca d’oro del Monza calcio. I sogni parafrasando Indro Montanelli non muoiono all’alba. Ne sono sicuro. Ne sono sicuri. A cominciare dall’Adriano, dal Mario e più modestamente dal sottoscritto…

Marco Pirola

P.S.

Una postilla doverosa. Da queste parti, gli indigeni come il sottoscritto, appellano le persone con l’articolo davanti seguito dal nome di battesimo. Non è una mancanza di rispetto o peggio ancora ignoranza. È che si usa così tra gli autoctoni come me. Sappiatelo. E se avete da criticare, pazienza, me ne farò una ragione…

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