Monza Giovannino d’oro un premio per il “maestro”

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    A furor di popolo la massima onorificenza cittadina verso Giancarlo Nava

    Monza Giovannino d’oro quest’anno non può che essere del “maestro”, al secolo Giancarlo Nava giornalista in Monza. Leggo la proposta su la pagina Facebook Easymonza e non posso che essere felice e d’accordo. Anche se i due concetti non sempre viaggiano paralleli. Leggo. Anche se gli scongiuri sono d’obbligo. A cominciare dai suoi. Stavolta voglio dare il mio pigro contributo alla causa del “maestro”. Se lo merita. Non vorrei che questo modesto contributo vergato dalla mia pigra mano, fosse scambiato (in primis da lui) come un’orazione funebre. Voglio rassicurare i seguaci e lui stesso in primis. Giancarlo pur proveniendo dal secolo scorso, è più vivo e vegeto che mai. Anzi pimpante di entusiasmo contagioso. Averne certi lunedì mattina…

    Monza Giovannino d’oro, il personaggio

    Dicono che Giancarlo faccia il giornalista. Vero. Personaggio in pensione che è un po’ come certi pretoni di provincia “sacerdos in aeterno”. Giornalista è però alquanto riduttivo nei suoi confronti. Lui, uomo di chiesa, odoroso d’incendio per via di quella lunga militanza a “Il Cittadino” è da sempre più incline alla penombra della sacrestia. Sono sicuro che ora stia partendo un altro “saraccone” da oratorio per averlo portato davanti all’occhio di bue che regola i ritmi del teatro della vita. Seppur da un modesto palcoscenico come il mio. Seppur non dovendogli professionalmente nulla (non è vero). Osservandolo nella sua attività di attento osservatore della realtà monzese come è stato ed è tutt’ora, ho imparato molto. Giancarlone infatti è stato qualcosa di più per una città avvolta dalla bambagia come Monza. Un testimone, uno spacciatore di ricordi che la sua veneranda età (e qui parte la sua seconda innocente imprecazione, ne sono sicuro…).

    monza giovannino d'oro nuovabrianzaMonza Giovannino d’oro il perché di una scelta

    Attento cultore della sua Monza che poi per tanti anni è stata anche la mia. Deus ex machina del più “potente” giornale locale per decenni. Forgiatore di generazioni di colleghi che, nati sulla carta, han dovuto fare i conti con il virtuale dei Social e l’effimero dei like. Proprio per questo sono contento che la proposta arrivi da uno strumento di informazione lontano dalla sua formazione, ma vicino perché lo sa sfruttare sapientemente. Ieri con gli scritti e il suo lavoro di redazione. Oggi con le sue foto storiche che aprono una breccia nei ricordi e insegnano alle nuove generazioni che cosa è stata Monza. Ma c’è un altro motivo che pochi sanno per cui Monza deve andare fiera di Giancarlone.

    Monza Giovannino d’oro, Gianca il turista

    Negli anni Sessanta l’inventore (chiamiamolo così) della diffusione della cultura turistica sui giornali fu Max Monti del Corriere della Sera. Non esistevano pubblicazioni e il turismo era monopolio della rivista ingessata del Touring. Il decano aveva avuto l’idea che per far conoscere le varie località turistiche del mondo fosse necessario scriverne. Giancarlo che di Monti era più di un amico, perfezionò il prototipo. Il risultato si vide nei decenni successivi. Un’eplosione di contatti, riviste, turismo di massa verso luoghi nemmeno studiati a scuola. Educational li chiamavano. Il gruppo di Max Monti e della sua “spalla” Nava era il più ambito a cui essere ammessi. Ma il vero motore del gruppo era proprio la simpatia di Giancarlone.

    Monza Giovannino d’oro, la passione per le foto

    Non è mai stato fermo un attimo. Vuoi che sia la realizzazione dello stradario con tutte le vie di Monza. Vuoi che siano pubblicazioni con magnifiche fotografie d’epoca che ritraevano una Monza più vicina alla sua età che alla mia. Tesori che non dovrebbero andare persi, ma raccolti e messi a disposizione delle nuove generazioni. Spesso si tratta di fotografie che ha scattato lui stesso. Rare. Uniche. Pregnanti e niente affatto stantie. Un pozzo di ricordi da cui non sale melanconia. Affatto. Ma una gioia di vivere che oltrepassa le barriere del tempo e dello spazio. Perché uno come lui è proprio”sacerdos in aeterno”. Quest’ultimo concetto l’ho già espresso sopra. Lo so, ma volevo chiudere con un’immagine di lui che allunga la mano per dare uno scapaccione sul copino. Come certi preti di provincia che mi mancano tanto…

    Marco Pirola

    P.S.

    Non ho la più pallida idea ne il tempo di informarmi come funzioni la “cosa” delle candidature per ottenere l’onorifericenza. Ma se mi dite dove debbo firmare per lui lo farò volentieri

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