Monza, alpini grazie per la lezione di vita

La Villa Reale di Monza sede della mostra sulla donna

 

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Monza, alpini grazie per la lezione di vita. Io questa gente qui proprio non la capisco. Gli alpini hanno sfilato lungo le vie di Monza in ventimila e manco uno col passamontagna. Manco una vetrina fracassata, una sassata a caso, una manganellata dalla pula, uno zainetto da schiacciare, una macchina da dare al fuoco, una gomma bucata. Un petardo minaccioso. Niente, di niente. Nulla di paragonabile alle manifestazioni cui i giornali ci hanno abituato dentro e fuori gli stadi. Nemmeno un vaffanculo qualsiasi, uno slogan razzista, un morte agli infedeli qualunque, un pagherete caro se non la birretta nei bar, un pagherete tutto se non il conto in albergo. Questi qui sono venuti in ventimila ad invadere Monza e si sono portati via pure la spazzatura! Cose dell’altro mondo. «Nessuna criticità sull’ordine pubblico» dice la Questura di Monza. Ma che minchia di persone sono questi alpini? Ma lo sanno di essere nel torto? Che in Italia non funziona così come hanno fatto loro a Monza? E’ infatti curioso che nel Paese dei Savonarola, dei Masanielli, delle Pantere, dei Girotondi, delle Piazzepulite, dei Dirittizero, degli Annozero, degli Ammazzatecitutti, degli Indignados, dei Forconi, delle Onde, dei Disobbedienti, degli Antagonisti, dei Ribelli e dei Camaleonti nessuno impari dagli alpini. Loro non vogliono importi nessun dio, non vogliono umiliare nessuna donna, non vogliono eliminare nessuna democrazia, non menano per una squadra di calcio, ma sono sempre in prima linea a difendere con i fatti una parola bella, emozionante e incomprensibile come lo può essere “solidarietà”. Grazie alpini.

Marco Pirola

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