Monza Regale: tre pallottole per il re e il funerale della Villa

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    L’associazione mette in scena il processo Bresci a 120 anni dalla morte di Umberto I

    Monza Regale fa i conti con la storia della città. Compito difficile per chiunque. Figuriamoci per gli “indigeni” come può essere il sottoscritto che vi è nato. Ci vive e spera, il più tardi possibile (non ho fretta), di morirci. Magari non proprio come Umberto I. Che nasca poi una nuova associazione culturale, in una città come quella di Teodolinda dove i detrattori non mancano, può non essere una novità. Altrettanto che ne facciano parte stimati professionisti e “astanti” della società civile. Fregherà poco a qualcuno sapere che ne faccia parte pure io. Sì, avete capito bene. Io. Quindi siete autorizzati a fermarvi nella lettura. Me ne farò una ragione. Vi perderete, ve lo assicuro, un “qualcosa” che i miei compagni di viaggio non si meritano. Perché lo spettacolo “Tre pallottole per il re” è più di una rappresentazione teatrale. E’ l’inizio del funerale della Villa Reale di Monza. È un tentativo di fare i conti con la storia. Con una città che deve a quel gesto l’inizio di un tramonto durato 100 e passa anni.

    Monza Regale, lo spettacolo

    L’appuntamento è fissato alle 21 di mercoledì 19 giugno al teatro Binario 7. Sul palco “Tre pallottole per il Re” , atto unico per la regia di Luisa Gay. A recitare saranno avvocati del Foro di Monza e Milano. Con loro anche imprenditori, commercialisti e alcune personalità della società civile monzese che daranno volto e voce ai vari personaggi. Il copione l’ha scritto con passione Luisa mischiando antico e moderno. Sacro e profano. Storia e cronaca. Bravura di taluni con la mia cialtroneria personale.

    Monza Regale i compagni di viaggio

    Se vi aspettate un mero elenco di chi sarà o non sarà sul palco e di quelli in platea, potete fare un secondo stop alla lettura. E visto che Luisa (la regista, donna di straordinaria capacità, pazienza ed intuito) mi ha affibbiato la parte del cattivo (Francesco Crispi) voglio onorare sino in fondo la sua scelta.

    monza regale bresciMonza Regale, quegli uomini da palcoscenico

    L’avvocato Bruno Santamaria non avrebbe potuto fare se non la parte di Saverio Merlino appassionato difensore di Bresci. Il suo tocco di napoletanità calata nella parte se proprio non è da Oscar almeno da Giovannino d’oro. Avio Giacovelli, regale nel portamento e nel sostenere l’accusa. Il primo ad imparare la parte a memoria. Carlo Cappuccio che è riuscito in poco tempo a passare dalla toga alla divisa imperiale di luogotenente del re. A suo agio nonostante la bardatura. E poi i due con cui io (Francesco Crispi) litigo. Filippo Turati giovane socialista d’assalto che non è molto d’accordo sulle cannonate contro la folla. Claudio Gay ci ha messo tanta di quella passione nella parte che avrebbe voluto strangolare Crispi di persona per quello che ha fatto e me per come recito. Visto che è un ottimo attore professionista non potrebbe che uccidermi. Franco Brambilla nei panni di Cesare Lombroso è credibile come Al Pacino in quelli di Scarface. La nostra litigata scenica passerà non alla storia e men che meno alla cronaca, ma sicuramente rimarrà nei miei ricordi piacevoli di questi mesi di prove. Sandro Scotti chi se lo immaginava così sul pezzo nel recitare in dialetto monzese. E poi lui che non recita, ma c’è sempre. Ettore Radice factotum, ideatore, motore dell’iniziativa. Un po’ come il prezzemolo sugli spaghetti alle vongole. Indispensabile. A lui va il mio grazie per essere riuscito a fare quello che noi non riuscivamo nemmeno a pensare. Tanto. Cioè tutto. Daniel Fiuggi invece sembra uscito da un teatro fumoso e poco illuminato di quello degli anni Sessanta. Bravo. Nonostante l’età recita Gaetano Bresci che è un piacere.

    Monza Regale, le donne attrici per una sera

    Ecco. Dopo aver citato gli uomini tocca alle donne. Come ho detto prima infatti non voglio fare anticipatamente la fine di Umberto I. E qui sorge già un problema. L’ordine di apparizione in questo miserando e miserevole articolo. Fuori concorso la regista che ha meritato una citazione a parte, le altre? Scartato l’alfabeto troppo banale e scontato. Ci provo lo stesso. Delia Rimoldi, la regina Margherita. Lei recita benissimo e meriterebbe un applauso per essere arrivata in corso d’opera a colmare una lacuna nostra. Quella del ruolo della Regina. Provate voi a sbagliare una scelta così importante. Non correremo questo pericolo perché lei è veramente una brava attrice. Maria Teresa Oldoni nei panni dell’ombrellaia, amica dell’imputato, testimone chiave del processo. Una piacevole sorpresa. La scelta “rivoluzionaria” della regista di affidare il ruolo del presidente del Tribunale a Patrizia Lissoni, vulcanico e vincente avvocato nella vita si è rivelata credibile, sciolta e regale sul palco. Antonetta Carrabs, poetessa, che vive di sogni, cultura e parole non poteva che fare una giornalista. Così come Tiziana Achilli la Lilly Gruber dell’epoca. La tesoriera dell’associazione Monza Regale, colei che fa firmare i fogli di presenza, Raffaella Pirotta, è inviata speciale di simpatia e bravura. Ed infine Elena D’Angelo che ha fornito i costumi d’epoca. Senza di lei avrei recitato in Lacoste. Sarebbe stata un’idea…

    Marco Pirola

    P.S.

    L’appuntamento è per le 21 di mercoledì 19 giugno al teatro Binario 7. I biglietti si possono trovare alla Pro Monza sotto i portici del Comune. Platea 15 euro, galleria 10 euro. E come direbbe il Crispi-Pirola: Lo spettacolo? Una cannonata…

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