Monza, Clean City le richieste del pm per i patteggiamenti

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Monza, Clean City le richieste del magistrato per chiudere l’inchiesta Sangalli sull’appalto taroccato della spazzatura a Monza. Salvatore Bellomo è stato categorico, prendere o lasciare, ma in queste ore si tratta. Tra pubblica accusa e avvocati difensori sulle richieste di patteggiamento c’è un contatto continuo. Per la Procura non c’è più nulla da scoprire e si potrebbe andare dritti all’udienza del 4 giugno, ma la proposta fatta ad alcuni imputati potrebbe chiudere con il patteggiamento la questione processuale. Hanno ancora una settimana per dare una risposta.

I PATTEGGIAMENTI PER L’INCHIESTA CLEAN CITY – Tre anni e 200mila euro di risarcimento per finirla qui a Lele Petrucci che si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda. Quattro giorni fa Petrucci ha ottenuto la revoca del provvedimento di “obbligo di dimora” che era scattato agli inizi di dicembre quando Patrizia, Daniela e Giorgio Sangalli erano finiti dietro le sbarre e il padre Giancarlo agli arresti domiciliari perché 82enne. Tre anni e 200mila euro di risarcimento per Antonio Gabetta pure tirato in ballo dalle dichiarazioni di Giovanni Antonicelli e di Giancarlo Sangalli. Due anni e 150mila euro per Claudio Brambilla, ex capo di gabinetto della giunta di Marco Mariani. A Brambillone, come era chiamato dagli amici, veniva inizialmente contestata una tangente di 100mila euro. E’ stato lui stesso ad ammettere di avere ricevute 150mila da Giancarlo Sangalli “per vigilare sulla gara…”. Particolare confermato negli interrogatori di Giancarlo Sangalli il 12 dicembre 2013 alle 1.45. (pag 148 di 195). Nella trascrizione del verbale di interrogatorio di Giancarlo Sangalli si conferma la dazione con un particolare: “Brambilla si è raccomandato di non dire nulla ad Antonicelli dei soldi che gli davo”.

I VERBALI – Dalla lettura degli interrogatori di garanzia della famiglia Sangalli, avvenuti il 12 dicembre, viene fuori uno spaccato e una conferma di quanto contenuto nelle 18mila pagine (20 fascicoli) che costituiscono l’ordinanza di Salvatore Bellomo. Intercettazioni comprese. Conferme incrociate su tutto e qualche siparietto curioso che strappa più di un sorriso al magistrato siciliano. Come si legge a pagina 58 di 195 del verbale di interrogatorio rilasciato da Giancarlo Sangalli sofferente per i postumi di una polmonite. Parla Sangalli: “Lei mi ha salvato a mettermi in galera, no, perché adesso ho capito cosa vuol dire”. Risposta di Bellomo: “Bravo, bravo…” Giancarlo non smentisce anche in altre circostanze il suo carattere gioviale come quando a precisa domanda del magistrato di dare una propria impressione su Claudio Brambilla esordisce con una serie di affermazioni poco lusinghiere nei confronti dell’ex capo di gabinetto leghista (quella che si può scrivere, è la più lieve: “farfallone”, ma c’è altro…). Affermazioni che strappano il sorriso al pm tanto è vero che viene pure trascritta la risata.

L’INCHIESTA – Monza, Andria, Frosinone la rinuncia dell’Asma per la gara di Monza. E pure la conferma di quel maldestro tentativo di taroccare la gara d’appalto a Tortona compiuto dal duo Claudio Brambilla e Antonio Crippa in cambio di un milione di euro di cui 200mila in anticipo. C’è pure l’insistenza da parte dei due pm e del maresciallo presenti agli interrogatori di trovare riscontro alle parole di Giovanni Antonicelli su un incontro elettorale con Roberto Formigoni e Massimo Ponzoni all’hotel Cosmo. Incontro che il grande accusatore Giovanni Antonicelli definisce “strategico” tra Massimo Ponzoni e Giancarlo Sangalli in relazione alla gara d’appalto. L’intera famiglia nega il coinvolgimento di Ponzoni confermando la consegna di 50mila euro a mò di prestito, ma ben dopo la gara d’appalto. Prestito coperto da due assegni da 25 euro ciascuno, poi strappati. Dalle carte emerge anche la linea difensiva della famiglia. Più che grandi corruttori vogliono passare per ricattati. Se volevi pagare dovevi pagare i politici. E i continui versamenti di denaro a Giovanni Antonicelli, ben oltre quello pattuito per vincere la gara della raccolta rifiuti, era il pagamento del silenzio 2per evitare che l’assessore parlasse alla Finanza…”

Salvatore Bellomo, il pubblico ministero che si sta occupando dell'inchiesta Clean City
Salvatore Bellomo, il pubblico ministero che si sta occupando dell’inchiesta Clean City. A destra Giancarlo Sangalli di Monza

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