Monza Club buongustaio: rinasce la cucina brianzola

La rinascita della cucina brianzola passa dal Club del Buongustaio

Monza club buongustaio, caccia grossa al numero uno della cucina brianzola. Un concorso alla ricerca del miglior piatto che rappresenti la Brianza, un giro tra i ristoranti “spessi” tra Monza e Brianza. Ma attenzione, non solo cassouela. Chi pensa che la tradizione si fermi davanti alla cotenna di maiale, alle verze e al “vaniglia” fa un grosso errore di valutazione. Chi crede alle sirene di Masterchef e mugugna alla presentazione dei piatti un po’ “nostrana”, si accontenta e non gode. Ai vegani poi viene consigliato di leggere altrove. Ne va delle loro coronarie solo a leggere il menù.

cucina.brianzola.monza.buongustaioMONZA CLUB BUONGUSTAIO – Il sodalizio monzese da 40 anni tiene alta la tradizione culinaria nostrana e organizza, ogni biennio, un tour tra le trattorie e ristoranti tipici della Brianza. Una maratona gastronomica con tanto di giudici e premi per il miglior ristorante, i meglio piatti e il servizio al top. Dal Manzanarre al Reno, dal Lambro alle colline di Casatenovo passando per Monza e il suo parco cintato più grande d’Europa, alla caccia del Napoleone dei fornelli che ancora resiste alle lusinghe della cucina molecolare, vegana, ai fast food e similari. Un tour per la Brianza sulle tracce dei sapori della cucina “pesante”, ma vera. Le truppe del Club del buongustaio hanno fatto tappa dal Jocker. Che non è uno qualunque, ma Giovanni Villa è uno degli ultimi cuochi della tradizione brianzola. Tre fratelli tutti cuochi o meglio “osti” come quelli di una volta. Geloso sacerdote della rusumada che non è un semplice zabaione, ma una crema spumeggiante fatta nel paiolo rigorosamente in rame. Principe del bollito con salsa verde fatta in casa e risottino giallo alla monzese con gli “uccellini scappati”. Villa difende la sua Alcazar con i suoi 100 e passa chili di peso e le sue porzioni abbondanti. “Assaggino?” sussurra all’orecchio con la sua vocina che fa a pugni con la stazza monumentale. E poi arriva una teglia di cotechino in crosta o una “sfilza” di fette di mortadella di fegato o una porzione tripla di rognoncino trifolato. Se poi volete “uccidervi” raggiungendo il Nirvana nonostante il colesterolo (ma uno strappo ogni tanti è umano), ecco un piatto di cervella alla milanese che nemmeno mia mamma da piccolo mi preparava. Il resto è un vortice nel girone infernale dei golosi. Voto 30/30. Prossimo appuntamento del Monza club buongustaio è per il secondo giovedì di aprile alla trattoria del Beato davanti alla chiesa di San Gerardo a Monza. Da Ettore il “Messi” dei fornelli o meglio come piace a lui appassionato di cavalli il Varenne dello stinco di maiale arrosto.

Marco Pirola

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