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Monza: Croce Rossa, nasce lo sportello per i detenuti a fine pena del carcere. Uno sportello di supporto per i detenuti che stanno per tornare in libertà, ma che per situazioni personali sono soli e a rischio. È stato presentato questa mattina nella sede Cri di via Pacinotti il nuovo progetto siglato con la Casa circondariale di Monza di supporto alle fragilità.

Lo sportello ha iniziato la sua attività ad inizio febbraio e sono già stati due i colloqui per l’inserimento nel progetto. L’obiettivo è, appunto, quello di creare una vera e propria rete di aiuto per coloro che, una volta usciti dal carcere e scontata la pena, potrebbero ritrovarsi in difficoltà e isolati. Con il rischio quindi di finire nuovamente ai margini o, peggio, di reiterare comportamenti penalmente rilevanti.

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“Questa collaborazione – ha spiegato Maria Pitaniello, Direttore della Casa Circondariale di Monza – ha al proprio centro il concetto di persona. Quando si conclude l’esperienza carceraria, il rischio è che si vada incontro ad una esperienza di vita deprivata. Il carcere è un luogo sempre meno soltanto di pena e sempre più di recupero, ma il momento paradossalmente più critico è proprio quello dell’uscita”. Da qui l’esigenza di offrire una rete di supporto capace di offrire assistenza medica, psicologica, di aiuto nel fronte tossicodipendenze, alcol-dipendenze e ludopatie, fino alle esigenze più pratiche come i pasti e un letto. La rete che Croce Rossa ha già attiva da anni grazie alle Unità di strada e alle attività di aiuto alle povertà.

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Al momento non è possibile stimare quanti detenuti potrebbero necessitare di questo servizio, ma dai dati Cri la certezza è che il numero delle situazioni a rischio sta crescendo. I numeri provenienti dall’attività delle Unità di strada parlano di almeno 150 senza tetto di cui 70 conosciuti e altrettanti tra i cosiddetti “invisibili”.

“Il numero di coloro che hanno bisogno di aiuto – ha precisato Orazio Nelson De Lutio, Commissario Croce Rossa Comitato Locale di Monza – sta crescendo. Sono aumentati i giovani e anche coloro che, in seguito a fallimenti, hanno perso casa e lavoro”.

Esperienze difficili, che però partono da quella che sembra la più assoluta normalità. Come l’ultrasettantenne non più in grado, con la pensione minima, di pagare l’affitto: “Sono situazioni di grande fragilità – ha spiegato Mirella Riva, responsabile Cri del progetto Sportello ex detenuti e già responsabile dell’Unità infermieristica di strada –  L’idea di una persona che, a quell’età, debba trascorrere la notte in stazione, è preoccupante”.

L’obiettivo finale è proprio quello di proseguire l’attività già svolta all’interno del carcere: “La persona che esce – ha spiegato ancora il direttore della Casa circondariale – ha tutti i diritti. La pena deve essere riabilitativa e nel momento in cui queste persone, quando escono, non hanno riferimenti, il rischio è che tornino a delinquere per sopravvivere. È un circolo vizioso chiuso dal quale bisogna uscire. Il fulcro del progetto è quello di individuare nelle ultime fasi di detenzione le necessità. E la collaborazione fra carcere e società è fondamentale”.

All’interno del carcere da anni sono attivi molti progetti, anche di inserimento al lavoro attraverso collaborazioni con importanti realtà del territorio come Peg Perego e Leroy Merlin. Ma anche con Expo. Proprio questa mattina, infatti, il direttore ha spiegato che alcuni detenuti del carcere hanno lavorato all’interno della grande campionaria per tutto l’anno di apertura e sono ancora attualmente impegnati nelle operazioni di smantellamento: “Alcuni dei detenuti che hanno lavorato ad Expo – ha precisato – nel frattempo hanno concluso la loro pena, mentre altri stanno ancora lavorando per Expo. Si tratta di un progetto dell’amministrazione carceraria che ha coinvolto Monza, Bollate e Busto Arsizio”.

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