Monza, la Finanza da Brian & Barry

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Monza, la Guardia di Finanza “spoglia” Brian&Barry. La sezione Tributaria delle Fiamme Gialle di Milano di via Fabio Filzi ha iniziato da sette giorni una serie di accertamaneti sui proprietari del noto marchio di abbigliamento della Brianza che di recente è sbarcato anche a Milano in grande stile. Ed è proprio nel capoluogo lombardo che si sono posati gli occhi della Finanza. Il marchio Brain & Barry è famoso in tutto il mondo ed è di proprietà di Carlo, Claudio e Roberto Zaccardi che hanno costituito un impero a partire proprio dalla Brianza. Sono una cinquantina gli uomini delle Fiamme Gialle impegnati in questa operazione di accertamento alla ricerca di irregolarità. Computer, documenti, fatture sono stati visionate e materiale acquisito anche negli studi di alcuni commercialisti brianzoli. L’obiettivo è verificare la regolarità delle operazioni condotte dai fratelli Zaccardi soprattutto con le società estere a loro riconducibili. Un controllo “campione” lo definiscono in via Filzi, una sorta di “lotteria” che riguarda le maggiori società del settore abbigliamento e sulla ruota di Monza è uscito proprio il marchio Braian & Barry.

LA STORIA DEL MARCHIO – Tutto è cominciato nel 1985 a Monza con il primo negozio Brian & Barry, gestito dalla mamma dei tre fratelli. Nel 2003 i Zaccardi hanno acquisito il marchio Boggi e lo scorso anno gli imprenditori brianzoli hanno “raddoppiato” realizzando il “boutique department store” a Milano. Il “palazzo dell’abbigliamento” sorge nella costruzione anni 50 disegnata dell’architetto Giovanni Muzio. E’ lo stesso edificio che ha ospitato prima Boggi e poi la versione “in scala” di Brian & Barry.

IL GIRO D?AFFARI– A fronte di un investimento per la realizzazione di 70 milioni di euro, il negozio milanese prevede di guadagnare circa 40 milioni nel corso di quest’anno, con un flusso giornaliero calcolabile in 5mila visitatori.

LA STRUTTURA – A metà strada tra il corso dello shopping milanese e il quadrilatero del lusso, Brian & Barry è la via di mezzo tra le due esperienze di acquisto, un department store con un’anima da boutique. Si va dalla “cucina sartoriale” di Asola, fino alla piadina romagnola servita al piano interrato, senza dimenticare abiti e orologi. Al piano terreno, con le anticipazioni di quello che si potrà trovare ai livelli superiori, l’area dedicata alla tecnologia di IWaboo e Eataly café. Salendo si scopre la proposta beauty, con il neonato concept di Sephora, il primo in Europa e il secondo nel mondo dopo New York. Raggiungendo il livello dedicato ai bijoux, c’è un angolo che assomiglia più a un vecchio orologiaio che allo spazio di un department store, dove gli appassionati possono commissionare riparazioni, cambio pile o acquistare la scatola del tempo.  Poi gli stand dei 25 marchi, tra lancette e preziosi, per un target elevato che può fare acquisti da poche centinaia di euro fino a quelli milionari. Superati i due piani dedicati al gusto, si trovano le proposte abbigliamento donna e uomo selezionate da Brian & Barry per un totale di quattro piani. Al quinto Woman Iconic Style, al sesto Wo-man Contemporary, al settimo Man Traditional e all’ottavo Man Street Style.

IL RISTORANTE – Dalla cima, con il ristorante gourmet e la vip lounge in terrazza si scende al piano interrato dedicato all’home decor, con il negozio di Ecliss Milano, l’insegna che in città, in via Ripa di Porta Ticinese, per quattro mesi si trasforma in una sorta di Christmas Village concentrandosi sulle decorazione natalizia della casa. Da qui, Ecliss punta a un pubblico sempre più worldwide: “Ci aspettiamo tante persone e curiosi grazie a una vetrina internazionale come quella di via Durini”, ha confermato l’AD Marco Pangallo.

LA PRECEDENTE INDAGINE –  I fratelli Zaccardi erano finiti, nel 2009, al centro di un’inchiesta della Procura di Monza con l’accusa di truffa per avere, attraverso una serie di trust, ceduto i marchi a società estere per poi riaffittarli alla BBB e sottraendo quindi utili a 6 zeri al Fisco. I tre fratelli di Monza si sono sempre difesi sostenendo che i reati ipotizzati a loro carico dalla Procura di Monza sono frutto di una erronea ricostruzione ed interpretazione di condotte del tutto lecite.

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