Monza fatture gonfiate autodromo di nuovo nella bufera

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Ma quale rosso Ferrari, il colore che va di moda in Formula 1 è il nero dei conti svizzeri…

Monza fatture gonfiate e la Guardia di Finanza torna in pista e a “volare” stavolta sono le manette. Settantacinque milioni di euro sottratti al Fisco. La cifra potrebbe scatenare qualche invidia tra chi le tasse le paga regolarmente. E guarda, guarda chi c’è. Pure la Sias, la società che ha in gestione la pista di Formula 1 più famosa al mondo. Figura chiave dei cinque arrestati un brianzolo di Lissone doc al 100 per cento. Un lissonese che ha già messo le mani avanti avviando il patteggiamento con la magistratura. Del resto con il “nero” i miei compaesani ci hanno vissuto per anni. La nuova inchiesta è nata a conclusione di quella sulla gestione dell’Autodromo di Monza, suddivisa in due filoni tra il 2012 e il 2014, quando emerse l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa un milione di euro da parte di Sias.

Monza fatture gonfiate: il meccanismo dei mariuoli

Il meccanismo era semplice. Sponsorizzavano team e piloti di Formula 1 e Rally gonfiando le relative fatture. Il denaro, ufficialmente destinato alle sponsorizzazioni automobilistiche, veniva “lavato” attraverso tre livelli societari internazionali. salvo poi ritornare indietro riaccreditato su conti cifrati gestiti da fiduciarie svizzere. Il tutto in contanti o tramite acquisto di immobili.

Monza fatture gonfiate: l’indagine

Due anni di indagini, ottantadue persone indagate, cinque arresti per un giro d’affari fraudolento per 75 milioni di euro. Le Fiamme Gialle hanno portato alla luce l’esistenza di un’organizzazione criminale, operante su scala internazionale nel settore delle sponsorizzazioni sportive di gare automobilistiche. La stessa organizzazione dedita al riciclaggio dei proventi di frode fiscale. I magistrati di Monza hanno setacciato mezza Europa con rogatorie internazionali e perquisizioni in Germania, l’Inghilterra, la Svizzera e Montecarlo. Intercettazioni telefoniche che hanno consentito di trovare un centinaio di conti cifrati riconducibili a società localizzate in Paesi a “fiscalità agevolata” gestite dalla “congrega” sotto la copertura di “rassicuranti” fiduciarie svizzere.

Monza fatture gonfiate: il trucco del mago…

I Finanzieri di Monza hanno così scoperto in Italia 85, tre in Brianza che, tra il 2007 e il 2014, si sono avvalse dei servizi illeciti forniti dal gruppo criminale, sottoscrivendo contratti di sponsorizzazione con società di diritto inglese. Tutte “farlocche” e prive di reale consistenza economica che avevano la funzione di permettere ai soggetti economici italiani l’evasione delle imposte sui redditi, l’esportazione di capitali all’estero e la creazione di fondi neri. Per trasferire il denaro senza lasciare traccia l’organizzazione si serviva di società offshore con sede a Panama, nelle isole Marshall e a Dubai. Tombola.

Monza fatture gonfiate: il giro di giostra finale

L’ultima fase del sistema di frode consisteva nella restituzione dei fondi riciclati, dopo i vari passaggi finanziari estero su estero. A trarne vantaggio gli amministratori e i soci delle imprese italiane beneficiarie dei servizi forniti dall’associazione a delinquere. Restituzione che avveniva con accredito su conti cifrati accesi oltre confine riconducibili agli arrestati. L’operazione preferita era la  restituzione di denaro contante o in altri casi ancora con investimenti in immobili di pregio siti all’estero. Ai beneficiari le somme ritornavano decurtate di una quota corrispondente al costo dell’operazione illecita, trattenuta dall’associazione criminale. I meccanismo per anni non ha fatto una piega.

Monza fatture gonfiate: patria del cioccolato e del “nero”

Nel dicembre 2016 i finanzieri di Monza avevano arrestato un cittadino svizzero e due italiani, di cui uno residente a Londra. Gli altri due indagati, in un primo momento erano sfuggiti alla cattura poiché all’estero, sono stati fermati dopo. Un cittadino svizzero è stato intercettato e arrestato lo scorso agosto mentre raggiungeva una sua casa di villeggiatura in provincia di Sondrio. L’ultimo, un cittadino italiano di Piacenza residente da anni a Dubai, è stato arrestato ad ottobre scorso negli Emirati Arabi in esecuzione di un mandato di cattura internazionale.

Monza fatture gonfiate: il silenzio dei motori

In Sias debbono essere tutti diventati improvvisamente sordi dopo anni di battaglie legali e una montagna di carte processuali da scalare. Di proclami sulla trasparenza ora nessuno parla. Più che il rombo dei motori da anni in pista corrono i finanzieri e le silenti manette.

Marco Pirola

 

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