I funerali dell’ammiraglio nel duomo di Monza

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Monza rende omaggio al feretro di Erminio Ferranti il fotografo di una città che non c’è più

I funerali dell’ammiraglio nel duomo di Monza possono essere un rito. Anche di una città che non c’è più. E lo sono stati. Sotto quelle navate secolari sono passati in tanti. Da Napoleone ai Savoia. Dalla tigre di Cremona, la divina Mina che per qualche anno ha abitato da queste parti prima di diventare svizzera come il cioccolato. Ai campioni di calcio che sono partiti dallo scalcagnato campetto di calcio che era il pollaio “Sada”. Senza dimenticare papi, re, regine e Giulio Andreotti. E pure campioni dello sport come Vittorio Brambilla che era amico personale dello zio Ermy. Mancava un ammiraglio. Questa mattina la lacuna è stata colmata. Erminio Ferranti ha avuto una cerimonia degna della sua fama e del suo onore.

I funerali dell’ammiraglio, cronaca di un funerale

L’aria agée. Ricca di tradizione, di comunità, di una Monza che non c’è più insomma. Forse il primo scatto, quello più sincero, quello che sarebbe piaciuto a lui è rappresentato dalle lacrime dei suoi ragazzi de “Il Giorno”. Quelli che Erminio Ferranti ha accompagnato lungo un percorso professionale lungo una vita. Il Carletto, al secolo Carlo Gaeta, non ha pianto. Poco ci è mancato che dall’altare durante la lettura dello scritto, lo facesse. Vita vissuta la sua. La nostra. Bravo. Come lo sono stati nel loro silenzio Alfredo Grandi, per decenni uomo comunicazione dell’autodromo e “la Luisella” rimpianta segretaria della pista.

I funerali dell’ammiraglio, la zarina

Secondo click. O se volete come piaceva a lui, allo zio Ermy di professione fotografo in Monza, il primo “slampazzo”. Dal bagliore che facevano i flash della vecchia macchina fotografica. La politica. Piaceva allo zio Ermy sempre in prima fila a documentare. C’erano sei sindaci degli ultimi 30 anni. Dalla zarina Rosella Panzeri onnipresente quando c’è odore di incenso. La stessa che l’ammiraglio aveva “graziato” nel 1992 al momento dell’arresto per tangenti. Non ne aveva perso uno di quelli finiti in manette. Ed erano stati tanti. Ma lei no. Il rullino si era inceppato, per cui niente foto con la Rosella tra i carabinieri. Come biasimarlo. Mi aveva guardato con quegli occhioni dispiaciuti. Ed ho avvallato la sua tesi. Maledetto rullino. Lui era così. Un sentimentale, un romantico, un democristiano vero perché per lui la Dc era tanto. Tutto.

I funerali dell’ammiraglio, i sindaci

E poi ancora Emanuele Cirillo sindaco. Il suo sindaco degli anni d’oro. Roberto Colombo quello degli anni Novanta. Roberto Scanagatti il comunista dal cuore tenero che gli aveva conferito il Giovannino d’oro e nutriva una forte simpatia per lui. Marco Mariani il vulcanico leghista di cui Ermy amava la spontaneità. E l’ultimo. Dario Allevi, il più giovane (si fa per dire e non me ne voglia il primo cittadino…) con tanto di fascia tricolore accanto al feretro e al gonfalone della città. Degno tributo a quel pezzo di storia che se ne va. Ne mancava uno. Michele Faglia. Sicuramente giustificato. Speriamo.

I funerali dell’ammiraglio, lo scudo crociato

Il silente Filippo Apicella, già assessore alle vie urinarie era stato definito all’epoca visto il mestiere di urologo che esercitava e la delega alla viabilità ricevuta. Paolo Meregalli, l’ultimo, anzi il penultimo, dei democristiani andreottiani di ferro. Che ci fosse lo zio Terry al secolo Gianfranco Terruzzi non ha fatto quasi notizia dal momento che il suo soprannome è “prezzemolo”. Come del resto Pierfranco Maffè, un tempo detto il Padre Pio di Monza per via di quella dote di essere ovunque e in nessun posto contemporaneamente. Invecchia pure lui.

I funerali dell’ammiraglio, la politica di oggi

Seduto sulla panca davanti con il sindaco pure il giovane (pure lui una volta…) Andrea Arbizzoni. Il nazista della porta accanto che non farebbe male a nessuno nemmeno a se stesso. Ma la sinistra lo vuole così. Cattivo. A fare onore all’ammiraglio anche la politica di oggi. Martina Sassoli in piedi sul fondo della navata centrale. La sua presenza la davo per scontata sapendo quanto sia legata alla tradizione della città. Un altro personaggio politico ero sicuro ci sarebbe stato in condizioni “normali”. Visti gli impegni di capogruppo al Senato di questi tempi e con tali chiari di luna, sarebbe stata più che giustificata una sua defezione. No. Massimiliano Romeo non è voluto mancare. Ha preso un aereo al volo ed è arrivato. Non è stata passerella la sua. Credetemi. La politica non c’entra nulla. Se ne è stato seduto in un angolo. Da solo. Concentrato sulla cerimonia. Quante foto gli ha scattato lo zio Ermy quando era ancora uno sbarbato leghista di periferia con i cartelli in mano.

I funerali dell’ammiraglio, mi ritorna in mente…

Lo hanno vestito con la giacca bianca. Da ammiraglio. Come il suo soprannome maturato sul campo. O meglio sulla portaerei americana Nimiz. Ed allora sul sagrato mentre stavo aspettando di rendere omaggio all’adorata Nuccia, la moglie detta “la capitana”, mi è saltato in mente un ricordo. Saltato è la parola giusta. Inizio anni Novanta Erminio vestito tutto di bianco scarpe e baffi compresi. Ristorante di lusso in alta Brianza. Seduti quasi tutti i giornalisti dell’epoca. Lui si alza di scatto. Afferra al volo il microfono della cantante e si mette a cantare “Champagne” di Peppino di Capri. Triste, melanconico. Come se fosse Aznavour. Anzi era proprio Aznavour che cantava Peppino di Capri. Cameriere champagne… la strofa della canzone va giù lenta. Uno schiocco di dita e l’ingresso di due magnum di champagne avevano chiuso l’esibizione.

I funerali dell’ammiraglio, il bis

Gli chiedemmo il bis. Della canzone non del beveraggio. Lo zio Ermy se lo aspettava. Non si fa pregare. Si inginocchia davanti alla Nuccia e sfodera “Roberta” sempre di Peppino di Capri. Poi alzo lo sguardo in alto per ributtare al mittente le lacrime e puff. Altro ricordo. La storia e lo scatto dell’Ufo sulle guglie del duomo che si era inventato in un moneto di fiacca e noia giornalistica. Ma come diceva Irma la dolce nel film di Billy Wilder: “questa è un’altra storia”. Che mi racconterai caro ammiraglio quando un dì ci rivedremo. Sarà per la milionesima volta, ma voglio risentirla. Magari arricchita da particolari inediti che ogni volta spuntavano…

Marco Pirola

P.S.

Ultimo click. Quello che esaurisce il rullino. Buon viaggio ammiraglio ovunque tu stia andando. Quando vedrò un lampo in cielo, uno “slampazzo”, mi verrai in mente. Sorriderò pensando a te. E se qualcuno mi guarderà storto dirò semplicemente: è un amico che mi sta salutando.

 

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