Monza Bettini chiude la storica fabbrica di panettoni

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La fine di un dolce mito per la Brianza

Monza Bettini chiude un mito. Una fabbrica. L’ennesima. Una tradizione che se ne va. Ormai da queste parti ci siamo abituati. Una dolce speranza. Era nell’aria da tempo, ma ora il profumo di canditi e lievito sarà un ricordo. “Ai monzesi speriamo resti qualcosa del nostro profumo”. Paola Bettini, chimica ed erede della storia famiglia produttrice di panettoni, colombe, biscotti, allarga sconsolata le braccia. Game over. Alla terza generazione la famiglia Bettini si è arresa. Lo stabilimento chiude ufficialmente il 28 febbraio, ma rimarrà aperto lo spaccio aziendale per il tempo necessario a esaurire le scorte, gli ultimi biscotti, gli ultimi dolci.

Monza Bettini la storia se ne va

Dopo mille ripensamenti, la proprietà ha deciso: Bettini chiude. I furgoncini col marchio bianco e verde della Bettini già da anni avevano rinunciato a diffondere per le strade della capitale della Brianza, l’aroma del panettone. E pensare che le cose non andavano malissimo. Nemmeno uno sciopero aveva turbato la convinzione dell’esistenza di questa specialità così cara ai monzesi. La produzione ai tempi d’oro era arrivata a 50mila panettoni all’anno.

Monza Bettini alza bandiera bianca

I due figli, ingegneri gestionali, hanno fatto da tempo altre scelte. Consapevoli del loro destino, i Bettini hanno pensato per tempo a chiudere tutte le pendenze. Mano a mano che i dipendenti andavano in pensione, non ne sono stati assunti di nuovi. Nello stabilimento di via Modigliani 14 ne sono rimasti solo 4.

Monza Bettini story

Tutto era iniziato ai primi del Novecento. A Milano. Quando il milanese Antonio Motta e il suo amico Oreste Bettini di Monza avevano deciso di fare panettoni. Il primo aveva puntato tutto sull’equilibrio tra quantità e qualità. Oreste Bettini aveva puntato tutto sulla qualità, ritagliandosi fette di mercato sempre crescenti non solo a Monza. Materie prime di ottima qualità. Un 16% di burro. Quattro giorni di lavorazione. Ora solo un ricordo sbiadito e quella scatola in cantina bianca e verde…

Marco Pirola

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