Monza la macchina del tempo esiste: l’ha inventata l’Inps

monza la macchina del tempo nuovabrianza

Un artigiano di Monza riceve risposta dall’Istituto di previdenza sociale dopo 36 anni

Monza la macchina del tempo esiste. L’ha inventata l’Inps. Dal 1984 sono passati 36 anni. Eppure soltanto quest’anno, nel 2020, l’Inps ha risposto ad un cittadino di Monza che aveva presentato una domanda di ricongiunzione previdenziale. Ci sarebbe anche da festeggiare visti i chiari di luna e i tempi da lupi, se non fosse che la pensione è stata respinta.

Monza la macchina del tempo deve avere le ruote bucate

Nel 1984 erano gli anni dell’edonismo “reganiano” di Roberto d’Agostino e di Renzo Arbore. Sandro Pertini era presidente e l’Italia ancora campione del mondo di calcio. Nella Juve giocava Michel Platinì e vinceva l’ennesimo scudetto (come attualmente ahimè…). In Italia non ci sono ancora i telefoni cellulari. I Queen vanno a Sanremo. Al governo c’è Bettino Craxi e Silvio Berlusconi è di là da venire. In 36 anni si sono alternati 22 governi e 17 presidenti del Consiglio. Cinque presidenti negli Usa, altrettanti della Repubblica italiana. La Juventus ha vinto altri 16 scudetti. Freddy Mercury è morto, l’Urss non c’è più ed è finito l’apartheid. Tangentopoli è arrivata e passata.

Monza la macchina del tempo e il protagonista

Protagonista suo malgrado Bernardino Villa, monzese di 63 anni. Padre di famiglia e allevatore di canarini per passione. Il 63enne aveva 15 anni quando ha iniziato a lavorare come apprendista. Dopo il servizio militare, ha fatto il manutentore come dipendente per aziende private e anche per Enti pubblici. Ospedale San Gerardo e Comune di Monza compresi. Infine l’artigiano. In pensione ci è andato l’anno scorso, ma con la quota 100. E sin qui niente di strano. Così come niente di anomale c’è nel fatto che l’artigiano monzese abbia conservato tutta quanta la documentazione. Grazie alla quale si è potuto ricostruire la vicenda.

I burocrati lunari

L’avvocato Claudio Orlando si è fatto carico di seguire la causa. Nei contributi previdenziali c’è un buco di 2 anni di quando ha lavorato come dipendente pubblico. Ora tutta la posizione previdenziale la segue l’Inps. In passato gli Enti erano diversi e, al passaggio da una categoria all’altra, bisognava fare la ricongiunzione ossia un Ente doveva versare a quello successivo i propri contributi per il calcolo finale della pensione. La domanda all’Inps è stata presentata nell’ottobre del 1984.

La mezza pensione

Bernardino Villa nel frattempo, dopo innumerevoli vicissitudini non ancora risolte, è riuscito ad andare in pensione. Ma con una pensione di importo inferiore a quella a cui avrebbe diritto se la sua situazione contributiva fosse stata valutata correttamente. Dopo esattamente 36 anni dalla domanda, l’Inps ha risposto nel maggio scorso (ma la lettera è arrivata a luglio) che la domanda è stata respinta e non spiega neanche i motivi.

La beffa

Dopo aver lavorato per 40 anni come dipendente e uno come artigiano, gli hanno riconosciuto una pensione come artigiano. Un particolare non da poco perché questo significa un importo inferiore che viene percepito a fine mese. Dall’Inps ha anche ricevuto un’altra comunicazione. L’Istituto gli riconosce un’ indennità una tantum di quasi 8mila euro. Cifra che non gli sarà corrisposta perché l’importo é inferiore a quello trasferito all’Inps con i contributi. Una beffa nella beffa. Ma si consoli il “povero” Bernardino Villa. Le risposte dell’Inps sono un po’ come certe gufate. Allungano la vita…

Marco Pirola

 

 

 

 

 

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here