Monza serata carabinieri e la fanfara nel nome di Cesare

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Al teatro Manzoni musica e spettacolo in ricordo di Cesare Cadeo

Monza serata di quelle da segnarsi sul calendario un mese prima. Di quelle che era impossibile mancare, governata dall’onda della commozione. Luci sfavillanti, mani sul cuore. Ricordi. Tanta gente commossa, non di circostanza. Partecipe come raramente si vede da queste parti. L’inno d’Italia suonato dalla fanfara del terzo reggimento carabinieri Lombardia poi li ha messi in riga tutti quanti. Sono stati loro i veri protagonisti. Mi sembrava di vederlo Cesare Cadeo con il suo sorriso smagliante. Mi sarei aspettato di vederlo sbucare da dietro le quinte ed abbracciare il suo grande amico di sempre. Quel folletto di Vito Potenza, presidente di tante cose, ma soprattutto carabiniere fuori e dentro. L’organizzatore di tante iniziative (compresa questa) che avevano visto Cesarone al suo fianco.

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Monza serata, lo spettacolo

Parterre de roi in sala. Spettacolo di prima categoria sul palco. Si certo c’erano Gabriele Cirilli come presentatore e nelle insolite vesti di cantante. Strepitosa la sua interpretazione di “Un amore così grande” di Mario Del Monaco e Claudio Villa. Sono tornato a casa canticchiando. Bravo. La bellezza di Patrizia Caregnato la puoi vedere ogni giorno mentre conduce il Telegiornale. La bravura di Luisa Corna meriterebbe di più in Tv. Quando è apparso Mario Lavezzi che di mestiere scrive canzoni con Mogol (scusate se è poco…). Più di una persona in sala ha avuto un brivido di ricordi. Dai Camaleonti negli anni Sessanta a Franco Califano. Vincenzo, il gentile signore che era seduto accanto a me conosciuto da tutti a Monza come il Kapitano, ha mollato per un attimo il suo aplomb per cui va famoso. Tenerezze di gioventù. Sue e mie. Anche se io ai tempi dei Camaleonti ero un bimbo. Enrico Giarretta che del Califfo ha raccolto l’eredità e può permettersi di parlare e dare del tu  ad un mostro sacro della musica come Paolo Conte, era una garanzia. Una piacevole sorpresa le evoluzione della funambola sul palco. Giovanissima atleta che certo non aveva problemi di artrite come il sottoscritto.

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Vito Potenza

Monza serata, le note

Vedere il figlio di Cesarone leggere uno scritto che anni prima aveva recitato il padre è stata una situazione che è riuscita a commuovermi talmente erano non uguali, ma identici. E poi ancora quel folletto di Vito e il suo fare felpato per nulla invadente. Un po’ come certi “pretoni” di provincia che vengono a bussare per la benedizione natalizia. La sua presenza non spaventa i bambini, non fa abbaiare i cani e te lo trovi in casa. Sembra quasi stessi lì ad aspettarlo da sempre. Alla fine gli offri pure il caffè talmente è bravo e simpatico. In silenzio, lavorando di telefonino e con interminabili riunioni, è riuscito a fare quello che altri nemmeno pensano. Certo il colonnello Simone Pacioni che pure lui fa un mestiere particolare e che notoriamente rifugge le luci della ribalta, gli ha dato una mano. Ma senza il “V power” non si sarebbe fatto nulla.

Cesare Cadeo e il Comitato Maria Letizia Verga

Cesarone aveva ed ha tanti amici. Me compreso. Quest’anno saremmo dovuti andare a Lourdes assume in uno dei miei pellegrinaggi annuali. Ci teneva. Non è stato così. Di ricordi non solo monzesi ne ho tanti. Dalle sue presentazioni in Villa Reale al concerto dei carabinieri a pranzi e cene nei ristoranti milanesi dove teneva banco parlando di politica e spettacolo. Sarebbe stato fiero di questa iniziativa. Lo avrebbe commosso Giovanni Verga quando è salito sul palco lanciando il progetto del passaporto dei bambini guariti dalla leucemia. Un appello a non considerare “diversi” tutti coloro che si sono ammalati di cancro e magari sono riusciti a guarire. Bravissimo.

Capitolo finale

Doveroso. Come i ringraziamenti che hanno preceduto queste parole. In una terra i cui uomini notoriamente hanno il braccino corto, la serata di ieri fa eccezione. Non è costata nulla alla Comunità. Gli artisti sono venuti tutti quanti gratis. I carabinieri in congedo non hanno chiesto soldi a nessuno dei contribuenti monzesi per le spese sostenute. Hanno semplicemente fatto una cosa che con questi chiari di luna e in tempi da lupi, ha dello straordinario. Hanno messo mano al portafoglio. In silenzio. Come sempre. Usi ad obbedir tacendo… e in questo caso “obbedir” è riferito al loro buon cuore.

Marco Pirola

P.S.

Starà alla sensibilità dei monzesi “avvicinare” le loro “sante” (dato il periodo natalizio altro termine non mi viene…) mani al portafoglio e donare un obolo al Comitato Maria Letizia Verga. Anche Cesarone ne sarebbe fiero e contento

 

 

 

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