Monza, no ai patteggiamenti per Clean City

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Monza, inchiesta Clean City il giorno del gran rifiuto. Gli avvocati di due imputati, Antonio Gabetta e Daniele Petrucci, Lele per gli amici, hanno depositato il loro rifiuto alla richiesta di patteggiamento da parte del sostituto procuratore di Monza Salvatore Bellomo. Tre anni e 200mila euro di richiesta per chiudere subito ogni pendenza, sono stati ritenuti troppi per le accuse mosse e la difesa è passata al contrattacco depositando in cancelleria del Tribunale una memoria durissima che ribatte tutte le accuse sostenute dai pm. Non solo, ma un’eccezione procedurale importante di cui si discuterà nella prima udienza del processo abbreviato prevista per il 4 giugno. Eccezione che verrà riproposta sino alla Cassazione. La carta che gli avvocati della difesa si giocano si basa sul mancato interrogatorio dei due e sul fatto che le accuse mosse arrivano da intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni di Giovanni Antonicelli. In sostanza, dicono, per giustificare tale tipo di rito non bastavano le prove raccolte dall’accusa, ma occorreva anche l’interrogatorio degli accusati e non il semplice invito arrivato da piazza Garibaldi, di farsi interrogare spontaneamente. Si preannuncia così una battaglia che vedrà in aula un serrato confronto tra la famiglia di Giancarlo Sangalli e Giuovanni Antonicelli da una parte e Gabetta e Petrucci dall’altra. In mezzo migliaia di intercettazioni e documenti che vanno a costituire i 19 faldoni dell’inchiesta che ha portato agli arresti di dicembre.

Giancarlo Sangalli, 81 anni, imprenditore di Monza coinvolto in Clean City
Giancarlo Sangalli, 82 anni, imprenditore di Monza coinvolto in Clean City

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