Monza funerali dei fratelli morti nell’incidente sul lavoro

monza funerali lamina

Un migliaio di persone ha dato l’addio ad Arrigo e Giancarlo Barbieri nella chiesa di Muggiò

Monza funerali tra lacrime e ricordi per i due fratelli morti quasi due settimane fa, nell’incidente sul lavoro alla Lamina di Milano. Se il funerale è il riassunto di una vita, quella di Giancarlo Barbieri e del fratello Arrigo deve essere stata una bella vita. Certo “segnata” da tragedie come nel caso del Giancarlo, ma un’esistenza ricca di affetti. Del Giancarlo. Uso volutamente un’espressione dialettale tipica della Brianza, perché loro due erano figli di questa Muggiò. Città cresciuta troppo in fretta, ma che nel momento peggiore per i suoi due figli, si è stretta attorno ai feretri. Identici anche nei fiori e nel dolore, allineati ai piedi dell’altare.

monza funerali lamina
A sinistra Giancarlo Barbieri. A destra il fratello Arrigo

Monza funerali: il rosario

Già un’ora prima per il rosario non c’era un posto a sedere. La dolce litania di Ave Maria intervallati dal Padenostro scivola via tra pensionati attempati, vicini di casa ed amici sinceri. Gente attenta. Qualche lacrima galeotta e partecipazione emotiva come solo in certe occasioni a Lourdes avevo visto in vita mia. Taccona, frazione operaia un tempo, dove abitavano i due fratelli, c’era tutta. La bandiera italiana listata a lutto che spuntava dal balcone di una villetta. Patriottismo non di facciata perché in quella fossa maledetta è morta l’Italia che lavora. Due fratelli, altrettanto figli di tutti noi.

Monza funerali: la messa

I gonfaloni della città di Muggiò e di Busto Arsizio, dove risiedeva Arrigo, dritti come pali sorretti da vigili urbani pietrificati nell’alta uniforme. Il sindaco ha fatto il sindaco con la fascia tricolore delle occasioni perdute. Il prete ha fatto il prete con la liturgia delle grandi occasioni. I quattro carabinieri in divisa, impettiti per tutta la cerimonia, hanno fatto i carabinieri partecipi e non solo per onorare la divisa. Persino i chierichetti c’erano tutti nelle loro vesti bianche innocenti. Tutti parte di un unico dolore tenuto assieme dalle melodie del coro. All’inizio della messa solo posti in piedi e un sagrato strappante di uomini e donne per una volta attenti. Niente foto, tv e cellulari. Maria De Filippi e la televisione minimalista  sono lontane anni luce. E soprattutto quegli applausi sparsi durante la cerimonia che in chiesa stonano perché hanno quel nonsochè di circostanza. Applausi arrivati solo dopo il discorso delle autorità. Pure il Prefetto ha voluto esserci e sono sicuro che stavolta non era per dovere d’ufficio. Come sincera è stata la proclamazione del lutto cittadino da parte del Comune.

Monza funerali: viaggio tra i ricordi e lacrime

La politica invece una volta tanto e per fortuna, non ha fatto la politica. L’ultimo dei liberali Pietro Zanantoni, compagno di classe di Arrigo, era seduto in silenzio con la barba sale e pepe che sembrava ondeggiare ad ogni movimento della pelata lucida. Era visibilmente commosso. Come lo era Domenico Guerriero per gli amici Mimmo, assessore in città. Se ne stava appoggiato al confessionale stretto nella sua giacca a vento. Rifletteva sul senso della vita che si porta via quattro persone mentre lavorano. In un amen. E poi la gente. Tanta. La signora con la pelliccetta che sapeva ancora di naftalina. Il vecchietto che ha trascinato le stampelle sino alle navate della chiesa un po’ chic come quella di Taccona voluta da don Giuseppe. Il pensionato che ha lavorato una vita come i due fratelli. Non sarebbe mancato per nulla al mondo. Non per curiosità, ma per dovere. I volontari della Croce Rossa al gran completo nelle divise rosse sfolgoranti. E quell’odore d’incenso delle grandi occasioni che ti fa capire anche con il meno usato dei sensi che il momento è solenne.

Monza funerali: il discorso del prete

Ho scritto discorso perché di tale fattezza è stata quella che “volgarmente” è chiamata omelia. Il prete ha citato Manzoni e la fede. Poi i ricordi legati ai due. La voglia di vivere e di sport di Arrigo. L’amore per i campeggi e quella “sensazione di leggera follia” di Giancarlo data dalla sua passione per la velocità. Un bel discorso intriso di speranza davanti ad una platea sedotta dalla lacrime ad un passo dai singhiozzi. E quando l'”ite missa est” è diventato realtà, la gente si è stretta con un abbraccio collettivo. All’unisono. Perché la voglia di comunità, di stare assieme è tanta in questo angolo di Brianza che all’apparenza sembra avere perso identità. Non è così. Il Giancarlo e l’Arrigo lo hanno dimostrato. Anche se a caro prezzo…

Marco Pirola 

 

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here