Monza ricordo di Mauro Ronzoni l’uomo del grigio

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Se ne è andato uno dei protagonisti dell’Urbanistica degli ultimi 30 anni

Monza ricordo di Mauro Ronzoni. L’uomo del grigio. Si. Lo conoscevo. Sarà stato il 1988. O forse l’anno successivo. Poco importa. Così come nulla conta il fatto che sia scomparso un paio di settimane fa. Ho meditato a lungo (complici le festività di Natale) se scrivere o meno. Ancora un sì. A Mauro queste quattro righe, sotto sotto, avrebbero fatto piacere. Visto il suo carattere schivo avrebbe commentato con un ghigno scuotendo la testa nascosta dal suo cappellaccio orrendo, ma di marca.

Monza ricordo di Mauro Ronzoni

Era la seconda metà degli anni Ottanta quando sentii parlare di lui per la prima volta. Da un costruttore monzese preoccupato di non riuscire a realizzare una palazzina. Una sorta di timore reverenziale circondava Mauro. “E’ un mago” commentò il costruttore, politico ed eminente esponente della Monza da bere. Aggiungendo poi un sibillino:”del grigio dei regolamenti”. Vero. Mauro era l’uomo del grigio. Se qualcuno aveva un problema si rivolgeva a lui che aveva padronanza assoluta di leggi, leggine, codicilli ed anche semplici respiri dell’Urbanistica. Aveva una predilezione particolare per i mattoni. Come tutti gli architetti del resto. Riuscì persino a camminare, senza sporcarsi le scarpe, sulla “merda” urbanistica del 1992 che da queste parti è passata sotto il nome della “notte di San Giovanni”. Dove manette e sirene dei carabinieri risuonarono alte per giorni. In pratica la Tangentopoli nostrana arrivata in contemporanea a quella milanese.

Monza ricordo di Mauro Ronzoni: l’uomo

Tanti sono gli aneddoti. magari neanche immaginifici da raccontare. Dalla scatola di pasta con il suo nome tenuta come una reliquia nella bacheca del suo ufficio al terzo piano del palazzaccio. Piano nobile che da sempre ha custodito i segreti del mattone di Monza. Ai racconti della trasferta negli Stati Uniti a cui aggiungeva ogni volta un particolare diverso. Un viaggio on the road che lo aveva entusiasmato. Oppure quando mi aveva assediato per mesi con il suo recente acquisto. Presentato come se fosse la “venuta della Madonna” alla grotta di Bernadette. Altro non era che un’auto. Una Cugar grigia. Se non ricordo male. E non ricordo male. Niente di che, ma per lui un gioiello, un vanto unico vezzo. Ma questi sono i dettagli dell’uomo che possono interessare me stesso che li ho vissuti.

Monza ricordo di Mauro Ronzoni: l’architetto

Ronzoni era più di un semplice funzionario. Per decenni è stato l’Urbanistica a Monza. Non c’era finestra da spostare o palazzo da costruire che lui non fosse in grado di farlo. Azioni ardite, borderline, temerarie, ma che avevano sempre la copertura. L’operazione Centro Commerciale di via Lario se politicamente ha avuto molti padri, tecnicamente di mamma ne ha avuta una sola. Lui. Schivo, silente come le biciclette dei bersaglieri, aveva costruito l’impianto normativo su cui il castello si era basato. Altri si occuparono del parto politico (passò per un voto…).

Monza ricordo Mauro Ronzoni direttore generale

Divenne direttore generale del Comune per meriti acquisiti sul campo e non per via della politica che non stimava. Quando anni dopo il ministro Paolo Romani divenne responsabile dell’Urbanistica a Monza (per la verità avvenne il contrario…) il vero motore dell’assessorato era lui. Invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia. Lavorava nell’ombra. Negli ultimi tempi non se la passava bene fisicamente. Mauro non era uno che si lamentava.

Monza ricordo Mauro Ronzoni, il funerale

Al suo funerale c’era la Monza dei mattoni e del grigio cemento. Due le presenze significative. Il vecchio amico socialista Claudio Teruzzi. Quest’ultimo per gli amici democristiani era ed è semplicemente “bombolotto”. Era sinceramente commosso sino agli occhi lucidi. E per uno squalo piangere non è da tutti i giorni. E c’era pure l’altro “signore” del cemento monzese. Beppe Longoni. Quello che gli addetti ai lavori conoscono come “il mullà Omar”, uomo che non appare mai, ma dietro c’è sempre. Abile frequentatore di chiese ed avvezzo al profumo d’incenso, stava in disparte disorientato. Commentando la scomparsa dell’amico Mauro e dell’epoca finita. Per chi come il sottoscritto lo conosce da anni impegnato sul fronte degli affari, può garantire che la sua commozione era sincera. Con Mauro se ne vanno per sempre i “migliori” segreti del mattone di Monza. E forse tutti. Almeno quelli degli ultimi 30 anni…

Marco Pirola

 

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