Monza pane e pizza romana da Gro

monza pane e pizza

Grō, grano e gusto, ma non è il solito panettiere Una nuova bottega di quartiere per palati fini

Monza pane e pizza romana, ma anche qualcosa in più. Molto di più. Una sfida. Tradizione culinaria e punto d’incontro. A cominciare dalle materie prime usate come il grano. Passando per il prodotto finale come lo può essere una pagnotta popolare o una pizza particolare. La romana declinata in mille versioni. Per finire alla scommessa. Quella di aver creato un punto di aggregazione di quartiere come non se ne fanno più. Se vi limitate a queste prime righe, potrebbe sembrare uno scritto d una banalità anche culinaria disarmante. Magari una delle tante in giro nell’Italia. Paese “godereccio” che svuota le botteghe di quartiere e riempie kebabbari e premia gli stellati. No. Siete fuori strada. Se siete convinti di questo, nonostante il mio no, fermatevi qui a leggere. Il resto non fa per voi.

monza pane e pizza nuovabrianzaMonza pane e pizza da Grō

Grō è il negozio. Via Col di Lana 20, Monza. Anzi, Seguina. Chi mastica (è proprio il caso di dirlo visto l’argomento…) della città che fu dei Savoia, ma anche di Gaetano Bresci, sa quanto stia nel cuore degli abitanti questo piccolo quartiere alle spalle di San Biagio. Dal nome improponibile. Nato da una storpiatura del nome Erzegovina. Terra da dove arrivavano le famiglie circensi ai tempi di Umberto I o giù di lì. Un tempo periferia operaia divisa tra circoli socialisti e democristiani. Ora agglomerato in cui i negozi di quartiere stanno tornando. Alla faccia dei supermercati. Popolato di gente che si saluta ancora. In una città che, come tante altre, ha perso lo smalto della vita di bottega nel senso nobile del termine. Ed eccola la sfida. Quella scommessa per cui un paio di imprenditori decidono di investire sulla semplice tradizione. A cominciare dal cibo “elementare” come lo possono essere pane e pizza.

Monza pane e pizza

Croccante e dorata. I punti fermi della pizza romana oggi. C’è chi la vuole “bassa e scrocchiarella” (i puristi). Chi la offende dandole del “cracker” (i seguaci della napoletana). Da Grō in via Col di Lana ci sono tutte queste “contraddizioni” culinarie. C’è quella classica con pomodoro ed acciughe. E quella al miele e formaggio. E poteva mancare quella alle puntarelle? No. Pizza romana, senza inseguire la new wave che ha nobilitato quella napoletana. Fino a farle meritare il riconoscimento dell’Unesco in quanto patrimonio dell’Umanità. Non c’è bisogno di scomodare il divino Artusi o la popolare sora Lella trasteverina. C’è Grō. Arredato con gusto, avvolgente ed accogliente. In tali tempi da lupi e con questi chiari di luna nel settore, vale la pena accettare la sfida…

Marco Pirola 

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