Monza molestie ai vicini condannati per stalking

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Il magistrato di Monza condanna due condomini per atti persecutori ai vicini di casa

Monza molestie ai vicini di casa e una coppia viene condannata a 3 anni di carcere. E pure senza sospensione della pena e neppure con la concessione delle attenuanti generiche. Il Tribunale di Monza ha condannato due condòmini di 49 e 45 anni con l’accusa di atti persecutori l’accusa. Chi lo ha detto che siamo nel Paese dei campanelli? In Italia puoi “picconare” i passanti per strada e sei subito fuori. Ma per fotografie (vedi caso Corona) o per una lite da condominio puoi finire dietro le sbarre immediatamente.

Monza molestie e condanna

Il Tribunale di Monza ha condannato due imputati per il reato di “atti persecutori” più noto alle cronache dei giornali come stalking. “Gli atteggiamenti degli imputati hanno provocato nelle parti lese un perdurante e grave stato di ansia e paura tale da aver comportato molteplici e significativi mutamenti nelle vite degli inquilini. Un danno irreparabile per due vicini di casa della coppia “terribile” come può essere quello di cambiare abitazione.

Monza molestie l’escalation

Il copione della lite viene recitato migliaia di volte in tutti i condomini d’Italia che si rispettano. L’escalation del caso trattato è da “crescendo rossiniano” dei dispetti. Per il giudice di Monza riflette la man mano crescente aggressività degli inquilini che per un periodo di tempo lunghissimo, l’hanno riversata sui vicini di casa. Non si tratta di mancata educazione, ma di vere e proprie vessazioni. Parolacce sulle scale. L’ascensore chiamato senza scopo se non quello di impedire agli odiati vicini di usarlo. Bambini offesi con termini “pesanti” del tipo “indemoniata da buttar giù dalle scale”. Parlare male alle spalle con altri condomini. Poi il salto di qualità. Vandalizzare la porta d’ingresso con disegni osceni “dedicati”. La colla nella serratura della porta di casa. Tranciare il filo del contatore elettrico per far mancare la luce in casa dei vicini.

Monza molestie la telecamera

Gli inquilini vessati ad un certo punto piazzano una telecamera puntata sul loro ingresso. La coppia rivale promuove un’assemblea condominiale per chiedere invano di rimuoverla dal pianerottolo. “Questa cosa viola il decoro del condominio stesso e la privacy, libero io di salire quando e come voglio anche solamente a fumarmi una sigaretta o telefonare in quel pianerottolo senza che nessuno debba riprendere la mia persona”. L’amministratore di condominio però resiste. Infine arriva il magistrato di Monza a risolvere la questione con la condanna. Appello permettendo.

Marco Pirola

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