Monza: Malato di Sla? Allo stadio sei un “disturbo”

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Monza, malato di Sla? Allo stadio sei un “disturbo”. Questa storia si potrebbe intitolare, altrimenti, “per gentile concessione”. Del Monza Calcio, che gestisce l’impianto e del Comune di Monza che lo possiede. Parliamo dello stadio Brianteo dove in queste ore si sta festeggiando il 2 a zero contro i cugini del Como. Festeggia il presidente Armstrong (che si è affrettato su facebook a negare l’intenzione di vestire al più presto i panni di ex presidente, ndr) e pure i soliti politici che nei fine settimana sgambettano allegramente su e giù per le tribune. A dire la verità ci sarebbe anche un’altra persona a cui piacerebbe sgambettare, ma non può. Si chiama Alberto Augustin, ha 64 anni e da tre è affetto da Sla, la sindrome laterale amiotrofica, malattia che impedisce gradualmente a chi ne è colpito di svolgere qualsiasi movimento del corpo. Alberto Augustin ha già perso l’uso delle gambe e da due anni è costretto ad utilizzare una carrozzina.

Quello che non ha perso, però, è l’attaccamento alla sua squadra. Cuore biancorosso sin dalla storica Monza – Como del 1966. Da quell’anno in poi non ha smesso di tifare Monza e di andare allo stadio. Solo che da tre anni a questa parte è sempre più difficile e non  per la malattia. A raccontarlo è il figlio Andrea, 38 anni, dei Sab Ultras Monza: “Nonostante quello che ha, mio padre ha voluto continuare ad andare allo stadio – racconta – così abbiamo presentato tutta la documentazione al Monza per chiedere l’ingresso gratuito, così come avevamo già fatto senza problemi con la Juventus . All’inizio ci avevano risposto forse, ma non è quello il punto, anche se ci è capitato di arrivare e scoprire che non c’era nemmeno l’accredito. Ogni volta ho dovuto arrabbiarmi per ottenere qualcosa. Comunque alla fine ci hanno risposto positivamente, ma abbiamo scoperto che l’unico posto cui è possibile accedere – non senza mille difficoltà – con una carrozzina è la curva”. In pratica lo Stadio, in qualsiasi altro punto, è inaccessibile ad un disabile in carrozzina. 

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Curva, va precisato, pure allo scoperto con il rischio che quando piove – come è successo – per Alberto Augustin sia impossibile riparare se stesso e il suo mezzo di trasporto. Di spostarlo a bordo campo, come accade in quasi ogni stadio del mondo, non se ne parla: “In questi anni – prosegue Andrea – ci è capitato di chiedere permessi anche ad altre società come è accaduto a Bra, che faccio notare è una società dilettantistica. Hanno sistemato mio papà a bordo campo, assicurandosi in caso di pioggia che quattro addetti provvedessero a portarlo in tribuna centrale. La stessa cosa è successa a Bassano, dove un giocatore ha anche regalato la maglia a mio padre. A Monza non ho ricevuto mai nessuna assistenza, a parte quella degli amici della curva. Una volta si sono persino offerti di portarlo in braccio fino al suo posto”.

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La guerra di Andrea per aiutare il padre ad assistere alle partite è stata costellata da spiragli di speranza ed amare delusioni. Compresa quella di non ricevere risposta alcuna né dal Comune né dalla società. “Ho scritto due volte al presidente Armstrong – precisa Andrea – una volta in italiano e una seconda volta in inglese. Mai una risposta. Ho scritto al sindaco su facebook inutilmente. Quando mi sono rivolto ai Servizi sociali mi hanno risposto che la competenza era del settore Sport e così via“.

Anche se sembra impossibile, non è finita qui, perché anche parcheggiare allo stadio per un disabile è un’impresa. Nessuno spazio riservato né nei pressi degli accessi, come dovrebbe essere, né in alcun altro spazio. Ancora una volta, “per gentile concessione” per Alberto Augustin si sono aperti i cancelli del parcheggio interno, occupato da stampa e televisioni. “La cosa più brutta – conclude Andrea Augustin – è che la storia di mio padre è sintomatica della condizione di tutti i disabili che magari vorrebbero andare allo stadio, ma piuttosto che passare questa odissea preferiscono rinunciare”. Insomma, meglio non disturbare.

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