Monza, processo Clean City: condannati tutti i 28 imputati

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Monza, rifiuti e tangenti prime condanne. Sono in tutto ventotto le condanne, tra patteggiamenti e riti abbreviati, emesse dal Tribunale di Monza per il primo filone del processo Clean City, l’inchiesta che un anno fa aveva svelato un giro di tangenti negli appalti per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani a Monza. Gli arresti avevano decapitato l’impero monzese della famiglia Sangalli, una delle aziende più grosse in italia per quanto riguarda la raccolta e lo smaltimento della spazzatura .Questa mattina (lunedì 19 gennaio ndr) si è chiuso davanti al Giudice dell’udienza preliminare, Rosaria Pastore, il magistrato monzese che doveva decidere sui patteggiamenti proposti dalle parti e dal pubblico ministero Salvatore Bellomo, il procedimento penale a carico di 28 imputati coinvolti nell’inchiesta Clean City che ha travolto la politica di Monza.

LE CONDANNE – Prime condanne per il processo “Clean City”, il maxi fascicolo che ha portato alla luce un giro di tangenti negli appalti per la raccolta e lo smaltimento rifiuti urbani a Monza. Condannati tutti i 28 imputati a vario titolo: 2 anni per l’ex sindaco di Pioltello Antonello Concas, Due anni e 6 mesi per l’ex vicesindaco di Cologno Monzese Raffaele Cantalupo, 3 anni per Giovanni Antonicelli, ex assessore all’Ambiente del Comune di Monza e uomo forte di Forza Italia.

SANGALLI – Il Tribunale di Monza ha condannato Giancarlo Sangalli, i suoi figli, l’ex assessore Antonicelli e altre ventisei persone coinvolte nel processo Clean City, che aveva svelato un giro di tangenti negli appalti della raccolta rifiuti a Monza. Giancarlo Sangalli e i tre figli Giorgio, Patrizia e Daniela hanno patteggiato pene comprese tra 3 anni a 4 anni e tre mesi. A carico della famiglia il Gup Rosaria Pastore ha disposto anche il sequestro di beni per 10 milioni di euro. Un anno e dieci mesi oltre a 200mila euro per l’ex assessore provinciale Daniele Petrucci. Stessa sorte per Antonio Gabetta. Il magistrato ha disposto sequestro di denaro e beni immobili per un valore di 15 milioni di euro. Rimane ancora da definire il risarcimento che la famiglia Sangalli dovrà al Comune di Monza, che si è costituito parte civile nel processo.

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