Monza lezione di vita e la rivincita dell’oratorio

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I Black Block di Francesco? Famiglie e bambini

Monza lezione di vita dal popolo di Papa Francesco. Il popolo degli oratori ritorna in pista. Ma io quella gente li proprio non la capisco. Per niente. Arrivano intruppati al parco di Monza in un milione. Settecentomila. Cinquecentomila. Fate come volete. Tanti insomma. Tantissimi. Manco uno con il passamontagna. Un manico di piccone taroccato da asta per la bandiera. Un fumogeno. Un petardo infingardo. Sfilano per ore per Monza, Lissone, Vedano, Biassono e non c’è nemmeno un’auto incendiata. Una vetrina fracassata. Un cassonetto ribaltato. Un carabiniere ferito. Una manganellata della Pula. Nulla di tutto questo. Niente di niente. Solo passeggini e qualche orsacchiotto da dare al Papa. Una giornata in piazza dove tutto si è svolto in maniera regolare. Solo i treni non smentiscono la loro fama arrivando in ritardo pure nel giorno del Papa. Ma si sa. C’è stato un tempo in cui questi arrivavano in orario, ma è acqua passata. Dicono…

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Monza lezione: i Black Block del Papa

Tranquilli. Pacifici. Ordinati e perfino puliti. Nulla di paragonabile alle manifestazioni cui i giornali e televisione ci hanno abituato dentro e fuori gli stadi. Niente a che vedere con i black block. Nemmeno un vaffanculo qualsiasi sussurrato. Uno slogan razzista. Un morte agli infedeli qualunque. Un pagherete caro se non la maglietta dell’evento. Un pagherete tutto se non il conto del panino con il “bologna”. Questi qui sono venuti in un milione ad invadere Monza e si sono portati via pure la spazzatura? Ma non ci credo. Eppure alle 19 di sabato, il pratone che vide le gesta di cavalli famosi, era pulito. Cose dell’altro mondo. Vergogna. Non funziona così in Italia. Anni di concerti spazzatura e cartacce politiche così. Cancellati in un pomeriggio. I Papa Boys hanno rovinato la reputazione di decenni di manifestanti e manifestazioni. Vergogna ancora.

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Monza lezione: una giornata particolare

“Nessuna criticità sull’ordine pubblico” dicono Questura, carabinieri, prefetto Finanza, persino le guardie carcerarie che si sono “godute” (si fa per dire) l’ora d’aria al parco. Ma allora che minchia di persone sono questi Papa Boys? Lo sanno di essere nel torto? Che in Italia non funziona così come hanno fatto loro a Monza? E’ curioso. Nel Paese del G8, dei Savonarola, dei Masanielli, delle Pantere, dei Girotondi, delle Piazzepulite, dei Dirittizero, degli Annozero, degli Ammazzatecitutti, degli Indignados, dei Forconi, delle Onde, dei Disobbedienti, degli Antagonisti, dei Ribelli, dei Camaleonti, delle menzogne e delle cene eleganti, nessuno impara da loro. Non menano per una squadra di calcio. Non si accoltellano fuori dalla discoteca. Vanno a migliaia ai raduni. E sono sempre in prima linea quando il Papa chiama. Con i loro passeggini, orsacchiotti, bandierine. Con i loro sacchetti della spazzatura portati via. Con il loro sorriso e voglia di vivere. E con quelle parole che ronzano nell’orecchio sino a sera sul “popolo di Dio che non ha paura di ospitare perché è lì che è presente Dio”…

Marco Pirola

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