Monza, patteggiamenti in vista per Clean City

salvatore bellomo
Brianza, Salvatore Bellomo, il pubblico ministero di Monza che ha condotto l'inchiesta

sangalli.nuovabrianza.it

Clean City, in Brianza raffica di patteggiamenti in vista per l’inchiesta della Procura di Monza che ha scardinato il sistema della raccolta dei rifiuti in Brianza. Dopo la richiesta dell’accusa di giudizio immediato e quindi di processo, ora arriva la possibilità di patteggiamento. Weekend di lavoro per Salvatore Bellomo, il magistrato che ha condotto le indagine sugli appalti truccati a Monza, Pioltello, Cologno e Frosinone. Tra oggi (lunedì 3 marzo ndr) e domani farà la sua proposta agli avvocati per chiudere il processo subito con questo strumento previsto dalla legge.

GLI ULTIMI SVILUPPI DI CLEAN CITY – Non è cosa da poco per un pubblico ministero calcolare l’offerta di patteggiamenti per tutti gli imputati. Una sorta di trattativa tra accusa e difesa prevista dal codice. Venerdì scorso, il pubblico ministero monzese ha iniziato ad incontrare gli avvocati per un colloquio nel suo ufficio di piazza Garibaldi. Una sorta di carotaggio per vedere se chiudere il processo in tempi brevi oppure andare a dibattimento con un dispendio di energie  di qualche anno. “L’offerta che l’accusa farà è non trattabile” è stato molto chiaro il magistrato siciliano. Raffaele Della Valle, vecchia volpe del foro che difende la famiglia Sangalli, ha incassato e farà da “mediatore” con i suoi clienti tra le altre cose già ben disposti verso una soluzione del genere. Anche tutti gli altri imputati pendono dalle labbra del siciliano di ferro che una volta formulata la proposta di patteggiamento non indietreggerà nemmeno di un metro. L’accettazione di un patteggiamento non implica necessariamente un’ammissione di responsabilità. Almeno secondo la Corte di Cassazione. Forse per l’opinione pubblica non è proprio così. Proprio per questo sabato e domenica di lavoro per lui. Un lavoro di lima più che di scalpello per distinguere le varie responsabilità avute nella vicenda. Del resto, si potrebbe sintetizzare la vicenda patteggiamenti con una battuta a lui cara a Bellomo:” E’ necessario chiedersi se la pillola contro l’ipertensione si concilia con il viagra”.

LA VICENDA CLEAN CITY-SANGALLI – Negli scorsi giorni c’era stata la richiesta di giudizio immediato della Procura di Monza per l’inchiesta Clean City. A quasi tre mesi dall’ondata di arresti sugli appalti pubblici per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in odore di mazzette, i pm Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo volevano mandare a processo 44 imputati a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta pubblica, truffa aggravata ai danni di ente pubblico ed emissione di fatture false. ma il rito immediato è propedeutico alle richieste di patteggiamento. CLEAN CITY GLI ACCUSATI – L’11 dicembre 2013 gli uomini della Guardia di Finanza di Monza hanno eseguito l’arresto di 26 persone, di cui 14 in carcere, 12 agli arresti domiciliari e 15 con l’obbligo di dimora nel Comune di residenza tra Lombardia e Puglia. Dopochè gli inquirenti hanno chiuso le indagini, si sono aggiunti 3 imputati per reati minori e sono diventati una trentina i capi di imputazione. In carcere sono rimasti soltanto gli assessori di Andria nel Barese, mentre tutti gli altri hanno lasciato la cella per gli arresti domiciliari e ora, con la richiesta di giudizio immediato, si attende una raffica di richieste di reimissione in libertà. LA VICENDA – Al centro delle indagini la «Sangalli & C.» di Giancarlo Sangalli (ai domiciliari per via dell’età avanzata avendo più di 80 anni) e i tre figli Patrizia, Daniela e Giorgio (che hanno ottenuto i domiciliari dopo avere reso piena confessione), ritenuti l’epicentro del sistema corruttivo per aggiudicarsi appalti per un valore complessivo di oltre 260 milioni di euro.Oltre alla famiglia Sangalli, sono imputati l’ex assessore monzese Pdl all’Ambiente e al Patrimonio Giovanni Antonicelli, agli arresti domiciliari e anche Giuseppe Esposito detto Peppe o’ Curt, il presunto boss della Camorra napoletana appena condannato a 14 anni e mezzo di reclusione per associazione a delinquere.

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Il Tribunale di Monza

GLI APPALTI GALEOTTI – Due gli appalti pubblici del Comune di Monza finiti nell’inchiesta. Per l’appalto sulla raccolta dei rifiuti (assegnato nel 2009, valore 127 milioni di euro) sono imputati anche la dirigente del settore Ambiente del Comune di Monza Gabriella Di Giuseppe. Il presidente e un componente della commissione Ambiente dell’epoca, rispettivamente Antonio Gabetta e Daniele PetrucciUn membro della commissione giudicatrice della gara, Claudio Brambilla, leghista, già capo gabinetto del sindaco Marco Mariani e segretario comunale in una decina di Comuni in Provincia di Lecco e Bergamo e il consulente nominato per predisporre il capitolato tecnico, Stefano Mambretti. Per l’appalto per la manutenzione del cimitero comunale (assegnato nel 2010, del valore di 3,5 milioni) sono imputati il geometra del Comune Antonio Esena e l’imprenditore Roberto Malegori.

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