Monza: Bella, ciao…25 aprile giorno di shopping

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    Monza: Bella, ciao…25 aprile giorno di shopping. Brutto da dire, anche meno da vedere. E a non vederlo si sarebbe fatta fatica. Il 25 aprile delle polemiche in Brianza (a Lissone, nella fattispecie) a Monza è passato. Punto. Il Comune ha organizzato le sue manifestazioni e anche in occasione del 70esimo anniversario la tradizione è stata rispettata. Messa in questo caso in Duomo, celebrata da monsignore, corteo al cimitero con la deposizione delle corone ai campi dei Caduti della Resistenza (che si scrivono entrambi maiuscoli), alla stele Anei e ai Caduti di tutte le guerre. Idem per il corteo che da piazza Citterio ha sfilato per le vie del centro. Tutto benissimo, fortunatamente. Anche l’inaugurazione della nuova lapide, fatta realizzare dal Comune di Monza in ricordo dei partigiani torturati e uccisi in via Passerini è stata, appunto, inaugurata. Però. Però come da anni a questa parte, il “popolo” del 25 aprile è sempre più scarno. Le foto son traditrici, la prospettiva spesso inganna e la piazza diventa piena anche se non lo è. Sempre meno cittadini e sempre meno interessati. Sarà che quest’anno è caduto di sabato, ma a guardare i monzesi entrare ed uscire dai negozi mentre pochi metri più avanti qualcuno parlava di libertà e Repubblica faceva onestamente un po’ tristezza.

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    Da una parte gli anziani combattenti, i gonfaloni e le mostrine. Dall’altro le shopping bag. Segno dei tempi? Si dovrebbe rispondere di sì a giudicare non solo da quanto visto, ma anche da quanto emerso da un sondaggio realizzato da Ixé per la trasmissione Rai, Agorà. Ben il 58% degli italiani ha risposto che i valori della guerra di liberazione (o guerra civile come anche gli storici oramai la chiamano) non ha più appeal. Non solo. Ben il 51% ha dichiarato che non avrebbe partecipato alle celebrazioni contro un 22% di partecipanti in piazza e un 27% davanti alla tv. Chissà questi ultimi se veramente a guardare le celebrazioni. 

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    Quasi quasi viene da rimpiangere quando, ancora una decina d’anni fa, almeno un segnale di partecipazione, se si vuole chiamarlo così, a Monza c’era. Quello di correre a sentire cosa avrebbe detto il sindaco di turno nel discorso ufficiale. Era una curiosità che interessava più che altro gli addetti ai lavori e più che altro per costruirci l’ennesima e solita polemica. Ma era una buona abitudine e un fatto positivo. Adesso nemmeno quello. Di politici in piazza se ne son visti pochini (e pure di rivoluzionari da manifestazione), esclusi sindaco, rappresentante della Provincia e l’onorevole Virgilio Rognoni a parlare per l’Anpi. Il sindaco Scanagatti ha voluto definire incoraggiante il fatto che alcuni studenti monzesi parlassero in rappresentanza della “categoria”. Sarà. Viene da chiedersi se non li avessero invitati. 

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    E viene da chiedersi cosa avrà pensato il popolo dello shopping di quei vecchietti protetti dalle gocce di pioggia su un pulmino di Croce Rossa. Sorridevano, sereni. E a me, personalmente, è venuto il magone. Perché quei visi placidi questa storia l’han vista davvero, non sui documentari che gli italiani non guardano più ma sulla propria pelle. Non politica, ma Storia, anche questa con la maiuscola. Oggi la raccontano una volta l’anno a chi la vuole ascoltare. Come dire bella, ciao…

    Simona Calvi 

     

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