L’esponente della Monza cattolica e moderata resiste alle pressioni candidandosi a sindaco

Maffè candidato sindaco. Il medico dell’Ospedale San Gerardo di Monza lancia la sua sfida al “vetrinista” di Forza Italia. Lega e Fdi relegati a paggetti che rincorrono paillettes e lustrini della politica. Una sfida tutta interna al centrodestra. Maffè versus Allevi. Il candidato “plissé” buono per tutte le stagioni. Dal nero dei camerati di An (abbandonati) all’azzurro Forza Italia. La Monza moderata, quella cattolica, quella poco incline alle vetrine ed ai manichini, ha scelto diversamente. Pierfranco Maffè. Non si tratta solo di uno scontro politico tra i due, ma anche di stile di vita. Il primo dalla sua “base elettorale” vipparola, lo Sporting club di viale Brianza, lancia proclami al popolino a suon di partecipazione a feste e appelli alla società civile “cosiddetta”. La definizione arriva direttamente da un suo sms. Ha ragione. A Monza di società civile esiste anche quella “sedicente”. Il secondo (Maffè) sceglie gli oratori, i centri civici e i suoni e colori di una trattoria popolare per lanciare la sua candidatura.

maffè candidato sindaco

Maffè candidato sindaco: i rivali e il sondaggio

Il quadretto dei due contendenti potrebbe rimanere relegato al cortometraggio della politica nostrana. Dall’altra parte se il centrodestra è diviso, la sinistra fa quadrato. Roberto Scanagatti ha il vento in poppa dei sondaggi. Curioso che siano proprio quelli commissionati da Forza Italia a darlo vincente. Resta solo da stabile lo scarto con il secondo.

Maffè candidato sindaco: le pressioni

Quella di Pierfranco Maffè non è stata una scelta facile. Non tanto per questioni politiche. I big di Forza Italia, hanno provato di tutto per farlo desistere dallo sfidare Allevi. Dall’offerta di un posto “sicuro” come onorevole o come senatore al prossimo giro. Alle lusinghe di una carriera. Se volete vi traduco il concetto: han cercato di “ammorbidirlo”. Sì fa in politica. E’ capitato. Capita. Capiterà. Certo Allevi nulla sa di queste manovre. Ci mancherebbe. Ma questa è la politica che ha portato “il vetrinista” ad essere candidato di una parte del centrodestra. Scelto con una pacca sulla spalla. Maffè ha tenuto duro. Non sempre è facile resistere al coro delle sirene d’Ulisse soprattutto quando lavori in ospedale. Lui, così mite e poco propenso alle risse di cui la politica monzese ha abbondato, è riuscito a dire no. L’unica resistenza “seria” Maffè l’ha avuta in famiglia. Dalla moglie. E se è riuscito a convincere lei chissà che può fare con i monzesi.

Maffè candidato: i veleni della politica

Fallita la controffensiva delle poltrone è iniziata quella dei “veleni”. Tutti a ruotare attorno ad una domanda. E’ vero che Maffè ha già in tasca l’accordo con i comunisti brutti, sporchi e pure cattivi di Scanagatti? La risposta è pure brillante. “Sì, è vero. Ho con Scanagatti l’accordo… di batterlo. Ci fosse un accordo con Scanagatti perché dovrei far fatica a partecipare a queste elezioni. Non parrebbe uno sforzo inutile e inspiegabile? No, il mio accordo è con la città. Ho l’idea di fare una cosa un po’ diversa che però potrebbe diventare apripista per il futuro”. Amen, ite missa est…

Marco Pirola

P.S.

Il nomignolo “vetrinista” appioppato da tempo ad Allevi non è parto della mia fantasia. Purtroppo. L’inventore è Claudio Viganò. L’ultimo dei lupi grigi (anzi penultimo) di Monza fu il primo ad usarlo all’epoca della presidenza della Provincia. Viganò il ragioniere che negli anni Settanta teneva i conti della Bussola, locale storico della Versilia. Lui di vip e musicanti anche della politica, se ne intendeva…

 

 

 

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