Monza la Candy se la mangiano i cinesi

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Una “caramella” da 475 milioni. Un altro marchio del made in Italy che lascia il Belpaese

Monza la Candy finisce nell’orbita del dragone cinese. La famiglia Fumagalli molla il colpo. E come dire di no davanti ad un’offerta di 475 milioni di euro. Se ci fosse stato ancora Peppino Fumagalli, il dottor Peppino, col cavolo che la sua creatura sarebbe finita in Cina. Ma “pecunia non olet” e il Celeste Impero si aggiudica un altro tassello del made in Italy e della Brianza in particolare. Il gruppo cinese Qindao Hayer si compra, per 475 milioni di euro, gli elettrodomestici Candy. Lo annuncia un comunicato del gruppo quotato alla Borsa di Shanghai sottolineando che acquisirà il 100% dell’azienda dai due soci italiani. La società della famiglia Fumagalli è solo l’ultimo dei marchi italiani che passa in mani estere. Sic…

Monza la Candy modello “involtino primavera”

Ora ci verranno a raccontare che il gruppo acquirente è serio. Vero. Che il mercato guarda ad Est. Altrettanto. Che i tempi sono quelli che sono. E chi lo mette in dubbio. Io aggiungo che i soldi offerti sono pure tanti, ma non troppi. Che dopo il Milan e la mia Beanamata Inter perché una lavatrice non può parlare cinese? Di acqua sotto i ponti del Lambro ne è passata dai tempi del mitico fondare Niso Fumagalli e dal fratello Peppino. Due signori ottocenteschi che per decenni sono stati il “motore” anche culturale di Monza e del territorio. Ne sono fiorite di rose nel roseto della Villa Reale che porta il nome della famiglia. Da quando l’appuntamento di maggio era il numero uno dei concorsi internazionali per le rose più belle del mondo. Un’eternità da quando Niso aveva voluto come madrina Grace Kelly. Mica qualche “sfigato” giocatore del Milan o dell’Inter che per contratto deve presenziare alle manifestazioni.

Monza la Candy passato e futuro tra aneddoti e verità

Togliamoci subito un peso e senza fare il mago. Il futuro della Candy sta nei numeri del colosso cinese che l’ha acquistato. Enormi. Il passato sta appunto nei fondatori. Nel campo di prigionia americano della Seconda Guerra Mondiale dove Niso vede la prima lavatrice. attrezzo ancora sconosciuto in Europa. Il nome geniale Candy è un capolavoro di marketing. Sta ad indicare appunto la caramella in inglese. Facile da imparare, ricordare e comperare. Un impero italiano. Il loro. Orgoglio della Brianza industriosa.

Monza la Candy altri aneddoti

La stessa azienda che una quindicina di anni fa aveva comperato la Hoover inglese con l’avanzo di cassa senza ricorrere al debito con le banche. Ora se la sono comperata i rivali. Era una delle poche società in Italia di altissimo livello non quotate in Borsa. Gestita in maniera famigliare quasi maniacalmente. Il tutto obbediva ad un codice. Come quella regola non scritta per cui uno della famiglia doveva necessariamente rimanere a casa quando gli altri erano via per lavoro o ferie. Così come era “impedito” ai componenti di salire a bordo dello stesso aereo. Ecco, forse i cinesi, pazzi per il made in Italy, queste cose non le sanno ancora. Un altro pezzo della Brianza che se ne va. Che rimane? Ah già, il Monza calcio. Dimenticavo…

Marco Pirola

 

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